venerdì 1 gennaio 2016

Se la Solitudine è una Scelta Serena

Natale e Capodanno sono, per noi persone sole, date infauste. Sono i giorni nei quali non c'è modo di sfuggire al fatto che non abbiamo nessuno, che siamo soli, che quelli cha amavamo non sono più con noi.
E allora è meglio prendere il toro per le corna e, invece che accontentarsi di surrogati, scegliere la solitudine del ritiro. Spegnere telefoni, staccare campanelli, dimenticare i social network ed accogliere il silenzio. Affrontare la crisi di terrore del giorno prima del ritiro, il terrore di ritrovarsi nudi davanti alla realtà della sofferenza.
E poi scoprire con serenità, quasi con gioia, l'aiuto che dà l'immergersi nel ritmo della pratica. In silenzio. Verrebbe il desiderio di non essere in questa terra di Toscana, così bella ma così terragna, verrebbe il desiderio intenso di essere tra le montagne. Le montagne hanno l'energia leggera perfetta per i ritiri.
La sveglia prima alle 5, il freddo della mattina non ancora nata, la luce delle offerte, lo scintillio dell'acqua nelle ciotole di metallo, l'incenso che brucia... e poi la meditazione, a volte facile, a volte dura, a volte insopportabile come una vescica nella scarpa quando si deve camminare ancora a lungo, a volte bellissima.
La mente si unisce al silenzio e lo ama, perché è un balsamo dopo le ore di impegno. Si schiarisce, rivede le cose in maniera diversa, sfoltisce i problemi, li razionalizza e li ordina.
Prende il lavoro, o il dolore, o la solitudine e li struttura per inserirli nella pratica.
Come in un ricamo infinito, un punto dopo l'altro, la mente cerca un disegno armonico da esprimere. Ma può trovarlo solo nella solitudine, nel confrontarsi con sé stessa, nell'andare oltre. 

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