sabato 25 giugno 2016

Il Dharma, la Vita e Tuttoquanto

Sembra passata una vita dalla sera in cui sono andata a letto terrorizzata perché il giorno dopo partivo per la Spagna in macchina, da sola, avendo deciso (per motivi economici) di dormire in macchina, con lo sciopero della benzina in Francia in corso e per andare ad un insegnamento di Dharma per la prima volta senza Dario. Da sola in mezzo ad un sacco di sconosciuti. In più stavo ancora male e barcollavo per i giramenti di testa.

Si lo so che è infantile. Ma io mi sentivo così.

Così ho deciso (tanto ero sola) di non mettere la sveglia e di partire con calma. Senza farmi fretta.
Mi sono svegliata alle 7, ho fatto colazione tranquilla, caricato la macchina.... e sono partita cantando mantra di purificazione.
Dopo 5 minuti la paura era passata. Oramai ero in ballo.
Ho attraversato la Francia, passato l'Empordà piangendo come una fontana (ci ho vissuto l'ultimo anno felice con Dario) e sono arrivata a Barcellona. Che ha il raccordo anulare sempre trafficatissimo. Così ho deciso di proseguire e di superare anche Valencia.
Volevo trovarmi, la mattina sucessiva, con le zone trafficate alle spalle.
Dopo Valencia mi sono messa a cercare un buon posto per dormire. I primi tre erano troppo bui e solitari. La quarta stazione di servizio era illuminata bene e c'erano altre tre macchine con gli occupanti che dormivano.
Mi sono sistemata con il mio cuscino e la mia copertina e mi sono messa a dormire. Per me era importante farlo, non solo per risparmiare, ma era anche un modo per dirmi che, se voglio fare una cosa, non mi lascio fermare da quisquilie. Che posso ancora farcela.
Mi sono svegliata piuttosto riposata alle 8:30 del mattino. Ero contentissima. Mi sono fatta una doccia, colazione, sadhane.... sgranchite le gambe e sono ripartita.
Sono arrivata a Pedreguer ad ora di pranzo.

C'era una grande confusione e io mi sentivo felice di esserci. Aspettando ho fatto amicizia con un ragazzo tedesco molto gentile e con un anglo-coreano appena trentenne che insegna sanscrito all'università. Era bellissimo.
Il centro è su una collina ripidissima che ha di fronte una piana e poi il mare. C'era tantissima gente da tutto il mondo. Cina, Taiwan, Perù, Bolivia, Canada, Australia, Sud Africa, Brasile, USA, Malesia (cinesi malesi), Russia, ovviamente da tutti i paesi europei, nessuno escluso e così via. La più anziana era una signora di 90 anni che veniva dalla Patagonia.
Si parlava un misto di inglese e spagnolo e la gente era veramente gentile. Sia lo staff del centro (che ha fatto un lavoro pazzesco), sia gli ospiti.
Considerate che eravamo circa 500 in un centro che ha si un tempio grande, ma pochissimo posto per l'accolglienza. Ci avevano sparpagliati in giro per un raggio di 5 km.
Per fortuna io avevo la macchina, altrimenti non sarei riuscita a seguire gli insegnamenti. La strada era troppo ripida. L'unica volta che ho cercato di farla a piedi sono mezza svenuta.

E poi, soprattutto, c'era Sua Santità il Sakya Trinzin.

Ha dato insegnamenti stupendi, profondi, importanti. L'energia che girava era gentile, ma molto potente.

I primi giorni ho pianto. Era come se, dentro di me, ci fosse una fonte infinita di dolore atroce. Un dolore pulsante, violento, insopportabile. La febbre (con l'aiuto del cibo che era esattamente quello che Dawa mi aveva pregato di evitare, ovvero: molto unto, fritto, vegetariano e con pochissime proteine) mi ha aggredita il terzo giorno ed è arrivata a 40 velocemente. Ma io andavo ugualmente agli insegnamenti.
Sentivo, nella confusione della febbre, che mi stavano facendo del bene, che era l'occasione della mia vita. Che non potevo perdere una sola parola.
Poi un'amica mi ha curata e ho cominciato la risalita.
E di botto ero serena. Mi mancava Dario, ma in maniera diversa. Gli insegnamenti mi hanno aperto una porta (e Dario lo sapeva che lo avrebbero fatto, aveva tanto insistito che ci andassi), hanno dato un senso a quello che mi è successo e mi hanno indicato una strada.
Lo so che ero buddhista anche prima. Ma ricevere insegnamenti da un essere santo può fare una grossa differenza. Se si acccetta l'aiuto, si può trovare una via di uscita anche dai dolori più atroci, in modo da rendere anche loro un motivo ulteriore di percorrere il sentiero.
E le persone che ho incontrato, anche loro mi hanno aiutata.
Con alcune sono nate amicizie importanti, che affondano le radici nel Dharma. Perché ho bisogno di sentirmi vicine persone che percorrono il mio stesso sentiero, adesso che il mio amore è passato ad un diverso livello di esistenza.
Quando c'era lui avevo tutto a portata di mano.
Adesso devo riguadagnarmelo.

Per cui, facendo un bilancio di questo soggiorno, mi rendo conto che sono tornata a casa con la mente più serena, con alcuni amici preziosi, decisa a praticare più intensamente e a studiare con impegno.
Non male, anche se, purtroppo, per motivi di salute ho dovuto interrompere il soggiorno prima.

Non mi illudo che il dolore sia scomparso. Era troppo atroce e profondo. Ma adesso ho i mezzi e, soprattutto, la volontà di combatterlo. Perché il dolore non è Dario. Dario è il mio amore e l'amore porta gioia.
Il dolore invece è mio nemico e come tale va combattuto.

Come recita una delle Meditazioni Illimitate: possano tutti gli esseri senzienti avere la felicità e le sue cause.

2 commenti:

  1. Da quanto tempo non ti leggevo? Bello questo percorso, io lo faccio ma con un altro gruppo buddista, comunque c'è evoluzione e la vita va sempre più in profondità.

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