domenica 24 aprile 2016

Aspettando la fine della tranquillità

I padroni di casa hanno affittato il buchetto al piano di sopra ad una famiglia musulmana (praticante, le due donne che ho visto portano il velo) di cinque persone.
Ora, da casa mia si sente anche se cade uno spillo. Immaginate 5 persone che vivono in un ambiente piccolissimo, giusto sopra la mia stanza-ufficio.
Fossero anche santi, devono pur camminare, spostare le sedie.
Vuoi che non guardino la televisione? Vuoi che i bambini non strillino e non corrano?
Mi è preso un colpo. Poi mi sono detta che non andava bene.
Così mi sto preparando alla fine della tranquillità. Pensando che, se Dario fosse qui, mi direbbe che dò troppa importanza a cose esterne, che se fanno chiasso basta non farci caso, che il problema sono io, che mi preoccupo addirittura in anticipo. Non loro.
Che se sono islamici, meglio, così mi rendo conto della situazione. Che forse mi faranno purificare il karma più in fretta, se la accetto come una purificazione. Che per uno/una sul sentiero ogni cosa è motivo per crescere, non per frignare.
E via di questo passo...

Così mi sto preparando.
Mi godo la tranquillità e penso che mi stavo abituando troppo bene. Che è meglio non perdere l'addestramento che mi ha dato l'India, col rumore del traffico e dei clacson che continuava tutta la notte (pausa solo dalle tre alle quattro del mattino).

Questo per la preparazione. Poi vedremo come andrà, però almeno adesso ho la mente serena.

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