sabato 27 maggio 2017

Non è un brutto sentire...

Risolta una seccatura complessa, che si trascinava da tempo, ieri sera mi è crollata addosso tutta la stanchezza, non solo di questi ultimi 15 giorni di stress, ma di questi ultimi anni.
Oggi mi sento come se fossi senza ossa, non seduta, ma afflosciata sulla sedia, una specie di ameba che non riesce neanche a pensare. Non è un brutto sentire... perché non ho impegni. Anche solo uscire a fare la spesa è stata un'impresa. Quindi mi sento giustificata nella mia inattività, so che non riuscirei a fare niente nemmeno impegnandomi.
Penso che vorrei un caffè e dopo un secondo mi chiedo: ma cosa volevo fare? Me lo sono già dimenticato.
La giornata si presenta vuota davanti a me. Vuota di impegni, vuota anche di pensieri.
Scrivo questo post, pensando che forse può servire a qualcuno, però lo scrivo lentamente, le frasi si formulano a stento.
Guardo il cesto della biancheria sporca e penso di portarla giù e di fare una lavatrice. Dopo 10 minuti non ho ancora trovato la forza di alzarmi.
Non avevo ricordi di essere stata così definitivamente spossata e incapace di reagire, di pensare, di "sentire", perché anche le sensazioni mi arrivano ovattate.
Non è la stanchezza che provi dopo una botta micidiale, ma quella che arriva dopo una serie pressoché infinita di massacri, nel momento in cui puoi finalmente dire: adesso mi fermo. Adesso basta.
Questo ritiro arriva al punto giusto. Perché quando l'ottundimento comincerà a stemperarsi nel riposo, allora la mente riprenderà a chiedersi i perché, a cercare le soluzioni, a volere un po'di felicità. La mente non sa fermarsi dal desiderare sempre qualcosa. E allora la disciplina ferrea del ritiro le impedirà di prendere direzioni pericolose.
Spero.

giovedì 25 maggio 2017

Orizzonti temporali

Mi sveglio la mattina e so che sarà una giornata piena di grane, che si accavallano l'una sull'altra, come se ci fosse una congiura per allontanare la data dell'inizio del ritiro.
Le mie giornate, negli ultimi tempi, si dipanano in contrattempi, seccature e imprevisti. Mentre mi trascino in giro per risolverli, penso a quando chiuderò la porta al mondo, sia pure temporaneamente, come un disperato che anela all'acqua sotto il sole del deserto. O meglio, trattandosi di me, come un poveretto che cerca rifugio da una tormenta al polo nord.
I problemi, da piccoli, a medi a grossi, che mi ossessionano negli ultimi tempi, sono diventati tali e tanti che mi hanno fatta sentire soffocata dal senso di impotenza, perseguitata dall'urgenza di mettere la parola fine a questo sgradevole e apparentemente infinito preludio.
Così oggi mi sono imposta di accorciare l'orizzonte temporale. Non penso più al miraggio dell'inizio del ritiro, ma al momento in cui andrò a letto stasera.
Guardo il cielo plumbeo e fraziono il mio tempo in ore, mezz'ore, minuti. In incombenze, impegni, momenti di riposo... fino a stasera. Quando la mia mano si allungherà per spegnere la luce, sfiorando gli oggetti che affollano il tavolino di legno di rosa che tengo accanto al letto.
Il buio amico, interrotto solo dalla lama di luce che entra dalla porta di ingresso, mi avvolgerà, mentre i rumori della corte, i bambini che giocano, i genitori che urlano, Poldo che abbaia e qualche macchina che arriva o che parte, diventeranno solo il brusio di sottofondo della mia ultima meditazione serale.
Allora chiuderò gli occhi e mi lascerò cadere nel sonno.

domenica 21 maggio 2017

Un regalo

Leggevo assorta e il campanello mi ha fatta sobbalzare. Era il mio pre-adolescente preferito che voleva condividere una sua gioia. Così bello, così felice, così grande, che questo mese è cresciuto davvero tanto. Veniva a condividere una sua gioia con me.
E' da due ore che sorrido pensandoci.
A questo regalo inaspettato.
E, sorridendo, mi sono resa conto che l'inferno attraverso cui sono passata è finito. Perché l'ho accettato fino in fondo. Non l'ho edulcorato. L'ho guardato in faccia e ho vissuto quello che mi si presentava, sia pure nell'orrore e nella disperazione, senza scappare. A piede fermo.
Così oggi, da due ore, a sprazzi, mi torna in mente la creatura e sorrido.
Poi penso alla casa di Chundevi Marg e, rivedendo le cime dell'Himalaya in lontananza, nitide anche nel ricordo, posso sorridere e pensare che si, ho avuto una vita difficile, ma intensa. Che mi ha lasciato tanti ricordi e un cuore leggero.
Buona domenica, con affetto
Niki

martedì 16 maggio 2017

L'alba sul terrazzo

Mi alzavo presto la mattina. Quando i rumori delle donne che lavavano i panni iniziavano appena a sentirsi, e salivo in terrazzo.
Dal tetto, sul quale sventolava uno stendardo della vittoria, si vedeva l'Himalaya. Il sole era appena spuntato e c'era, intorno, quell'aria della vecchia Kathmandu, una perfezione fragile, leggera, che il giorno che avanzava a grandi passi insieme all'intensificarsi dei rumori, avrebbe presto spazzato via.
Con la mia tazza di tè bollente in mano assaporavo la bellezza di quella pace, sognando vagamente i picchi che si stagliavano lontano, coperti di neve.
Parte dell'incanto era la sua precarietà. Sorseggiavo il tè godendo di quella perfezione così effimera, cercavo di assorbirla in me, per quando la vita sarebbe diventata insopportabile, per poterla estrarre dai meandri della memoria, per serbare un raggio di gioia per il mio futuro lontano, che presagivo oscuro.
Poi le gattine scoprivano che ero sul tetto ed iniziavano ad ululare sulle scale. Kogendra accendeva la pompa dell'acqua, per caricare la cisterna. Il venditore di latte passava gridando per la strada e le donne salivano sui tetti delle case per stendere i lunghi festoni dei sari ad asciugare. Un odore forte di peperoncino e di aglio arrivava dalla casa del generale, facendomi starnutire.
Il cancello cieco si apriva e Karana e Tashi entravano, ridendo per qualche loro scherzo.
Il giorno, con i suoi impegni, mi aveva raggiunta. Era il momento di rientrare in casa e nella mia vita.
A volte, quando sono serena, mi sembra di essere ancora sul tetto della casa di Chundevi Marg, mentre guardo le vette dell'Himalaya.
E che la vita, giù sotto, da qualche parte, mi stia ancora aspettando. 

domenica 7 maggio 2017

Compagni di viaggio

Poco prima di andarsene Dario mi ha detto: avevo paura della malattia e della morte, le ho affrontate e ho vinto. Posso andare tranquillo. Adesso tocca a te affrontare la tua paura più grande: restare da sola. Anche tu dovrai vincere la tua paura.
Oggi mi sono accorta che la mia solitudine non è più così amara. E' diventata una buona compagna. So sempre dove sono con lei. Mi permette di fare molte cose, soprattutto mi ha dato il tempo e lo spazio di sanare alcune ferite, di scoprirne altre, di imparare a viverci assieme. Mi ha insegnato a bastare a me stessa. Mi ha insegnato ad affrontare il dolore, la perdita, il vuoto... Tra poche settimane mi regalerà un ritiro. E' una compagna generosa.
Quindi immagino che, avendola riconosciuta per quello che è, un'amica, alla fine del mio premio, il ritiro, dovrò abbandonarla e rientrare nel mondo.
Dovrò trovare un modo per restare con lei in mezzo agli altri.
I compagni di viaggio sono le persone, o le forze che ci fanno crescere. Quando hanno svolto la loro funzione, ci hanno resi più forti, se ne vanno. Per lasciare il posto alle sfide successive. Ai nostri nuovi compagni di viaggio.
Chi saranno o meglio, cosa saranno i miei nuovi compagni di viaggio?
Credo di saperlo, ma potrò esserne sicura solo quando il nuovo viaggio inizierà.

