lunedì 9 maggio 2016

Lo so che sono strana

Sempre saputo di essere strana. Fin da piccola. Me lo dicevano gli altri.
Alla fine ci ho creduto. Così me ne sono andata per la mia strada, visto che, per quanto io mi fossi sforzata, non ero riuscita a seguire la loro.
Il Dharma l'ho incontrato per caso. Si dice così, vero? In treno, tornando da Torino e poi a Milano.
Ed è stato amore a prima vista.
Non che io sia mai stata una grande praticante, per fortuna avevo Dario vicino che mi aiutava. E mi aiutava talmente bene e con tale discrezione, che, adesso che sono sola da oramai quasi due anni, i suoi insegnamenti continuano ad indicarmi la strada.
E io la seguo. Perché è la "nostra strada", la sua, ma anche la mia.
Faticando, zoppicando, sbagliando. Ma non mollo. E millimetro dopo millimetro qualche cambiamento lo sto ottenendo.
Desidero sempre, sopra ogni cosa ritirarmi in meditazione. Adesso le mie sessioni quotidiane sono due e brevi,  a volte solo una, perché ho troppe cose da fare. Cose per me complicate.
Ma il lavoro è la mia pratica vera, come mi diceva sempre Dario. Un lavoro per vivere, ma soprattutto per fare del bene a quanta più gente possibile.
Per me sarebbe troppo facile mollare il mondo. Non c'è più niente che mi attira.
Vacanze? Si, sono carine ma è meglio un ritiro, funziona meglio. Casa? Un posto dove lavorare e tenere me e le cose al coperto e dove ho la connessione internet buona. Vestiti? Avessi due soldi in più mi farei una divisa, tipo monache cinesi, coi pantaloni. Così avrei risolto. Per ora vivo in tuta o in jeans e magliette. Cibo? E' il mio lavoro. Se è buono lo apprezzo, ma, lo sapete, vado avanti a minestroni o robe simili per settimane senza grossi problemi.
La sera, prima di dormire, studio. Mica perché sono brava... è che mi rasserena molto più di un romanzo. Oramai, a parte qualche autore per ragazzi che amo da sempre, non leggo più niente che non sia collegato o alla pratica o al lavoro (e leggo anche le notizie, per capire a che punto del Kalyuga siamo).
A volte mi trovo ad osservare la mia mente come un gatto osserva il topo, pronta a prenderla quando va in giro a fare danni. Purtroppo non sempre lo faccio, ma da qualche parte si deve pur cominciare.
Ultimamente vedo che anche i social mi attirano meno. Sono stati la mia ancora di salvezza per imparare ad accettare la solitudine, però adesso mi piace anche il silenzio della mia vita.
...insomma sto peggiorando.

E' difficile capirmi? Lo so. Sono sempre stata strana. Oramai mi ci sono abituata.

2 commenti:

  1. Non è con la meditazione che si fugge dal mondo e dal proprio dolore

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    1. La meditazione non serve a scappare, ma a trasformare. :) E' diverso. Se scappi, i problemi ti rincorrono, perché sono nella mente, non nel luogo. Trasformare, invece, risolve il problema definitivamente.

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