mercoledì 28 dicembre 2016

Il Tempo Giusto

Ogni stagione ha le sue bellezze e le sue tristezze. La mia maturità ha portato tristezza ma anche buoni frutti.
Perché mi accorgo che ho imparato a farmi compagnia. Ad affrontare i problemi, anche pesanti, senza sperare che arrivi aiuto. Se poi arriva lo accolgo con un sorriso di felicità, ovvio, ma non me lo aspetto. Ho imparato ad affrontare le serate senza un suono in casa (il cagnetto della vicina che abbaia non vale come suono, solo come molestia). Ho imparato ad alzarmi la mattina consapevole che preparerò la colazione solo per me, eppure comincio a gustarla. A iniziare un lavoro anche sapendo che nessuno si fermerà per leggerlo da sopra le mie spalle, perché dietro di me non c'è nessuno. Ho imparato a sorridere ad una giornata di sole che è solo mia. Al mio corpo che riprende vita con DETOX e Tai Ki, dopo essere rimasto mezzo morto per due anni, riuscendo ad essere felice del cambiamento, senza pensare ad altro. Alla pratica quotidiana che mi pulisce la mente e che è così preziosa, che nei momenti di dolore più nero avevo abbandonato, perché non riuscivo a concentrarmi nemmeno su quella. Ho imparato a curarmi perché è giusto farlo, a regalarmi qualche piccola cosa perchè mi fa sorridere. Ho imparato a vivere senza l'alibi dell'impegno per le persone che amavo.
Ho imparato che, persi tutti i miei cari, io continuo a vivere. E non ha senso vivere a metà.

Insomma, la mia maturità mi ha portato il regalo della libertà... e del sentiero per imparare a sopportarla.

martedì 27 dicembre 2016

Aggiornamento allegro!

Vi racconto i mei pensieri, la mia vita e le mie tristezze. Vi voglio raccontare anche le cose belle!
Ieri, lo sapete, ho ripreso il Tai Ki. Quello che pratico io è la prima parte (il Padre) dello stile più antico di Tai Ki. La parte medica, esoterica.
E' fantastico.
Sto scrivendo dopo la seconda pratica, fatta stamattina appena alzata, e sto benissimo.
Mente e corpo sono in armonia. La mente è serena e il corpo si crogiola nel benessere. Che la cellulite si stia squagliando già da stamattina è solo un effetto collaterale gradevole e inaspettato (pensavo che ci volesse molto più tempo). La cosa incredibile è il sentirmi così bene! Ma bene in profondità!
Il corpo leggero, la mente limpida, l'energia che scorre bene.
Mi sembra che Dario sia vicinissimo, ma la cosa aggiunge felicità, non mi viene la tristezza (come mi succede di solito) perché non lo vedo. Posso aspettare.
Non mi ricordo quando mi sono sentita così l'ultima volta, non me lo ricordo proprio.
Ed è mattina, in casa ci sono 14 gradi, sono sola, i miei problemi economici sono sempre lì, quelli di lavoro pure....ma sono così...si, c'è un'unica parola che posso usare per descrivere come mi sento: felice.
Mi piacerebbe solo riuscire a condividere questa felicità con voi, che mi siete stati vicini per tanto tempo!
Vi voglio bene
Niki

lunedì 26 dicembre 2016

La Libertà da Dentro

Ho passato la vita, come tutti, ad aspettarmi che la felicità arrivasse da eventi esterni. L'uomo giusto, il lavoro giusto, la vacanza giusta...
Ho dovuto perdere tutto per capire che la felicità è una scelta.
Questa sera, seduta al mio computer, dopo aver lavorato bene tutta la mattina e aver ripreso (finalmente, non riuscivo a superare il blocco emotivo che mi inchiodava) il tai-ki nel pomeriggio, mi sento bene. Ho cenato presto con una delle ricette che amo della DETOX e tra poco andrò in camera a fare la puja.
Il corpo è rilassato come dopo un massaggio, segno che ho praticato bene. I muscoli vibrano ancora per il piacere del movimento lento e salutare. Il cibo mi ha sfamata con un sapore delizioso. Pur essendo economicissimo e leggero. La puja è il mio rifugio e la certezza della tranquillità della mente.
Mi sento serena.
Non importa se altre volte mi prenderà lo sconforto. Ho i mezzi per riemergere. Mezzi semplici, poveri, che non costano niente, che non dipendono dalle circostanze ma solo da me.