Buona domenica, con affetto
Niki

giovedì 4 maggio 2017

Mettere ordine

Non so se è stato l'inverno gelido o se sono arrivata ad un punto nel quale, tutta la stanchezza , il dolore, la paura, la confusione, gli errori, gli scivoloni, la solitudine e il vuoto nella mia vita in questi ultimi anni, stanno finalmente venedo a galla.
Ma pensare mi costa, uscire a fare la spesa mi costa. Pulire la casa mi costa. Accendere le stufe è una fatica immane.
Tutto è troppo.
E' più che troppo. E' senza senso.
Non vedo l'ora che la parentesi toscana sia alle spalle.
Dopo di che mi troverò nel silenzio a fare i conti con me stessa. Con il passato che non riesco a lasciare andare, con il futuro che non ha ancora forma. Con i pensieri turbinosi che sono i padroni incontrastati della mia mente anche nei momenti in cui vorrei essere in pace. Con gli incubi che ancora popolano le mie notti sul vuoto tremendo lasciato dalla mia famiglia. Con il mio desiderio di pace che non riesco a soddisfare perché devo crearla dentro, non cercarla fuori.
Sarà, quello, il momento per mettere ordine. Finalmente. Spero.


lunedì 17 aprile 2017

Le mie due menti: una storia di errori

E' uno di quei post che interesseranno solo chi sta male,  chi desidera capirsi, chi sta vivendo la crisi della sua vita... come me.
Mi costa scriverlo, perché parla di una cosa molto privata, ma molti di voi, in tutti questi anni, mi hanno detto a voce o per iscritto, che leggere delle mie crisi, delle mie lotte, dei miei riscontri, delle mie cadute, vi ha aiutati. Proprio perché io sono una come tutti, non una speciale, e proprio per questo, mi avete sempre detto, i mie racconti sono utili.
E chi sono io per negare un aiuto, anche se mi vergogno un poco nello scrivere oggi?
Quindi, abbiate pazienza con me. Se non vi interessa questo argomento, glissate e passate al prossimo post!
E, se leggete, non giudicatemi troppo severamente, faccio quello che posso. Non sono Dario....



Mentre mi avvio alla chiusura di questo micro ritiro di Taiki, domani sarà l'ultimo giorno, ho finalmente capito una cosa del caos della mia vita attuale: che ho due menti in conflitto fra loro. Non mi ero mai accorta di come fossero conflittuali perché non si manifestavano mai insieme... e viste lontane l'una dall'altra non sembravano così opposte.
Poi stamattina, mentre mi crogiolavo tra le lenzuola dopo il taiki dell'alba (è bellissimo rificcarsi a letto con i muscoli tutti rilassati dalla pratica e la consapevolezza di averla avuta vinta sulla pigrizia anche stamattina) mi si sono presentate davanti in tutta la loro incongruenza.
Penso che i fattori che hanno permesso questa scoperta siano tanti. Ho pulito il corpo con la DETOX, mi sono concessa alcuni giorni di silenzio quasi completo (la bellezza di avere il telefono staccato!) abbinato alla pratica del mio taiki esoterico nei 4 momenti cardine della giornata: alba, tramonto, mezzanotte e mezzogiorno. Senza dimenticare, ovviamente, la mia meditazione buddhista quotidiana.
Tutte queste cose insieme hanno calmato la mia mente abbastanza da permettermi di "vederla". Certo, una visione ancora molto parziale, ma è un inizio.
E quello che ho visto mi ha lasciata basita (anche se sono sicura che voi, di questo mio problema, vi eravate accorti da un pezzo).
Ho due menti opposte e, apparentemente, inconciliabili.
Una è la moglie di Dario, che lo ama, che soffre di nostalgia. che vorrebbe tanto riavere vicino il proprio compagno, che vorrebbe ridere con lui, parlare con lui, abbracciarlo, andare in vacanza, parlare, lavorare, discutere con lui, essere bella per lui. Una mente con spazio per il Dharma, ma anche per la vita mondana.
L'altra è la mente che vorrebbe mollare tutto ed andare a chiudersi in un monastero perso nel nulla a meditare, abbandonando il peso dell'attaccamento al mondo.
E non è che queste due menti siano sorte dopo che sono rimasta sola: c'erano anche prima. Quando mi si sono palesate, mentre mi crogiolavo al caldo nella mia brandina, con la luce del primo mattino che entrava dalla finestra, ho visto con chiarezza che è da tantissimo tempo che mi porto dietro questo peso.
La cosa orrenda è che il coesistere di queste due menti, che per comodità potrei chiamarle "la donna" e "l'asceta", sono la ricetta perfetta dell'insoddisfazione. Anche se andassi a rifugiarmi in un monastero, rendendo felice "l'asceta" ... porterei con me "la donna" e sarei infelice, desiderando sempre quello che non potrei avere. Queste due menti sono una trappola perfetta: qualsiasi cosa bella si presenti una delle due riuscirebbe a trasformarla in mancanza.
E adesso cosa faccio per uscirne, mi sono chiesta.
La soluzione che ho pensato è che le costringerò a lottare una contro l'altra. Quando sorgerà una mente proverò a scatenarle contro la mente opposta.
Sto sognando una delle vacanze alla SPA con Dario? Le scateno addosso la consapevolezza che la vacanza finisce, che Dario non c'è più, che tutto finisce nel Samsara, anche le gioie più grandi... che l'unico sollievo vero è la pratica.
Mi viene un desiderio spasmodico di scappare in un eremo? Penso che una volta lì mi prenderebbe il dolore dell'assenza di Dario ancora più violento, perché la meditazione non è la fuga da qualcosa, ma affrontare tutto quello che non vogliamo vedere... e, adesso, un mio ritiro totale, sarebbe solo una fuga.
Non sarà facile e neanche divertente. Anzi, sarà l'opposto. Sarà duro, ci vorrà  tantissimo tempo e tantissima determinazione e sono sicura che "la donna" e "l'asceta" cercheranno di lottare con tutte le loro forze per non essere trasformate. Sono sicura che le ricadute saranno molte, frequenti e demoralizzanti. Tra l'altro non ho nemmeno la più vaga idea in che cosa questi due opposti si potrebbero trasformare, nel momento in cui riuscissi a fonderli armoniosamente. Per ora non mi pongo il problema, mi basta sapere che ho individuato il mio nemico. E che ho le armi per combatterlo.

Con affetto
Niki






domenica 16 aprile 2017

Le feste da soli

Questo è un post dedicato a chi, come me, è solo, ha perso i suoi cari.

E' Pasqua.
Tutti fanno auguri, si vestono bene, ridono, escono a pranzo, a cena. Progettano il picnic di pasquetta, l'uscita fuori porta. I bambini hanno la faccia perennemente sporca di cioccolato. Il sole, gentilmente, rende la giornata perfetta.
E tu sei sola.
Un raggio di sole entra nella stanza e illumina un oggetto. Non importa quale. Tutti gli oggetti hanno una storia nella tua casa, e tutte le storie parlano di Lui.
Il sole rende vivido il rosso di un tessuto, che splende nella stanza altrimenti un po'buia. E' un pezzo di broccato e racconta di quella volta quando, a Varanasi, eravate andati nella casa di un ricco musulmano che gestiva una vasta rete di artigiani indù. Eravate in 5, Anil, che parlava solo hindi e urdu, il sarto, che parlava nepali e hindi, Jamian che parlava tibetano, inglese e nepali... tu e Lui. In una rete di lingue e traduzioni avevate esplorato il mondo sotterraneo dei broccati di Varanasi.
Ti ricordi i luoghi, gli odori, i colori, i sapori... sopra a tutto, ti ricordi Lui. Dei suoi gesti, della sua voce, della sua risata, della sua intelligenza....
Fuori i vicini ridono e chiacchierano. Si scambiano gli auguri.
Mentre tu, in casa, senti rumori e parole che non mandano più eco, se non nella tua mente.
Guardi il bosco che sta tornando verde e rigoglioso e senti il tuo dolore, sempre vivo, sempre pronto ad aggredirti da qualche angolo. Pensi a quanti, come te, oggi staranno in compagnia del loro dolore, della loro solitudine. In compagnia dell'assenza.
Senza avere nemmeno il conforto, che tu hai, di dedicare la giornata ad un micro ritiro di taiki. Fai sempre micro ritiri alle feste comandate. Aiutano.
Ti scaldi qualche cosa da bere, anche il calore aiuta.
Pensi a Lui, pensi a chi è solo. Pensi alla vita come credevi fosse quando eri giovane, piena di promesse.
Pensi che hai ancora una possibilità nella vita. Riuscire a costruire qualcosa che allevi il dolore degli altri, e attraverso questo, anche il tuo dolore. Non è una speranza, nemmeno un sogno, come quelli che avevi da ragazza. E' una possibilità. Vale la pena di provarci.
Buona Pasqua a tutti!

