giovedì 25 maggio 2017

Orizzonti temporali

Mi sveglio la mattina e so che sarà una giornata piena di grane, che si accavallano l'una sull'altra, come se ci fosse una congiura per allontanare la data dell'inizio del ritiro.
Le mie giornate, negli ultimi tempi, si dipanano in contrattempi, seccature e imprevisti. Mentre mi trascino in giro per risolverli, penso a quando chiuderò la porta al mondo, sia pure temporaneamente, come un disperato che anela all'acqua sotto il sole del deserto. O meglio, trattandosi di me, come un poveretto che cerca rifugio da una tormenta al polo nord.
I problemi, da piccoli, a medi a grossi, che mi ossessionano negli ultimi tempi, sono diventati tali e tanti che mi hanno fatta sentire soffocata dal senso di impotenza, perseguitata dall'urgenza di mettere la parola fine a questo sgradevole e apparentemente infinito preludio.
Così oggi mi sono imposta di accorciare l'orizzonte temporale. Non penso più al miraggio dell'inizio del ritiro, ma al momento in cui andrò a letto stasera.
Guardo il cielo plumbeo e fraziono il mio tempo in ore, mezz'ore, minuti. In incombenze, impegni, momenti di riposo... fino a stasera. Quando la mia mano si allungherà per spegnere la luce, sfiorando gli oggetti che affollano il tavolino di legno di rosa che tengo accanto al letto.
Il buio amico, interrotto solo dalla lama di luce che entra dalla porta di ingresso, mi avvolgerà, mentre i rumori della corte, i bambini che giocano, i genitori che urlano, Poldo che abbaia e qualche macchina che arriva o che parte, diventeranno solo il brusio di sottofondo della mia ultima meditazione serale.
Allora chiuderò gli occhi e mi lascerò cadere nel sonno.

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