Mi sento libera.

venerdì 23 dicembre 2016

Ricordi e sacchi di pellet

Ho guadagnato un po'di soldi e mi sono comperata abbastanza pellet da arrivare serena alla fine dell'inverno. Ed è una bella sensazione. La stufa rumoreggia alle mie spalle e in camera non mi escono più le nuovolette quando respiro.
Il mio fornitore di pellet è un signore bosniaco.
Dico un signore perché, sotto la scorza rude, ha una cortesia compita di altri tempi.
Quando arriva è tutto cupo, ma poi si lascia andare a chiacchierare un poco e sorride. Mi chiama rigorosamente signora e mi dà del lei, dice che non si sognerebbe MAI di dare del tu ad una signora, non gli sembrerebbe corretto. Mi passa i sacchi di pellet (di solito lui ed il figlio non aiutano, ma con me lo fanno e non c'è verso di fargli accettare qualcosa per il disturbo) con garbo, come se mi porgesse una cosa preziosa, o come se io fossi una cosa fragile e preziosa... al figlio praticamente li tira :)
Mi diverte.
Sono una vecchia signora che ricorda i tempi in cui c'era il rispetto, in cui le signore venivano trattate, anche se decadute, con cortesia, e lui mi fa ritrovare questi ricordi, me li ravviva nel quotidiano.
Rientro in casa felice del mio inverno al sicuro e con il sorriso di un passato ormai lontano e scomparso per sempre che il Rocky mi fa affiorare nella mente. Ricordi di casa...
Sono una donna fortunata. Ho avuto tante vite, ho tanti ricordi e so ancora sorridere, nonostante tutto.

Buon Natale a tutti voi!

giovedì 22 dicembre 2016

Tempo di Bilanci

Arriva il Natale e per chi ha famiglia, amici e due euro in tasca è un momento di allegria. Per me è sempre un momento di riflessione sulla mia vita.
Quest'anno poi è successa una cosa giusto poco prima, ovvero il crowdfunding non ha funzionato e il progetto, così com'è, non è più finanziariamente sostenibile (di fatto è saltato), così mi sento ancora più disancorata del solito. Per due giorni ho avuto la febbre alta e crisi di dolore atroce. Quelle crisi violente, quando tutto intorno sembra oscuro e negativo e non si vede via di uscita.
Mi sono aggrappata al Tong-len, come un naufrago si aggrappa alla zattera. Il dolore mi assaliva e io pensavo a tutto il dolore del mondo e lo accoglievo e dedicavo a tutti, chi soffre e chi non soffre, i meriti. Dare e avere, ma in senso diverso da quello a cui siamo abituati. Accogli la tenebra e regali la luce.
E questo dare-avere, nel mezzo del dolore pulsante, erano davvero di aiuto. Non posso salvare la gente stritolata dalla guerra, nè quella distrutta a poco a poco da un mondo sempre più cattivo, ma posso controllare la mia mente, anche nel dolore più nero, e costringerla a modificarsi in modo pulito, essenziale, gentile.
Non è vero che non posso fare niente: posso cambiare me stessa.
Stamattina la camera da letto era a 9 gradi. Ma non me ne importava niente, perché oggi inizio un piccolo ritiro e la mia mente è in pace.

...fino alla prossima crisi. Ma l'importante è che ho un metodo per affrontarla, non solo, per usarla e uscirne un pochino meno pesante di prima, un pochino più forte. Forse non è molto, ma a me basta.

martedì 13 dicembre 2016

Bisogno di Bellezza

Guardo dalla finestra. Il sole sta illuminando gli alberi sulla collina di fronte.
L'aria è tersa, come solo l'inverno in montagna sa donare.
Sono raggrumata intorno alla borsa dell'acqua calda davanti al mio computer mentre sto cercando, creando, valutando, possibilità lavorative.
Non è un periodo stupendo della mia vita. Tutt'altro. Eppure questo istante, con il profumo del caffè che occhieggia lussuoso dalla tazza, è un momento di pace perfetta. Di bellezza. Di serenità.
Bevo il caffè a piccoli sorsi, per farlo durare, mi concedo di scrivere questo post. Ascolto la pace della mia casa, che in questa gelida mattina di sole invernale è amica. Penso al disastro che è il mondo intorno a me e mi spiace. Eppure dentro di me, sereno, incrollabile, c'è un piccolo nucleo di bellezza che resite, impervio ad ogni dolore, ad ogni disastro. E' un nucleo forte, fatto di cose che non vanno più di moda da un pezzo: moralità, impegno, serietà, pratica religiosa, amore... E' quello che mi ha tenuta insieme nel crollo della mia vita. Nell'assenza di tutto quello che amavo. Perché la vita ti può togliere tutto, ma non quel nucleo di bellezza che dipende solo da te, dalla tua volontà, dal tuo impegno.
Auguro una giornata di bellezza a tutti voi!
Con affetto
Niki