sabato 8 aprile 2017

Tempi oscuri

Nei tempi oscuri che ci aspettano, quello che credo è che dovremo concentrarci non sulle cose orrende che vedremo succedere, ma sulla differenza, anche piccola, che con il nostro comportamento potremo fare.
La tentazione di lanciare grida indignate e fermarsi lì è molto forte, i social sono perfetti per questo, ma sono anche perfetti per sostenerci a vicenda per andare avanti in maniera diversa, per fare veramente una differenza.
L'altra sera ero stanca e demotivata. Mi mancava Dario, mi mancava la mia vita con lui. Pensavo, ma chi me lo fa fare di restare qui? Perndo armi e bagagli e vado a nascondermi in un monastero sperso nel nulla. Sono i pensieri ricorrenti di quando sono stravolta dalla stanchezza.
Poi ho aperto le mie email personali, non quelle del progetto, e una persona che ha un problema tipo quello di Dario mi scriveva ringraziando per il lavoro della DETOX. Mi sono rivista davanti Dario che mi diceva, devi far diventare la mia dieta un libro, dei corsi, un sito, devi portarla avanti per quelli che stanno male come me e non hanno un fratello come Dawa e una moglie come te, che sanno dar loro il cibo giusto. Devi promettermi che andrai avanti.
E subito mi è tornata la motivazione. Non così chiara, non così stabile, ero troppo stanca, la stanchezza appanna anche i sentimenti, ma è tornata.
Se avete anche una mini possibilità di fare una cosa positiva, non esitate, fatela. Costi quello che costi. Cerchiamo di farci coraggio, di non mollare, di cercare, anche in piccolo, come me col mio progetto, il blogghetto, il libretto casalingo pieno di errori (che devo rimediare, ovvio)...., di fare una differenza. Quando si addensano le nubi oscure della follia umana, cerchiamo di mantenerci puliti e gentili. Cerchiamo di fare una differeza, per quanto piccola.
Tutti sono affascinati dalla storia del samurai che cadendo dal dirupo è in grado di apprezzare un fiore. Quello che non sappiamo è che tutti siamo quel samurai, tutti stiamo cadendo dal dirupo... tutti possiamo, non solo ammirare un fiore, possiamo farlo nascere e crescere...


giovedì 6 aprile 2017

Frammenti di vita quotidiana

Sto attraversando un periodo di lavoro intenso su diversi fronti (anche quello della sopravvivenza spicciola). Mi sveglio la mattina e mentre devo ancora scendere dal letto, ho già la mente piena di cose da fare che vorticano come mulinelli di vento accavallandosi, scontrandosi, a volte generando panico.
Non va bene.
Non ottengo risultati migliori affastellando i problemi, le cose da fare.
Così mi fermo e respiro lentamente per un poco. Se ho un po'di tempo e sento i suoni che entrano dalle finestre, cerco di scioglierli nella consapevolezza del mio respiro. Se non ho tempo penso alla mia mente come ad un cavallo selvaggio e, mentre mi vesto e corro per fare le cose, cerco di metterle le redini e di costringerla a calmarsi un poco. Letteralmente.
A volte ci riesco, a volte no.
Ma insisto.
Giorno dopo giorno insisto nel cercare di controllare la mia mente. E' il mio bene più prezioso, che nessuno mi può togliere. Cerco di prendermene cura.
Durante la giornata, appena mi sento più serena, faccio la mia ora di meditazione. Ma se so di avere le giornata pienissima (o le giornate pienissime) mi sveglio anche alle 3 o alle 4 del mattino per essere sicura di non saltarla mai. Per stanca o malata che possa essere stata, non ho mai saltato la mia pratica.
Ma non perché sono brava. E' che nel disastro della mia vita, alla fine, l'unica continuità è questa, l'unica pace è questa, l'unico rifugio è questo.
Nel dolore, nella disperazione, nella paura, nel vuoto della solitudine, nella povertà improvvisa, nella malattia, l'unico rifugio che mi è rimasto è questo. La mia pratica.
Il lavoro delle diete? Cerco di integrarlo nella mia pratica.
Fare la segretaria? Cerco di integrarlo nella  mia pratica.
Curare le persone? Cerco di integrarlo nella  mia pratica.
Mi sento disperatamente sola? Anche questo cerco di integrarlo nella pratica.
Vorrei che ogni istante della mia giornata diventassero una pratica. Così non mi sentirei mai sola, non avrei mai paura e sarei sempre utile agli altri.
Purtroppo sono ancora molto, molto lontana dal mio traguardo. Ma insisto. Se non mi impegno non ci arriverò mai.
Poi, a volte, diventa troppo... allora mi concedo una giornata scema. Leggo, ascolto musica, guardo un film.......mangio qualcosa di fuori dalla norma, di costoso (per i miei standard) o molto ricco come ingredienti. Faccio solo le mie pratiche di base e non tocco il lavoro.
E mi sento ricca.
Il giorno dopo, torno alla mia vita quotidiana. Perché nessuno può percorrere il mio sentiero per me. Perché nessuno mi può proteggere dalla vita, ma, se mi impegno, forse arriverà il giorno nel quale le cose che adesso mi sembrano tremende mi sembreranno piccole, nello spazio infinito della serenità della mente.
Se mi impegno. Oggi, domani, sempre.

sabato 1 aprile 2017

Post tecnico per chi è curioso

Roberta Proto vorrebbe sapere come si fa un ritiro, come si organizza praticamente.
Ora, di tipi di ritiri ce ne sono tanti...si potrebbe dire che c'è un ritiro per ogni persona! ...si potrebbero fare dei micro ritiri insieme divertentissimi e molto utili :)
Ci sono ritiri di taiki, del silenzio, di consapevolezza, di benessere, di meditazione su un argomento.

 ... e poi ci sono i ritiri di Buddhismo Tantrico. Come quello che inizierò a fine maggio.
All'interno dei ritiri tantrici ce ne sono di diversi tipi.
Per quello che riguarda la lunghezza ce ne sono di due tipi: quelli in cui ci si dà un tempo (un ritiro di 5 giorni, di un mese, di tre anni....ecc.) e quelli in cui si decide di utlimare la recitazione di un certo numero di mantra.
Il mio ritiro non ha un orizzonte temporale preciso: è un ritiro da 400.000 mantra.
Non sono autorizzata ad addentrarmi nello spiegarvi la pratica vera e propria, ma, per chi è curioso, vi racconto come si svolge, tralasciando i rituali.
Prima del ritiro vengono decisi i "confini", ovvero l'area in cui ci si potrà muovere. Ad esempio, per me, deve comprendere il paese in cui vado a fare la spesa.
Si decide con quali persone o in che modo si manterranno dei contatti. Che non devono essere troppo coinvolgenti o impegnativi. Bisogna essere sicuri che questi contatti non stanchino e non distolgano dal soggetto della meditazione.
Va preparata la stanza in cui si mediterà, con l'altare per le offerte, il cuscino (che non verrà mai spostato per tutta la durata del ritiro a simboleggiare la stabilità della mente nella meditazione), il tavolino su cui si appoggiano gli implementi tantrici e la sadhana (il testo su cui si medita).
Vengono decisi gli orari delle 4 sessioni giornaliere, che tradizionalmente sono di due ore ciascuna.
Una volta decise queste cose, non possono più essere modificate. Se si modificano il ritiro salta.
Il luogo in cui si svolge il ritiro dovrebbe essere tranquillo, piacevole e sicuro. L'ideale sarebbe una casa isolata in montagna (la montagna ha un'energia leggera che aiuta la meditazione).
E' bene che il cibo sia piacevole e nutriente ma non pesante, in modo che non dia disturbi.
Fare passeggiate solitarie o una pratica accessoria come il tai ki è ottimo.
Alla fine del ritiro viene fatta una puja del fuoco, un rituale per purificare tutti gli eventuali errori o mancanze commessi durante il ritiro.
Il ritiro non si considera ultimato finché non viene fatta la puja del fuoco. Fino ad allora, anche se si fossero ultimati i mantra, è obbligatorio fare almeno una sessione al giorno, o il ritiro non viene considerato valido.
Sto parlando di ritiri di buddhismo tantrico che hano una procedura molto rigida.

La giornata si svolge in questo modo.
Sveglia due ore e mezza prima dell'alba. Si beve una bevanda calda, si rinnovano le offerte d'acqua e si inizia la prima sessione di due ore. Alla fine delle due ore ci si può rilassare ed andare a fare colazione.
La seconda sessione deve finire prima di mezzogiorno (ora solare), la terza prima del tramonto e la quarta prima di mezzanotte (ora solare).
Dopo l'ultima sessione si tolgono le offerte d'acqua.
Durante la sessione NON CI SI PUO' ALZARE O DISTRARRE in alcun modo, pena l'invalidamento dell'intera sessione.
La sessione di meditazione è composta da una sadhana, cioè un testo, che nel mio caso dura circa un'ora. Il testo dà una serie di istruzioni per le visualizzazioni (  = si devono immaginare quanto più precisamente possibile). Ad un certo punto c'è la recitazione dei mantra. Anche durante la recitazione dei mantra ci sono delle visualizzazioni da fare.
A cosa serve tutto questo? Ad imbrigliare la mente, costringendola a seguire per 8 ore al giorno dei percorsi predeterminati, cercando di impedirle di correre in giro come una scimmia. Attraverso la disciplina del ritiro la mente prima si ribella, poi, piano piano si calma e si purifica. Quando si esce da un ritiro lungo ci si sente così leggeri, con la mente chiara, luminosa, efficente, pefino più intelligente...
E' molto interessante vedere come la mente reagisce ad un ritiro. E lo sarà ancora di più perché non ho mai fatto un ritiro così importante completamente sola.

