giovedì 29 settembre 2016

Pensieri sparsi

A volte succede una cosa minuscola, ma proprio piccola ma è il sassolino che fa partire una valanghetta.
Un giorno sarà un sassolino più grosso e farò la valigia e scomparirò.
In fondo, questo è un pensiero che mi rassicura.

sabato 24 settembre 2016

Che brutto! Però...

Che brutto finire, cercando un'altra cosa, su di un'immagine che riguarda un lavoro fatto con amore e creatività insieme a Dario. Farsi prendere, per una volta, dalla curiosità, andare a vedere il sito... e trovare l'ombra del nostro lavoro, ma stravolta, imbruttita e involgarita. Leggere i testi e trovare che hanno copiato (peggiorandoli) anche quelli. E si sente che, mentre quando quei testi (quelli veri, scritti bene come stile e senza errori di sintassi) noi li avevamo nel cuore, ci credevamo...invece lì non ci crede nessuno. Li usano perché, pure stravolto e involgarito, il nostro lavoro ancora funziona.
E' stato come vedere un lavoro che ho amato fotografato con una lente deformante.
Bruttissimo.

Però. Però.
Mi ha dimostrato che chi cerca di copiarci non riesce mai a fare un buon lavoro. Perché Dario ed io, quando crediamo in qualche cosa, ci mettiamo il cuore. E si sente. Quando Dario ed io ci impegnamo lo facciamo davvero e nel nostro lavoro mettiamo il Dharma e la nostra vita.
Non è una cosa che si può copiare... e se qualcuno la copiasse, non potrebbe creare un clone distorto e malformato del nostro impegno, perché sarebbe anche lui sul sentiero. E quindi pulito.
Pensando questo ho chiuso la pagina del sito e lasciato i fantasmi ai fantasmi.

Ho un progetto vivo, vero e importante da mandare avanti. Per Dario, per me, per quelli che ci lavorano, per quelli che ci hanno aiutato o ci stanno aiutando e per tutti quelli che ne beneficeranno. E' un progetto luminoso. E' un progetto che potrà fare molto per molti.
E che mantiene vivo il mio amore per Dario e per il Dharma.
Buona giornata a tutti!


giovedì 22 settembre 2016

La Niki, l'Universo e Tuttoquanto...

Io me, la Niki, sono un piccolissimo bruscolino nel mondo. Con tre amici che mi seguono e commentano, più uno che legge e non commenta mai.
Sono vecchiotta, con poca salute, incasinata, sempre al verde. Però voglio bene ad un sacco di gente e alcuni mi vogliono bene. Vivo ogni giorno come se fosse l'ultimo e certe volte, quando la salute vacilla più del solito, ci spero, che sia l'ultimo. Ma non sono così fortunata.
Scrivo, cucino, studio, leggo, faccio da segretaria a Dawa, da factotum per Gawaway, da "mamma" o "sorella maggiore" per alcune persone che, non si capisce come mai, pensano che io possa aiutarle. Alcune sono addirittura convinte che le abbia, effettivamente, aiutate.
Ho un regime di vita monastico da tutti i punti di vista. E la cosa mi va benissimo. Non rientrerei nel marasma del gioco delle coppie per niente al mondo. Ho avuto fortuna una volta, mi basta. La perfezione non si ripete.
Mi vesto con avanzi di mie amiche e con due paia di jeans che ho comprato anni fa alla lidl per 9 €. Se avessi un po'di soldi in più mi comprerei quei vestitoni larghi e comodi. Perché il vizio delle cose belle mi è rimasto, però, se devo indossarle, devono essere comode.
Ogni tanto, su fb, vedo gente che posta foto di vecchiette vestite stravaganti e scrive: da vecchia voglio essere così. E mi fanno tenerezza. Perché il vestito è solo un involucro. Stravagante lo diventi dopo una vita vissuta sempre fuori dagli schemi.
Una volta, un personaggio del mondo della moda mi ha detto: tutti vorrebbero avere un look speciale, FARE trend, essere "cool". E invece, tutto quello che fanno è seguire le indicazioni delle riviste di moda. Chi crea i trend, della moda se ne frega. Sono passati gli anni e mi sono resa conto che anche in tutti gli altri campi è così. Le persone seguono il pensiero dominante ma pensano di essere "diversi", di essere "avanguardie", cool.
Non è che io sia migliore, solo che mi trovo sempre e invariabilmente, da tutta una vita, dalla parte delle minoranze, dei diversi veri, quelli che non si fanno inscatolare da niente e nessuno. Anche il mio modo di essere buddhista, grazie a Dario, è diverso. Non sono una devota, temo...
A volte mi chiedo perché, poi siccome non trovo la risposta lascio perdere.
Però di una cosa sono sicura. La diversità, quella vera, la paghi sempre, amaramente. Finchè non te ne fai una ragione e ti accetti tu. E cominci a vivere in pace con te stessa. Cosa fanno gli altri è un problema loro. Al massimo vuoi loro bene, o li stimi, o ti dispiace per loro, o ti irritano (e allora ti limiti a evitare di averci a che fare).
E alla fine capisci che sei diventata una strana vecchia signora. Non per una scelta consapevole, lo sei diventata attraverso tutti gli anni che hanno composto la tua vita, con le miriadi di piccole scelte quotidiane.
Ci pensi sopra e poi alzi le spalle. E' andata così.