mercoledì 7 dicembre 2016

Come un sogno

Sei stanca e sono successe tante cose. Scende la sera. La casa è fredda.
Nessun rumore rompe il silenzio.
Nessun passo. Nessuna voce.
Non c'è nessuno.
La realtà non è così reale. La morte te lo fa toccare con mano.
Come può qualcuno che ami così tanto, semplicemente sparire? Che senso ha? Come può essere vero? Cosa è reale nella tua vita se tutto quello che è importante non è più vero della luna riflessa sull'acqua?
E tu cosa sei, chi sei? Sei il passato, una ragazza felice che abbraccia il suo amore. Sei la donna sola che piange al crepuscolo. Sei la vecchia che diventerai? Qual'è la tua realtà? La mente della gioia, la mente del dolore. Cosa sei davvero?
Forse anche tu non sei più reale di un riflesso della luce sull'acqua. Oggi sei, domani non sarai più. Tutto passa.
Tutto muore.
L'amore, il dolore.
L'unica cosa che continua ad avere un senso è imparare a lasciar andare. Perché non c'è altra via.

domenica 4 dicembre 2016

comunicazione di servizio

Sto passando un gran brutto momento. Da molti punti di vista. Portate pazienza, prima o poi riemergerò. 

venerdì 11 novembre 2016

Senza Rimorsi, Senza Rimpianti

Ho sempre vissuto intensamente la mia vita. Come se ogni momento fosse l'ultimo.
Non è un merito. Sono fatta così.
Anche il mio amore per Dario è stato ed è intenso. Il nostro matrimonio non è stato un sentiero di rose e di viole, ma è stato così importante che ci ha cambiati completamente e ci ha uniti in un modo inesprimibile.
Adesso che sono rimasta sola, il progetto che nel suo amore mi ha lasciato, sta diventando importante per me. Sempre di più. E mi appassiona. Mi stanca, ma mi insegna, pretende impegno, dedizione, voglia di imparare cose nuove, elasticità, inventiva, capacità di coinvolgere, di prendere decisioni., di affrontare sfide, paure, fragilità... è come un prolungamento della mia vita con Dario. Della sfida che era, quotidianamente, vivere con un uomo complesso come lui. Sempre pronto a partire per nuovi lidi e nuove storie.
Lui non c'è più, ma in qualche modo continua ad aiutarmi a crescere.
Come continua ad insegnarmi, giorno per giorno, l'importanza della mia pratica buddista.
Non rinuncerei ad un solo attimo del mio passato. E' troppo prezioso. Non rinuncerei ad un solo attimo del mio presente. Perchè mi sto ancora e sempre evolvendo.
Mi guardo indietro e mi rendo conto che no ho rimpianti, nè rimorsi. Ho fatto, come tutti, molti errori. Ma dagli errori ho saputo imparare, anche grazie a Dario ed ai suoi insegnamenti.
Mentre scrivo queste parole mi rendo conto che sorrido. Perché credevo che la mia vita fosse finita. Invece sta continuando e non ha cambiato corso, ha solo rallentato un poco, per darmi il tempo di rimettere insieme i pezzi, ma qualcosa mi dice che tra non molto sarà pronta a riprendere il vecchio, tumultuoso modo di essere.
Per stasera mi basta rendermi conto che, nonostante botte, paure, difficoltà, malattia, povertà...tutto sommato...sono contenta.
Buona serata a tutti voi, amici miei.

sabato 22 ottobre 2016

I giorni perfetti

Bevo acqua bollente e penso ai giorni perfetti.
Quando c'era lui. Quei giorni nei quali non serviva fare cose particolari. Bastava uscire nel giardino di casa nostra a Chundevi Marg (Katmandhu), o andare a fare la spesa all'INA market a Delhi, o raccogliere le verdure dal nostro orto sul lago Maggiore.
Erano perfetti perché c'era lui. Forse non parlavamo nemmeno molto, non serviva. Erano così tante le volte nelle quali uno pensava una cosa nel momento in cui l'altro la stava dicendo.
Era bello.
L'amore nel samsara è preziosissimo, anche perché finisce.
Un giorno lui c'è. E sei felice.
E poi ti ritrovi sola. Ti rimangono solo i ricordi.
Ma allora, cullando la tazza bollente tra le mani penso: non mi arrenderò mai.
Con lui la mia vita non è mai stata banale. Non deve diventarlo adesso.
Con lui la mia vita aveva un significato. Deve continuare ad averlo anche adesso.
Con lui ogni giorno era dedicato a progetti, ad impegni. Devono esserlo anche questi giorni e questi anni.
Perché diventare una vecchia signora che si lascia andare sarebbe come tradirlo. E tradire me stessa.
Però a volte devo ricordarmelo, perché la tentazione dell'oblio è forte.