Un ritiro tantrico ben fatto è piuttosto impegnativo. Per questo non ho avuto il coraggio di farne uno prima, la morte di Dario mi aveva troppo devastata. Non ne avevo la forza.
Adesso non solo va bene che io lo faccia. Ne sento la necessità.

Ho spiegato abbastanza? :)


...urge spiegazione

Dai commenti sia privati che pubblici vedo che c'è un'enorma confusione su cosa sia un ritiro e a cosa serva e anche un po'di paura.

Noi viviamo in un mondo che ci dà continuamente stimoli, sia negativi che positivi. E la nostra mente si è adeguata, per cui è sempre molto agitata. Fate una prova. Andate in giardino, o in bel posto tranquillo, e ascoltate la vostra mente. Limitatevi a guardare i pensieri che la attraversano nell'arco di 15 minuti. Vi accorgerete che la vostra mente, in quei 15 minuti, ha continuato a vorticare su mille pensieri. Non si è mai fermata.
Non si è mai riposata.
Poi provate a fare un altro esercizio. Questa volta durante una giornata normale, è un esercizio molto più difficile ma se ci riuscirete sarà molto interessante. Cercate di capire che motivazioni ci sono dietro alle vostre azioni. Le motivazioni vere, non quelle apparenti. Che ne so, perché avete detto la tal cosa al tale amico? Veramente volevate solo aiutarlo...non è che dietro c'era anche l'irritazione che le sue continue lamentele (per motivi futili) vi fanno venire di tanto in tanto? Vi siete comperate il gelato perché ne avevate voglia o perché state collassando sotto la pressione della vita che fate? E così via.
Vi accorgerete che molto raramente sappiamo quali sono le vere motivazioni delle nostre azioni.
Partendo da questi due assunti, che la nostra mente è sempre oberata da una massa brulicante di pensieri e che raramente conosciamo le ragioni profonde delle nostre azioni, per essere sicuri di aiutare davvero gli altri, di avere veramente una vita ricca di significato e generosa... non credete che ogni tanto andrebbe fatta un poca di pulizia?
Il ritiro serve anche a quello (non solo a quello).
Dopo un ritiro la mente è limpidissima. Serena, disponibile, pulita, con motivazioni più chiare e più vere. Essendo più limpida, anche nel lavoro, o nell'aiutare gli altri è molto più efficace.
I ritiri servono a rigenerarsi.
Che aiuto agli altri pensate che si possa veramente dare se si è sempre confusi, agitati, infelici, pieni di pensieri incontrollati e di motivazioni poco chiare? Daremo aiuti confusi, agiati, infelici, pieni di pensieri che non c'entrano niente e con motivazioni poco pulite.
Nella mia povertà e solitudine, ho la grande fortuna di essere padrona del mio tempo. Ed ho deciso di renderlo il più proficuo possibile per me e per gli altri.
Questo ritiro è "il ritiro" della mia vita. Il punto focale, la nuova partenza, il nuovo impegno. Da quando Dario è mancato mi sono trascinata cercando di reagire, cercando di andare avanti, cercando di fare del mio meglio. Alcune cose le ho fatte bene, altre sono state un disastro perché ero confusa. Perché sono confusa. Perché sto ancora molto male.
Il ritiro serve a pulirmi la mente. A renderla più stabile. Più generosa, più compassionevole, più saggia.
Ognuno di noi ha i suoi parametri di vita. Per me questo è il modo migliore per spendere il mio tempo adesso. L'anno prossimo, probabilmente, userò il mio tempo in modo diverso, ma adesso la cosa giusta da fare è questa. E la farò.
Accetto con gioia i vostri auguri e vi ringrazio! Ma non abbiate paura, non è terribile, non è inutile, non è una fuga. E' un nuovo inizio.
Con amore
Niki

venerdì 24 marzo 2017

La preparazione

Non mi ricordo se ve l'ho detto, ma quando La-je Dawa parte per l'India io entro in ritiro. Per circa 4 mesi.
Il ritiro non è definito dal tempo, ma dal numero di mantra, che, nel mio caso, sono 400.000.
E' un ritiro impegnativo, il primo così importante che faccio da sola. Anzi, è il più impegnativo che abbia mai fatto, perché, in passato, al massimo ho fatto un ritiro di 100.000 mantra.
Così mi sto preparando per quella che sarà la più grande avventura nella mia mente. Per lo spartiacque della mia vita, perché questi ritiri segnano sempre dei grandi cambiamenti e io, di cambiamento, ho estremo bisogno.
Sono consapevole che questo sarà uno dei momenti più importanti della mia vita, così mi sto preparando. Piano piano colleziono le cose che mi servono: le offerte, gli incensi l'erba cusha, il cuscino per la meditazione (che una volta posto non verrà più mosso per tutto il ritiro perché simboleggia la stabilità della mente), il tavolino per appoggiare la sadhana e gli implementi.
Mi sto preparando anche con il corpo. I ritiri stretti sono tosti.... In questi giorni sto facendo la DETOX e ho deciso che prima di entrare nel ritiro di meditazione farò 3 o 4 giorni di ritiro delle 4 pratiche di Tai Ki, per aumentare la mia riseva (scarsissima) di energia. Sono passati tantissimi anni da quando l'ho fatto l'ultima volta, sono MOLTO curiosa di vedere come andrà questa volta, perché io sono cambiata moltissimo. Inoltre questa volta lo farò da sola, curando anche l'alimentazione. Mi intriga tantissimo questa cosa.
E poi, come è ovvio, mi sto preparando anche con la mente, ma questa è una cosa che non riesco a condividere con voi.
...programma intenso eh?

martedì 14 marzo 2017

La via del silenzio

Torno a casa dopo qualche giorno di lavoro intensissimo, stanca morta. E vado in internet per la prima volta da giorni.
E' stato strano, perché pensavo potesse rilassarmi... invece è stato come se avessi aperto una porta che, da un giardino tranquillo, mi ha fatta trovare in un bar gremito da una folla rumorosa, volubilmente illuminato da luci stroboscopiche, con musica assordante, vapori di birra e fumo.
Eppure ho passato questi giorni sempre in mezzo alla gente, parlando molto, ma veramente molto più di quello che per me è normale. Però era un parlare con uno scopo preciso, per loro e con loro, cercando di trovare soluzioni, spiegando, facendo sorridere, ascoltando, cercando risposte. Era un parlare che aveva un senso: diminuire il dolore e aumentare la gioia.
Un parlare all'interno di una situazione di guarigione.
Sono stati giorni faticosissimi e, per reggerli, ho cercato di mantenere una motivazione forte. Non sempre ci sono riuscita, era parecchio ondivaga. Però ci ho provato.
Oggi, preso in mano il computer, pensavo tutta contenta, come un bambino davanti ad un premio: adesso si che mi rilasso. Invece, aperto internet, mi sono trovata nel caos. Non che internet fosse cambiato, era sempre lo stesso. Ma mi ha confusa e respinta.
Non so cosa è successo in questi giorni. Forse è solo la stanchezza e passerà, o forse sono cambiata ancora una volta. Non ne ho idea. Però so una cosa, che il ritiro non arriverà troppo presto. Ho bisogno di silenzio interiore, ho bisogno di fermare il vortice dei miei pensieri. Ho bisogno di fare spazio.
Ho bisogno di percorrere la via di un particolare silenzio: il mio.