domenica 11 settembre 2016

Ribelli si Nasce

Quando ero giovane avevo buon cuore e senso di responsabilità. Non ho mai abbandonato una persona bisognosa di aiuto, ma, spesso, ho sbagliato in buona fede perché ero troppo egocentrica.
Nessuno mi aveva spiegato che a volte, per vincere, bisogna lasciare la vittoria agli altri.
Nessuno mi aveva insegnato che la disciplina morale è il fondamento della libertà, quella vera.
Nessuno mi aveva mostrato che le emozioni non sono altro che legami che ci inchiodano alla sofferenza, che per essere felici bisogna saperle superare.
Ci è voluta una vita di sofferenze, gioie, impegno, cambiamenti anche drammatici e spesso violenti, di dolore, di amore e di insegnamenti di Dharma per arrivare a queste semplici verità.
Per cominciare a cercare, poco alla volta, di integrarle nel mio quotidiano.
Senza queste fondamenta io non saprei vivere, adesso, con tutto il dolore che mi è franato addosso. Non potrei aiutare le persone che si rivolgono a me. Non potrei nemmeno sorridere e rigioire di una giornata di sole o di una tazza di buon tè, scuro e bollente.
Sarei un'ombra di me stessa, devastata dal dolore atroce della mia perdita e inchiodata da un corpo che non funziona (da sempre) molto bene, ma che adesso è davvero diventato un disastro.
La libertà è uno stato della mente. E si comincia a percorrere la strada che ci porterà a raggiungerla praticando con impegno costante: moralità, pazienza, generosità, concentrazione (che va e viene, ma va cercata con determinazione e senza stancarsi) e saggezza (che all'inizio è la grande assente ma che poi, piano piano, fa capolino). Mi rendo conto che scrivendo queste parole parlo di cose impopolari, fuori moda. Che adesso si crede che libertà voglia dire poter fare tutto, anche quello che ci nuoce gravemente, concentrarsi su sè stessi e sulle mode comportamentali. Ma andare contro corrente, contro le ipocrisie imperanti, anche se mi è sempre costato molto, non è mai stato un problema per me, quando ero convinta di perseguire la strada giusta. Ribelli si nasce. 

venerdì 9 settembre 2016

Vite che si incontrano

E' bello fare colazione in una cucina luminosa e vedere la corte giù in basso e, dietro le case della corte, gli alberi sulla collina di fronte.  Sorseggio il mio tè e penso. Sono stanca e mi aspetta un'altra giornata pesante ma ho la prospettiva di poter (forse) riposare sabato e domenica.
Sarebbe bello riposare.
Ieri sera mi hanno chiesto di fare da baby sitter per un'ora, alcuni giorni della settimana (appena mi sarò ripresa bene), ad un quasi adolescente difficile, e che sta vivendo mele la conflittualissima separazione dei genitori. Ho accettato con riserva. Gli voglio bene (e lui ne vuole a me) e temo di essere l'unica persona che potrebbe dargli una mano in questo caos. Lo ritengo un ragazzino intelligente e volitivo, che è in una fase critica: sta decidendo se diventare (come dicono tutti) un disgraziato o, come dico io, una persona di valore. Certo che è una responsabilità grossa e, soprattutto, non so se fisicamente riuscirò a tenere botta. Però non provare sarebbe da vigliacca. Il premio in ballo è troppo grosso: aiutare un ragazzino fantastico a superare bene un brutto momento e uscirne intero.
Le avventure non sono solo nei caraibi. L'avventura è riuscire a fare una differenza, o almeno provarci, accettare la sfida, nella vita di qualcuno.
p.s. Non capisco perché mi ha formattato il post con questi spazi orrendi ma sono troppo stanca per modificarli. Portate pazienza.

domenica 4 settembre 2016

Pensieri stanchi

Sono a letto che cerco di riprendermi dalla massacrata del trasloco (non che sia finito, ma a questo punto non sono nemmeno in grado di strisciare fuori dal letto).
E penso.
Penso a Dario e mi viene la nostalgia.
Penso alla mia pratica e mi rendo conto che zoppica.
Penso al lavoro che è fermo.
Penso che tutto mi sembra troppo. Anche mettere a bollire (col bollitore, non ho ancora fornelli e lavello connessi) dell'acqua per fare il tè mi sembra un problema insormontabile.
Leggo e non seguo il testo.
Apro il computer e mi perdo a pensare. E sono triste. Tutto mi rattrista.

Ok. Ho capito. Spengo tutto, cerco di non pensare a niente e domani sarà un altro giorno. Quando si è troppo stanchi meglio chiudere i boccaporti e aspettare che passi la tempesta.