Buon sabato, a voi che amate qualcuno, che sia vicino a voi o che sia andato per sempre. Siate felici, o siate almeno sereni.

mercoledì 19 ottobre 2016

Del Progetto di Dario e della mia vita

Nell'ultimo anno Dario, anche se malato, ha lavorato tantissimo al suo progetto. Quando sono rimasta sola, per me è stato quasi ovvio che sarei dovuta andare avanti e renderlo vivo.
Per lui, che ci teneva e pensava che avrebbe aiutato un sacco di gente, e per me, per avere un motivo per andare avanti.
Dawa ha fatto parte del progetto fin da subito. Chiara e Alejandro si sono aggiunti dopo. Poi molti amici hanno aiutato in tantissimi modi e anche questo è stato bello. Sentire che mi eravate vicini davvero.
Adesso Gawaway sta scalpitando per diventare vero e vivo. Per alzarsi sulle sue gambette e cominciare a muoversi nel mondo.
Però è ancora piccolo e va sostenuto. Così ci siamo rivolti ad una rete di crowdfounding americana che si occupa solo di progetti medici. Hanno trovato Gawaway interessante e ci hanno accettati.
Adesso è importante far girare questa cosa.
Vi va di darci una mano? Ho scritto (e Roberta Proto ha gentilmente corretto la versione inglese di volata), una breve introduzione da attaccare al link per presentarlo. In inglese e in italiano.
Se poi poteste andare sulla pagina del cf e metterci almeno un "like" ve ne sarei grata.

A chi ci darà una mano un sentitissimo GRAZIE!
Niki

Se si questo è il link del crowdfounding:
http://www.medstartr.com/project/detail/933

questa è l'introduzione in italiano e sotto metto quella in inglese.

“ Il progetto Gawaway che vi chiediamo di aiutare è una dieta per perdere peso velocemente, senza soffrire troppo (le ricette saranno buonissime) e con molti effetti collaterali positivi per la vostra salute. 
Per creare il sistema Gawaway stiamo riferendoci ad una tradizione antica e molto efficace: la medicina tibetana. Ma in un modo nuovo, molto facile da usare.
Il sistema è molto simile all’agopuntura. Solo che l’agopuntura lavora sul sistema energetico delle persone attraverso l’applicazione di aghi in punti particolari del corpo. Gawaway non usa gli aghi ma il cibo.
Ciascun cibo ha una particolare valenza energetica. Noi mangiamo e il cibo va a cambiare il nostro equilibrio energetico.
Se mangiamo il cibo sbagliato per la nostra “costituzione energetica” ingrassiamo, o diventiamo troppo magri, o, alla fine, ci ammaliamo.
Gawaway vi insegna il modo corretto di mangiare. Per perdere peso e per essere sani.
Per questo Gawaway non è solo una dieta dimagrante, ma un sistema completo per mantenersi sani."

"The Gawaway project we are asking you to help, is about how to return to your healthy weight quickly, without sacrificing too much. The method is based on tasty Italian recipes which offer many benefits for your health. The user friendly recipes are chosen based on the very ancient and effective traditions of Tibetan Medicine. 
The method bears general resemblance to the principles of acupuncture. Acupuncture works on the energetic system of a person focussing treatment through some special points on the body. Gawaway does not use the special points on the body to balance a person but FOOD! All food and drink has its own different energetic balance. By eating it, it affects our energetic balance. Food can be advantageous, neutral or even disadvantageous for your "energetic constitution". Your choice of food can affect your energy system. It can cause an imbalace which results in weight gain, weight loss, or even disease. By becoming aware of what your body needs to be in balance you can restore your health. The Gawaway method helps you identifying your body's needs, and offers delicious recipes to restore the balance in your body's energetic system. 
Gawaway is not only a diet, it is a personalized approach to balance your energetic system and stay healthy!"



lunedì 17 ottobre 2016

Il Suono dei Ricordi

A volte un profumo. un colore, una ricetta su cui sto lavorando, mi riportano la voce di Dario, la sua risata, le sue battute, la sua saggezza.
Quasi lo sento, il suono della sua voce. Sento il suo odore di pulito, l'aroma sottile del suo dopobarba. Mi viene la tentazione di girarmi di scatto, perché sono sicura che lui è lì, vicino a me.
Ma non lo faccio.
Per non vedere il vuoto.
Rimango, con le lacrime che mi scendono lente dagli occhi, ad ascoltare il suono dei ricordi. Che non si affievoliscono, ma diventano sempre più vivi con passare del tempo. E mi fanno apprezzare, con la loro nitidezza, quello che ho vissuto.
Forse un giorno riuscirò a superare questo dolore. Forse.

domenica 9 ottobre 2016

Per chi non lo sapesse....