giovedì 9 marzo 2017

La signora dello specchio

Da qualche giorno mi guardo allo specchio per pettinarmi. E' così tanti anni che mi pettino allo stesso modo che non ho veramente bisogno di farlo. Ma me lo sono imposto.
Per fare amicizia con questa signora dai capelli grigi che, adesso, incontro ogni mattina.
A volte la signora dello specchio ha il viso distrutto dall'insonnia, a volte sbadiglia rilassata, a volte sorride.
E' gentile, porta pazienza e resta nel mio specchio mentre la guardo.
Ha i capelli argentei, gli occhi quasi sempre tranquilli, la pelle che comincia a cedere qui e là, ha rughe che segnalano che nella vita ha pianto, ma ha anche sorriso.
La signora dello specchio sta invecchiando. Ma lo fa con una certa gentilezza, da un po'di tempo in qua. Gli scorsi anni il dolore l'aveva sbattuta contro le pareti della sua mente con la violenza di un mare in tempesta, e lei aveva usato tutte le sue risorse per non affogare in quel mare di dolore.
Adesso è più tranquilla e si è ricordata dell'adagio della bisnonna Emma: quando si invecchia ci si deve curare, non più per piacere, ma per non urtare gli altri con la nostra sgradevolezza.
Così adesso si cura.
Le viene un po'da ridere quando si mette (se se lo ricorda) la crema per il viso, o quando indossa una collana o un vestito regalo della Milena....le sembra quasi come quando era bambina e giocava "alle signore". Però lo fa, coscienziosamente, come una pratica. Cerca di non farsi prendere dal gioco al massacro di sembrare bella, ma non si lascia andare. Ha deciso di cercare di invecchiare con grazia.
Non che l'impegno si fermi al viso, sarebbe stupido.
Però mentre riusciva senza problemi, anche nei momenti peggiori, a prendersi cura della sua mente con la meditazione, occuparsi del corpo, della sua bellezza o decadenza, le sembrava una fatica superflua, eccessiva per i risultati che poteva dare.
Nel cataclisma del dolore il corpo le sembrava un oggetto estraneo, ingombrante, faticoso da gestire.
Adesso, la signora dello specchio, ha accettato che il corpo è il mezzo che ha per proseguire sul suo sentiero. Così se ne sta prendendo cura come si farebbe con un gattino malato. Lo nutre, gli fa fare movimento e cerca di mantenerne anche l'aspetto in buone condizioni.
La signora sta cercando di riunire due menti: la mente serena, ascetica, lontana dal mondo che la guarda, e la mente femminile che vive nello specchio,  che vorrebbe che il riflesso fosse ancora bello da guardare.
Non è negando un aspetto di sè stessi che si arriva ad una mente che dimora nella serenità, la negazione porta discordanza.  E' nell'accogliere, capire, pulire e raffinare che si arriva alla pace.

Forse, un giorno, il riflesso e la donna saranno uno. Se ci arriverò, sarà un gran bel giorno. Un giorno di grande pace.




martedì 7 marzo 2017

COMUNICATO PER GLI AMICI del progetto Diete

Allora, il primo e-book è fatto, ma, essendo io un disastro ambulante, avrò fatto di sicuro confusione con i nomi degli amici che hanno contribuito a sostenere il progetto fino ad ora e potrei anche non trovare i vostri indirizzi email. PER FAVORE, SE AVETE AIUTATO IL PROGETTO ED ENTRO 10 GIORNI NON VI ARRIVA L'EBOOK FATEVI VIVI! 
Non è che non vi voglio mandare l'ebook...sono solo un'imbranata!
...so che lo sapete...ma mi volete bene ugualmente! Però siate gentili e mettevi in contatto con eme, non siate timidi, PER FAVORE!
<3 Niki

domenica 5 marzo 2017

Il suono dell'erhu

Quando si è giovani si sognano grandi cose, avventure, amori.Poi gli anni passano.
Ci sono ancora sentieri da scoprire, mondi da cambiare, solo che appartengono ad una dimensione diversa. Una dimensione interiore.
La bellezza della giovinezza è la vitalità, la gioia, l'energia ancora tutta da spendere, l'illusione che il mondo aspetti solo noi per fare festa... La bellezza della vecchiaia è nella gentilezza, nella costante pulizia interiore che impedisce alle scorie del mondo di appesantirci, nella comprensione, nel rifinire quello che, a qualsiasi età, è ancora migliorabile: la mente.
Nella mia casa silenziosa, il suono gentile dell'erhu si spande nelle stanze, mentre ascolto un brano di musica tradizionale cinese che Dario pensava mi assomigliasse.
Il tè fuma nella tazza e sono tranquilla.
Sto cominciando a preparare il mio ritiro, piano piano, pensando a tutto quello che serve. L'erba kusha, le offerte, le candele, gli incensi. Dovrò procurarmi un tavolino basso e lungo per appoggiare gli oggetti rituali e la sadhana.
Lascerò il mio lettino in ufficio, sarà bello avere di nuovo una stanza solo per la meditazione, da tenere sempre ordinata, con l'altare sempre ricco di offerte di fiori, luci, incensi e dolci rituali.
Sto preparando, a poco a poco, anche lo strumento più importante del ritiro: la mente. Con la pratica quotidiana e con lo studio.
L'erhu, gentile, sottolinea questo momento di pace. Il passato e il presente, per una volta, non mi danno dolore, ma solo la speranza di riuscire a domare la mia mente. La mia peggiore nemica che potrebbe trasformarsi nella mia migliore amica.

giovedì 23 febbraio 2017

Della Felicità e le sue Cause (non ci sono pasti gratis)

C'è una preghiera buddhista che dice: possano tutti gli esseri avere la felicità e le sue cause.
Perché per essere felici, bisogna aver posto le basi di questa felicità, con azioni positive, condotta morale corretta, generosità, impegno, saggezza...

L'assunto "non ci sono pasti gratis" è vero anche e soprattutto a livello profondo.

Un esempio banale:
Ricordo la felicità che ho provato quando mi sono potuta comperare il cane dei miei sogni con i soldi che avevo risparmiato in un anno. Per un bambino di dieci anni, un anno è un orizzonte temporale lunghissimo.
Per un anno non mi sono comperata NIENTE. Ho letto e riletto i libri che avevo (e cominciato a scavare nella fornitissima biblioteca dei miei genitori i classici che mamma considerava comprensibili), non ho più comperato il Corrierino dei Piccoli (topolino arrivava gratis da uno zio che lavorava in Mondadori), ho rinunciato ai giocattoli di Natale e compleanno in cambio del corrispettivo dei regali in soldi e ho ampliato le mie incombenze in casa per ottenere un aumento della paghetta settimanale.
Il nonno Giovanni avrebbe voluto regalarmi il cane e via. Adorava fare queste cose con i nipoti. Ma mamma non ha accettato. Voleva che il cane arrivasse solo se VERAMENTE voluto e con l'impegno da parte mia di prendermene cura davvero.
Un animale non è un capriccio.
Così dopo circa un anno, ho potuto diventare l'orgogliosa proprietaria di un piccolo spitz: Iro. E' stata una delle grandi emozioni della mia infanzia. Era proprio mio e io ero la sua "mamma", dovevo occuparmente perché lui era la mia gioia ma anche la mia responsabilità.
Per me, le due cose, gioia e responsabilità, sono sempre andate a braccetto.

Ogni cosa di valore nella vita non arriva per caso, bisogna guadagnarsela. E, a volte, è veramente durissimo reggere. Ma quello che ci arriva quando abbiamo la consapevolezza di essercelo meritato è fantastico, è veramente una gioia incredibile.
Per questo, sono convinta, l'insoddisfazione è un tarlo che rode la nostra società.
Perché con la scusa di rendere le cose facili hanno tolto valore a tutto. Hanno tolto il gusto dell'impegno, il gusto di "farcela". In questo, il permissivismo della nostra società, non solo non permette alle persone di valore di emergere, ma condanna al grigiore di una vita senza ideali, senza vittorie e senza vere gioie una grande massa di persone.
Quello che, dentro, profondamente, sappiamo di non esserci meritato, non dà gioia vera, ma solo una devastante insoddisfazione. E per colmare questa insoddisfazione vogliamo ancora, e ancora e ancora. E siamo sempre più infelici, ma di una infelicità tremenda, senza riscatto, perchè, profondamente, sappiamo che non abbiamo posto le cause per avere la felicità.

In questi giorni sto attraversando una delle mie crisi violente da mancanza di Dario. Sto malissimo. Eppure, in fondo in fondo, so che ne verrò fuori. Perché voglio venirne fuori.
E, chissà, forse un giorno riuscirò anche a mettere le cause per essere di nuovo felice. Ma se ci riuscirò, sarà solo perché io ho reagito e cercato la strada. Non sarà qualche cosa che altri mi regalano.

Possano tutti gli esserei senzienti avere la felicità e le sue cause.
...ma lo auguro, per tutti noi, dal profondo del cuore.
Buona giornata, con affetto
Niki

giovedì 16 febbraio 2017

Addio alla lotta...

