venerdì 6 gennaio 2017

Ritiri e "Mondo reale"

Rispondo qui all'anonimo/a che, con affetto e simpatia, mi dice di non entrare in ritiro ma di restare e "vivere vivere vivere".

Quando ho compiuto 8 anni, l'architetto Rocco, un amico dei miei genitori, mi ha fatto un regalo impagabile. Mi ha regalato una bellissima edizione integrale (non quelle schifezze riadattate per ragazzi, mai capito questa idiozia italiana di riadattare i libri) dei Libri della Jungla di Kipling.
Mi sono piaciuti immensamente, ma il racconto che mi ha affascinata di più è stato "il miracolo di Purun Bhagat". La storia di un potente bramino indiano che, arrivato a 60 anni, abbandona tutto e diventa un sannyasi. E, armato solo del suo bastone di pellegrino e della sua ciotola di mendicante, va a ritirarsi in una valle himalayana.
Dagli otto anni in poi non ho mai dimenticato il sogno di pace di Purun Bhagat.
Mi piaceva molto di più che non le storie di principi azzurri, principesse addormentate e nani laboriosi.
Certe volte, quando leggevo dei picchi dell'Himalaya, mi sembrava quasi di sentire il vento col profumo dei cedri deodara, di vedere in quell'aria cristallina che accorcia le distanze.
Però non sapevo come realizzarlo. Sapevo solo che mi attraeva in modo potente.
E intanto, il mondo, che non capivo, mi aveva presa tra le sue grinfie. Sballottata a destra e a manca, rendendomi sempre più confusa.
Poi ho incontrato Dario e il Dharma (messi in questo ordine perché è stato Dario ad invitarmi a sentire gli insegnamenti di Ghese Yeshe Wangchuck).
E lì ho ritrovato me stessa, la mia strada, un senso del vivere.
Non ho fatto molti ritiri in vita mia per un motivo molto semplice. Sono così felice quando sono in ritiro che, rientrare nel "mondo reale" per me è angosciante.
In ritiro, le quattro sessioni di due ore ciascuna, sono tostissime. In certi giorni sembra di non riuscire a sopportarle. La mente si ribella come un serpente in mano ad un bambino. Si divincola, morde, urla, soffia.
Però poi, ad un certo punto (che può essere dopo giorni...o anche mesi), si calma.
E la cosa meravigliosa è che con la mente si calma tutto l'intenso flusso di pensieri che non la abbandona mai nella vita normale. Ti accorgi solo in quei benedetti momenti di quanto la mente è sovraccarica SEMPRE di pensieri che si accavallano, nascono, muoiono, si scontrano in un flusso melmoso e caotico... tutto il tempo.
Ad un certo momento, in ritiro, nella mente sorge il silenzio.
E' come un'alba dopo una lunga e tormentosa notte devastata dalla febbre.
Ed è la sensazione più bella, più felice che abbia provato in tutta la mia vita. La cosa più vicina alla perfezione. Il vero riposo, la vera felicità.
Dario non era portato alla vita contemplativa. In ritiro diventava nervoso. Così ho sempre tenuto in un angolo della mia mente il desiderio di entrare in un ritiro definitivo. Come un desiderio proibito, perché lui era il centro della mia vita. Anche spirituale, perché, in un certo modo, era il mio maestro. Da lui ho imparato tantissimo.
Adesso sono sola. Potrei finalmente, organizzandomi un poco, realizzare il sogno di una vita. Entrare in ritiro per sempre.
Ma c'è il lavoro delle diete, che potrebbe aiutare veramente molte persone. Più studio con Dawa la dieta e ne vedo gli effetti, anche con i suoi pazienti, e più mi rendo conto di come potrebbe cambiare in meglio la vita di un sacco di gente applicare la dietetica tibetana.
Non per dimagrire (certo, anche quello), ma proprio per avere una vita migliore. Anche mentalmente, per combattere ansia, depressione, rabbia...
E così rimando il mio sogno di silenzio.
Perché, avendo per le mani una cosa potenzialmente di beneficio per tanta gente, sarebbe egoista pensare solo a me. Sarebbe negare i fondamenti della pratica.
Se poi le cose proprio non funzionassero, vorrebbe dire che il mondo non ha il karma. E allora potrei partire.
Se invece funzionassero, dovrei solo aspettare un po'di più. Far partire le cose, farle crescere, stabilizzarle, creare una fondazione che le porti avanti....e, finalmente, entrare in ritiro.

3 commenti:

  1. Sei magnifica ma non andare in ritiro
    Te lo ripeto la vita e' sempre bella
    Anche nei momenti no e va sempre vissuta in pieno godendo delle cose
    Belle e pensando che dopo le tempeste
    Torna sempre il sereno

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    1. Forse non mi sono spiegata bene :) A me PIACCIONO i ritiri. Mi piacevano anche quando ero più giovane e c'era Dario. E' la cosa che mi piace di più in assoluto.

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