Fin da bambina ho avuto un forte senso della giustizia. E, anche se ero fragile, non mi sono mai lasciata intimidire e ho sempre cercato di perseguire i miei ideali.
In questi ultimi 20 anni mi sono sempre tenuta informata, ho sempre cercato di capire cosa stava succedendo. Ho anche studiato economia, perché, ad un certo punto, mi sono resa conto che solo capendo l'andamento economico avrei potuto capire qualcosa, veramente, del mondo.
Ho studiato, valutato, ragionato, letto, discusso. Mi sono formata un'opinione su molte cose.
Ho cercato di spiegare, di mettere a disposizione di chiunque fosse interessato quello che avevo imparato.
Ma sono arrivata al limite.
La china che il mondo ha preso, con così tanti strati di menzogne che è ormai impossibile chiamare qualcosa "verità", con la moralità generalmente vista come un'anticaglia da abbandonare, oppure usata in modo distorto, senza reale comprensione del suo significato, e con una tendenza su scala mondiale verso forme più o meno evidenti di totalitarismo, mi ha sconfitta.
Quando il caos arriva al culmine non si cerca di combatterlo, si rischierebbe di portare, sia pure con le migliori intenzioni, altro caos.
Nemmeno lo si accetta, facendosi fagocitare.
Ci si ritira. Aspettando che passi la nottata, aspettando una nuova alba.
Così io mi ritiro.
Continuerò a guardare le cose che accadono, cercando di tenermi lontana il più possibile, anche emozionalmente. Lascerò che le cose scorrano come il karma collettivo le farà andare. E dedicherò le mie forze a quello che so fare meglio: prendermi cura delle persone. Scrivendo per intrattenerle o cercando di insegnare loro un modo più corretto di prendersi cura della loro salute con il cibo. Mettendo in queste cose tutto l'amore di cui sono capace.
Senza giudicare, senza aspettarmi risultati, facendolo perché è la cosa giusta da fare.
Non mi aspetto grandi cose. Non so nemmeno se vedrò l'inizio di una nuova alba di speranza. Ma non  posso sprecare la mia vita, nemmeno un secondo. Così oggi dico addio al mio aspetto "impegnato". Muore una Niki, ne nasce un'altra.
Spero sia più gentile e compassionevole della vecchia Niki, perché solo attraverso la gentilezza e la compassione si arriva alla pace.
Buona giornata a tutti, con affetto
Niki

domenica 5 febbraio 2017

Caffè...e il mondo cambia...

Seduta al tavolo della mia cucina sorseggio il caffè. Il cielo fuori è latteo, sembra un cielo da neve.
La stufa, per una volta, funziona bene e mi godo il tepore.
Ho già dato una scorsa alle notizie e mi prendo un momento per riflettere.
Perché, anche se vorrei essere in una grotta in montagna (nonostante il freddo) a meditare, sono come tutti noi nel mondo, e non posso fingere che le cose che succedono non mi tocchino.
Siamo vissuti per decenni nel più grande esperimento di ingegneria finanziaria che sia mai stato tentato. Un esperimento che avrebbe dovuto portarci dove le elites ci vogliono: ad un governo mondiale con una popolazione diminuita drasticamente.
Ma la natura umana è la natura umana. E il karma è il karma.
Così siamo arrivati, noi occidentali, da un benessere tranquillo, che, tutto sommato, ci sarebbe piaciuto condividere con altri, al caos e alla povertà (morali e materiali).
E dal caos e dalla povertà, dalla paura di un futuro sempre più incerto, è nata la ribellione alle elites.
Ma dove ci sta portando questa ribellione?
Quello che io vedo sono tre uomini potenti: Putin, Xi Jinping e adesso (sempre che non lo assassinino, ma non credo che succederà, con Eric Prince alle spalle)) Trump.
Tre polarità di potere.
Non penso che nessuno dei tre sia "il salvatore del mondo". Credo solo che, nelle loro mani, stia il futuro del mondo che sta per nascere dal caos attuale. Non mi aspetto ricette salvifiche, non mi aspetto che, imporvvisamente, i venti di guerra scompaiano. Sono potenti, vogliono fare gli interessi dei loro paesi e non è certo abbassando le armi che lo faranno.
Si confronteranno guardinghi, pronti ad approfittare delle debolezze l'uno dell'altro.
Nel frattempo dovranno anche tenere a bada le elites (la banda di cialtroni che ci hanno portato dove siamo adesso), che potrebbero cercare di creare problemi sia economici (la crisi mondiale è in fase matura e possono farla esplodere quando vogliono), sia politici, che di terrorismo. E questo renderà le cose ancora più difficili.
Un'altra cosa che vedo, in questo spostamento della bilancia del potere, è la rinascita di una politica fatta di energie molto maschili, e quindi potenzialmente aggressive, sicuramente dure. Ma, per chi conosce il bilanciamento della Via, c'era da aspettarselo, c'è stato uno svilimento innaturale dell'energia maschile negli ultimi decenni. Quando c'è un eccesso di Yin... risorge Yang.

Ci aspetta un futuro incerto ed un periodo di enorme instabilità.
Nella mia cucina, per una volta calda, bevo un altro sorso di caffè e penso che non sono più giovane, sono stanca, sono sola... e ho davanti a me il periodo di più grande sconvolgimento che l'umanità abbia mai sperimentato.
L'unica cosa che posso fare, piccola come sono, è mantenere i mei impegni, cercare di migliorare, di tenere la mente in equilibrio... e di sopravvivere.

mercoledì 1 febbraio 2017

Storie di guerra e di casa mia: la Gina

Nella prima guerra mondiale avevano già mandato a morire in modo atroce tutta la meglio gioventù. Avevano bisogno di altra carne da macello. Richiamarono sotto le armi anche i ragazzini. Quelli nati nel primo semestre del ‘99. Li chiamarono i ragazzi del ‘99. Li mandarono sul fronte a morire ammazzati. Il nonno Giovanni si salvò. Tornò a casa con una emiparesi facciale, pieno di pulci e di pidocchi. Non credeva più a niente e nessuno. Era diventato cupo e introverso, ma tornò.
Il suo primogenito, mio padre, condivise lo stesso destino. Il fascismo era ormai agonizzante e, a corto di reclute, decise di mandare a combattere i ragazzini del primo semestre del 1926. Papà era nato in giugno… lo avrebbero mandato in Germania. A morire.
La nonna Lucia, la mamma di mio padre, era una donnetta piccola, poco simpatica, ma durante la guerra, in due occasioni diede il meglio di sé. 
La prima volta fu quando richiamarono sotto le armi papà. Il nonno non sapeva che pesci pigliare, ma la nonna Lucia disse: in Germania a morire tu non ci vai. Meglio che scappi in montagna coi tuoi cugini. E lo spedì in montagna.
Solo che papà, diciottenne romantico, finalmente sfuggito alla famiglia, una volta arrivato in montagna scoprì la resistenza e ci entrò. Non che combattesse, soprattutto scivolava nell’ufficio del nonno a stampare volantini con ciclostile, che poi, di notte, distribuiva. E poi girava con la radio ricetrasmittente, portava cibo e armi. Solo alla fine entrò veramente a far parte di un commando duro. Ma quella è un’altra storia.
Uno dei compiti di papà era spostare la radio ricetrasmittente con cui il comando partigiano comunicava con gli alleati. Essere trovato con quella radio voleva dire morte sicura. 
Il “mezzo” che papà usava per i trasporti (portava anche provviste, munizioni e legna) era la Gina. 
La mula più odiosa, testarda e pigra dell’intera Lessinia. Quando si impuntava non c’era niente da fare, né carote, né botte… nemmeno lo zucchero (una volta papà ci provò, anche se lo zucchero allora era merce carissima, da mercato nero) funzionavano.
Un giorno, su una mulattiera strettissima, mentre spostavano da un rifugio all’altro la ricetrasmittente, la Gina si impuntò. Ferma a gambe larghe in mezzo al sentiero, bloccava anche il mulo dietro di lei, quello guidato dal cugino di papà. I due ragazzi urlavano, la spingevano…niente. 
Finché delle mani pesanti calarono sulle loro spalle. Papà si sentì morire. Presi dal problema di far partire la Gina, non avevano sentito arrivare i repubblichini.
Papà e suo cugino vennero portati alla ex municipio del paese, dove i fascisti avevano allestito un comando. Li portarono in una stanza al quarto piano, e lì, sghignazzando, dopo averli pestati a sangue, dissero che avevano chiamato le SS per venirli a prendere. 
Loro si che sanno trattare con quelli come voi, concluse un repubblichino chiudendo a chiave la porta.
I due cugini erano terrorizzati. Le SS non volevano dire solo morte, si sapeva che prima li torturavano i partigiani. E che loro fossero partigiani, con quella radio ricetrasmittente le armi e le munizioni… non c’era dubbio.
Papà andò alla finestra e guardò giù. C’era una siepe fitta di rovi.
Dai che saltiamo, disse papà, lo spericolato. 
Ma sei matto Giaio? Sono quattro piani!
Meglio quattro piani che le SS. E poi sotto ch’è la siepe. 
Ma è di rovi! 
Basta che ti copri la faccia, che non ti cavino gli occhi. Disse. 
E saltò. 
Suo cugino, dopo un momento di panico saltò anche lui. 
Papà si ruppe una spalla, suo cugino un braccio. Ma riuscirono a scappare. I fascisti non credevano possibile che due ragazzini potessero scappare buttandosi dal quarto piano su una rovaia. Non avevano messo nessuna guardia da quella parte.
Non conoscevano papà.


venerdì 27 gennaio 2017

Della natura umana

L'aspetto profondo della natura umana non cambia mai. Cambiano mode, atteggiamenti, ma i bisogni veri, profondi, non cambiano. Ecuba, Cassandra, Ulisse, Edipo, Clitennestra....se fosse vero che la natura umana cambia, avremmo smesso di emozionarci alle loro storie molto tempo fa.
Mentre invece continuano a parlarci, a coinvolgerci... sono ancora, ebbene sì, attuali.
Cambiate ai personaggi classici il vestito, la parlata, l'ambiente in cui si muovono e le loro storie (in chiave minore, più squallida, prive di grandezza) potrebbero essere storie di oggi.
Chi ha creduto di poter sradicare l'aspetto non materialista all'umanità, tutto quello che rende l'uomo un uomo, non ha fatto i conti con questa realtà eterna: la natura umana.
Possiamo essere sciocchi, possiamo perderci per strada, sbagliare, ascoltare le sirene che ci incantano (anche qui, vedete, viene normale rifarsi ai miti antichi)...ma alla fine siamo umani e tendiamo ad un assoluto che nessuno può sostituire con merci di basso rango.
Hanno smantellato le religioni per prima cosa.
Poi hanno svuotato le ideologie della sia pur minima parvenza di significato.
All'ultimo hanno cercato di far crollare il più radicato bastione di diversità e di rifugio: la famiglia.
Pensavano che sesso libero e materialismo ci sarebbero bastati.
Hanno preso un mondo pieno di colori, non tutti belli, molti anche cupi, ma un mondo vario, e lo hanno ridotto ad una periferia infinita, senza cultura e senza storia.
Ma l'uomo torna all'uomo, alla fine.
E dalle nebbie del passato torna il bisogno primordiale, assoluto, di riconoscersi in qualcosa che leggiamo come migliore di noi.
Torna il mito dell'eroe.
L'eroe che si erge a difesa della sua gente, l'eroe che si fa carico di quello che noi non riusciamo a fare. L'eroe che riaccende i cuori, che motiva, che spinge. L'eroe che ci fa sentire migliori anche se non facciamo niente.

Chi cerca di rendere l'uomo qualcosa di diverso da quello che è, è destinato, ad un certo punto, a risvegliare il mito dell'eroe.

Oggi l'eroe, nel cuore di molta gente, si è risvegliato. E sta cercando la sua incanazione umana... Putin, Trump... dove ci porterà questo risveglio? Lo sapremo solo quando, alla fine, ci guarderemo indietro.




mercoledì 25 gennaio 2017

Le sfide

La mattina presto ti siedi al computer, tu che sei una dislessica dell'informatica. E cerchi di capire come si fa una certa cosa. Vai sul web, provi a smanettare.
Alcune cose ok, ma alla fine, dopo una giornata di lavoro, esso, il computer, non ti salva tutto un pacco di cose. E non capisci il perché.
Cerchi gli occhiali, che vuoi mandare un messaggio. Spariti. Poi, siccome sei stanca, ti passi le mani sulla testa....e sono tutti lì, a mò di cerchietto. Tre paia di occhiali. Sei davvero troppo stanca.
Ti guardi intorno.
Hai le mani gelate e si che ci sono 18 gradi.
La casa è in ordine e pulita, ma, di botto, è ostile, estranea.
Dal cuore viene un dolore sordo, pulsante, viene quella consapevolezza dura, pesante, che a volte ti prende alla sprovvista, della tua solitudine, un senso di vuoto, di futilità dell'esistenza.
E non è che la compagnia la curi, questa solitudine. A volte, addirittura, la amplia, la rende più palese. Perché nessuno per te è come lui. Con nessuno condividi quello che condividevi con lui. E, sicuramente, nessuno ti conosce come ti conosceva lui.
Guardi il mondo come da un binocolo rovesciato e lo vedi lontanissimo e così estraneo.
Ma non puoi mollare così. Dai!
E allora ti alzi, ti prepari una cosa calda e sistemi la stanza per la meditazione serale.
Le sfide non sono solo i momenti di svolta, quelli drammatici.
Le sfide si affrontano ogni giorno, nel quotidiano. Ogni giorno nel quale si accetta di andare avanti, nonostante tutto. Si accetta di combattere ancora, perché non ha senso lasciarsi andare.
La sfida finale è quella di dare un senso alla propria vita perché è così che si deve fare. Anche se, dentro, ulula il vento della solitudine infinita.

Vado a fare la puja.
E, domani, cercherò di capire dov'era il problema. Perchè credo che l'unica cura, quando non c'è più niente che ti attira, quando hai perso tutti quelli che amavi, sia riuscire a fare una differenza nel mondo. Anche piccola. In meglio. Per gli altri. E il mio lavoro potrebbe farla.

Buona serata a tutti.

lunedì 23 gennaio 2017

Amore, prezioso amore

L'amore di una donna ed un uomo è prezioso.
Perchè, tra uomo e donna, ci sono tante differenze.
A volte, nei momenti peggiori, sembrano due mondi incomunicabili.
Lei piange e lui si imbarazza, non sa come prenderla.
Lui sta male e si chiude, lei si sente esclusa e non capisce.
Lui è ferocemente logico, lei emotiva.
Lei è forte in certe cose, lui in altre, per cui la percezione delle situazioni varia tantissimo.
L'amore non è l'innamoramento. Che dura un attimo.
L'amore, tra un uomo e una donna, è l'armonizzazione di due mondi.
E' un'avventura impegnativa che si svolge nella banalità del quotidiano.
E' ricchezza, perché in alcune cose si è simili (o non ci si sarebbe innamorati), ma in altre si è così diversi da essere complementari... se ci si impegna.
Perché l'amore, tra un uomo e una donna, è l'incontro delle due grandi forze che, se sono in armonia, danno un'incredibile messe di gioia.
Tutte le grandi filosofie orientali parlano di questa unione.
Il Cielo e la Terra.
Metodo e Saggezza.
Yin e Yang.
Beatitudine e Vacuità.
Solo dall'unione dei due opposti nasce la grandezza che permette il superamento della dualità.
E nella coppia, solo dal superamento degli spigoli, dall'integrazione delle differenze, dalla comprensione, dal rispetto, paziente, quotidiano, così difficile e così bello, nasce l'amore vero. Quello che dura tutta una vita e che ti arricchisce al punto che anche solo pensarci ti fa sorridere.
Anche quando sei rimasta sola.

martedì 17 gennaio 2017

Di ritorno a casa

Torno dalla Toscana. Giorni bellissimi. Lavoro intenso, bella gente, bei risultati (non miei...di Dawa! Ma è bellissimo uguale!).
Per strada, fino ad Ovada, un vento tremendo. E' riuscito perfino a spostare un camion davanti a noi!
Lasciato Dawa a casa sua, proseguo per le mie montagne.
Le amo. Le mie montagne.
Lo so che la Toscana è bella. Ma per qualche strana ragione io, in queste montagne che non sono legate al mio passato, mi sento a casa.
Le vedo. Sorrido.
Arrivo.
Fuori -5.
In casa... +5.
Accendo la stufa a pellet....e la bastarda non parte. Che poi, per farla ripartire, tra una cosa e l'altra ci va 1 ora.
Accendo la stufa a legna e butta fuori una marea di fumo.
Me lo ha spiegato un'amica geometra (ma in gamba eh!). Ho l'exhaust, come si dice in italiano, mannaggia, insomma, il camino della stufa che è troppo lungo. Al piano di sopra c'è un ...piano che volevano fare, ma che hanno lasciato al rustico, con finestre tappate alla bell'è meglio, con delle assi... Per cui quando le temperature sono moooolto basse, il tubo che fa da camino alla stufa, non si riscalda e manda giù il fumo (quando il calore nel tubo aumenta butta giù un liquido nerastro e puzzolente, risultato della condensa + fumi). Quando siamo solo intorno ai -2 l'ambaradan va benissimo. NO fumo, no liquidi puzzolenti.
A -5....fumo e dopo liquidi puzzolenti. Si sa. E' Samsara.

Insomma.
Arrivo a casa dopo tre bellissimi, ma stancanti, giorni di lavoro (per giorni si intende uno dalle 5 a.m. alle 20 p.m. non stop, con 500 km di guida nella prima parte. Il secondo dalle 8 a.m. alle 22 p.m. E il terzo dalle 8 a.m. ....fino a quando sono arrivata a casa alle 4 p.m. con 500 circa km in mezzo. :D
E non mi parte la #@[@#ˆ¡@# di stufa a pellet...che poi, per farla ripartire, tra spegni eriaccendi, ci va 1 ora buona.
Quella a legna manda fumo. Tanto. Tipo "nebbia forte in Val Padana".
Me, io, sono stanca, sporca (non ho fatto docce per tre giorni per motivi di logistica) e affamata (Dawa mi voleva cucinare un pranzo ma io SAPEVO che mi aspettava l'ordalia delle stufe e ho declinato l'invito).

.... tre ore dopo.
La cucina è a 11 gradi. La camera da letto, ancora fumosa, a 8. Io me, dopo due bicchieri di rosso, sono cotta... ma ancora non posso fare la doccia.

Eppure. Mi sento allegra. Ho usato tre giorni della mia vita per stare con la gente...e...fare una differenza!

Buona serata
con amore
Niki



venerdì 13 gennaio 2017

Robetta quotidiana

Non mi stavo fustigando, mi stavo dicendo che regire male non porta niente di buono nè a me, nè agli altri. Anzi. E dato che desidero essere felice, vorrei eliminare le cose che aumentano, anche di poco, l'infelicità. Mia e degli altri. Ed essere consapevole quando faccio una cavolata è l'unico modo per cominciare ad uscirne.
Niente di che, mica roba da grandi particanti. Giusto robetta quotidiana.


martedì 10 gennaio 2017

Pensieri sparsi

E' tutto il giorno che un pensiero mi frulla nella testa: come sia facile ferire le persone. Per noncuranza, per distrazione, per mancanza di calore. Per vendicarci con chi capita capita, di qualche torto subito dalla vita.
Non mi tiro fuori dal mucchio, anzi, è proprio pensando ai miei sbagli che mi soffermo su questi pensieri. E' troppo facile giustificarmi e dire: ero nervosa, ero stanca, avevo raschiato anche il fondo del barile. Che cosa mi costava fare un piccolo sforzo in più e non creare malessere?
Viviamo in un mondo che trabocca di gente che sta male, di gente arrabbiata, di gente spaventata. Perché ho dovuto aggiungere il mio grammo di negatività?
Prossima volta cercherò di stare più attenta.

venerdì 6 gennaio 2017

Ritiri e "Mondo reale"

Rispondo qui all'anonimo/a che, con affetto e simpatia, mi dice di non entrare in ritiro ma di restare e "vivere vivere vivere".

Quando ho compiuto 8 anni, l'architetto Rocco, un amico dei miei genitori, mi ha fatto un regalo impagabile. Mi ha regalato una bellissima edizione integrale (non quelle schifezze riadattate per ragazzi, mai capito questa idiozia italiana di riadattare i libri) dei Libri della Jungla di Kipling.
Mi sono piaciuti immensamente, ma il racconto che mi ha affascinata di più è stato "il miracolo di Purun Bhagat". La storia di un potente bramino indiano che, arrivato a 60 anni, abbandona tutto e diventa un sannyasi. E, armato solo del suo bastone di pellegrino e della sua ciotola di mendicante, va a ritirarsi in una valle himalayana.
Dagli otto anni in poi non ho mai dimenticato il sogno di pace di Purun Bhagat.
Mi piaceva molto di più che non le storie di principi azzurri, principesse addormentate e nani laboriosi.
Certe volte, quando leggevo dei picchi dell'Himalaya, mi sembrava quasi di sentire il vento col profumo dei cedri deodara, di vedere in quell'aria cristallina che accorcia le distanze.
Però non sapevo come realizzarlo. Sapevo solo che mi attraeva in modo potente.
E intanto, il mondo, che non capivo, mi aveva presa tra le sue grinfie. Sballottata a destra e a manca, rendendomi sempre più confusa.
Poi ho incontrato Dario e il Dharma (messi in questo ordine perché è stato Dario ad invitarmi a sentire gli insegnamenti di Ghese Yeshe Wangchuck).
E lì ho ritrovato me stessa, la mia strada, un senso del vivere.
Non ho fatto molti ritiri in vita mia per un motivo molto semplice. Sono così felice quando sono in ritiro che, rientrare nel "mondo reale" per me è angosciante.
In ritiro, le quattro sessioni di due ore ciascuna, sono tostissime. In certi giorni sembra di non riuscire a sopportarle. La mente si ribella come un serpente in mano ad un bambino. Si divincola, morde, urla, soffia.
Però poi, ad un certo punto (che può essere dopo giorni...o anche mesi), si calma.
E la cosa meravigliosa è che con la mente si calma tutto l'intenso flusso di pensieri che non la abbandona mai nella vita normale. Ti accorgi solo in quei benedetti momenti di quanto la mente è sovraccarica SEMPRE di pensieri che si accavallano, nascono, muoiono, si scontrano in un flusso melmoso e caotico... tutto il tempo.
Ad un certo momento, in ritiro, nella mente sorge il silenzio.
E' come un'alba dopo una lunga e tormentosa notte devastata dalla febbre.
Ed è la sensazione più bella, più felice che abbia provato in tutta la mia vita. La cosa più vicina alla perfezione. Il vero riposo, la vera felicità.
Dario non era portato alla vita contemplativa. In ritiro diventava nervoso. Così ho sempre tenuto in un angolo della mia mente il desiderio di entrare in un ritiro definitivo. Come un desiderio proibito, perché lui era il centro della mia vita. Anche spirituale, perché, in un certo modo, era il mio maestro. Da lui ho imparato tantissimo.
Adesso sono sola. Potrei finalmente, organizzandomi un poco, realizzare il sogno di una vita. Entrare in ritiro per sempre.
Ma c'è il lavoro delle diete, che potrebbe aiutare veramente molte persone. Più studio con Dawa la dieta e ne vedo gli effetti, anche con i suoi pazienti, e più mi rendo conto di come potrebbe cambiare in meglio la vita di un sacco di gente applicare la dietetica tibetana.
Non per dimagrire (certo, anche quello), ma proprio per avere una vita migliore. Anche mentalmente, per combattere ansia, depressione, rabbia...
E così rimando il mio sogno di silenzio.
Perché, avendo per le mani una cosa potenzialmente di beneficio per tanta gente, sarebbe egoista pensare solo a me. Sarebbe negare i fondamenti della pratica.
Se poi le cose proprio non funzionassero, vorrebbe dire che il mondo non ha il karma. E allora potrei partire.
Se invece funzionassero, dovrei solo aspettare un po'di più. Far partire le cose, farle crescere, stabilizzarle, creare una fondazione che le porti avanti....e, finalmente, entrare in ritiro.

giovedì 5 gennaio 2017

Intersezioni

A volte vorrei mollare tutto e riposare, lontana dai rumori del mondo. Ma la mia vita è così strettamente legata alla vita di altri. Una mia decisione potrebbe essere tremenda per qualcuno. Non siamo interamente padroni di noi stessi. Una stretta rete di relazioni interdipendenti ci avvolge. Si chiama karma. Ma è solo accettando la realtà di questo e lavorando per purificarne gli effetti, che, alla fine, potremo essre veramente liberi.
Certo, il prezzo da pagare è alto. Ma il premio è la libertà.

domenica 1 gennaio 2017

Buon Anno Amici!

E' una bellissima e gelida mattinata di sole. Con quell'aria tersa che regala solo l'inverno. La stufa canta il suo calore e io vi scrivo, con la solita tazza di caffè fumante sul tavolo.
Buon anno, amici!
Buon anno a voi, che mi siete stati vicini nelle mie vicessitudini! Buon anno amici, compagni di viaggio! Di questo viaggio incredibile che è la vita.
Buon anno, che sia un anno importante per tutti noi, che segni dei cambiamenti in meglio, anche piccoli, ma che ci diano lo spazio per costruire un futuro migliore.
Buon anno a chi ancora sa amare e sa ridere e sa rinunciare a qualche cosa di sè stesso per quelli che ama.
Buon anno a chi deve ricostruire una vita, perché forse non è che un'occasione per crescere e non una disgrazia. Anche se è difficile e a volte si cade nell'oscurità della depressione, ma poi ci si riesce a rialzare.
Buon anno a chi ha figli, che l'anno sia prospero per le vostre creature.

Buon anno! Abbiamo un anno nuovo davanti a noi. Viviamolo bene, qualsiasi cosa ci porti.