Due anni fa è mancato il mio amore. Dario. E questo mi fa stare ancora molto, molto molto male. Mi manca sempre terribilmente. L'unico vero sollievo lo trovo nella pratica.
Come se questo non bastasse ho, per vari motivi, subito un tremendo rovescio finanziario quando lui è mancato.
Da allora sono sopravvissuta vendendo alcuni rimasugli di gioielli, facendo lavori saltuari e grazie all'aiuto di alcuni amici.
Dove vivo è una cosa che può interessare solo i miei amici più intimi. Vivo una vita estremamente semplice (per non dire povera) e ritirata. Non ho nè l'energia, nè la voglia, nè il tempo per fare vita di società.
Mi sono rimasti due unici scopi nella vita: la mia pratica quotidiana (che è una cosa molto privata) e realizzare il progetto di Dario.

Così, per la cronaca.

giovedì 29 settembre 2016

Pensieri sparsi

A volte succede una cosa minuscola, ma proprio piccola ma è il sassolino che fa partire una valanghetta.
Un giorno sarà un sassolino più grosso e farò la valigia e scomparirò.
In fondo, questo è un pensiero che mi rassicura.

sabato 24 settembre 2016

Che brutto! Però...

Che brutto finire, cercando un'altra cosa, su di un'immagine che riguarda un lavoro fatto con amore e creatività insieme a Dario. Farsi prendere, per una volta, dalla curiosità, andare a vedere il sito... e trovare l'ombra del nostro lavoro, ma stravolta, imbruttita e involgarita. Leggere i testi e trovare che hanno copiato (peggiorandoli) anche quelli. E si sente che, mentre quando quei testi (quelli veri, scritti bene come stile e senza errori di sintassi) noi li avevamo nel cuore, ci credevamo...invece lì non ci crede nessuno. Li usano perché, pure stravolto e involgarito, il nostro lavoro ancora funziona.
E' stato come vedere un lavoro che ho amato fotografato con una lente deformante.
Bruttissimo.

Però. Però.
Mi ha dimostrato che chi cerca di copiarci non riesce mai a fare un buon lavoro. Perché Dario ed io, quando crediamo in qualche cosa, ci mettiamo il cuore. E si sente. Quando Dario ed io ci impegnamo lo facciamo davvero e nel nostro lavoro mettiamo il Dharma e la nostra vita.
Non è una cosa che si può copiare... e se qualcuno la copiasse, non potrebbe creare un clone distorto e malformato del nostro impegno, perché sarebbe anche lui sul sentiero. E quindi pulito.
Pensando questo ho chiuso la pagina del sito e lasciato i fantasmi ai fantasmi.

Ho un progetto vivo, vero e importante da mandare avanti. Per Dario, per me, per quelli che ci lavorano, per quelli che ci hanno aiutato o ci stanno aiutando e per tutti quelli che ne beneficeranno. E' un progetto luminoso. E' un progetto che potrà fare molto per molti.
E che mantiene vivo il mio amore per Dario e per il Dharma.
Buona giornata a tutti!


giovedì 22 settembre 2016

La Niki, l'Universo e Tuttoquanto...

Io me, la Niki, sono un piccolissimo bruscolino nel mondo. Con tre amici che mi seguono e commentano, più uno che legge e non commenta mai.
Sono vecchiotta, con poca salute, incasinata, sempre al verde. Però voglio bene ad un sacco di gente e alcuni mi vogliono bene. Vivo ogni giorno come se fosse l'ultimo e certe volte, quando la salute vacilla più del solito, ci spero, che sia l'ultimo. Ma non sono così fortunata.
Scrivo, cucino, studio, leggo, faccio da segretaria a Dawa, da factotum per Gawaway, da "mamma" o "sorella maggiore" per alcune persone che, non si capisce come mai, pensano che io possa aiutarle. Alcune sono addirittura convinte che le abbia, effettivamente, aiutate.
Ho un regime di vita monastico da tutti i punti di vista. E la cosa mi va benissimo. Non rientrerei nel marasma del gioco delle coppie per niente al mondo. Ho avuto fortuna una volta, mi basta. La perfezione non si ripete.
Mi vesto con avanzi di mie amiche e con due paia di jeans che ho comprato anni fa alla lidl per 9 €. Se avessi un po'di soldi in più mi comprerei quei vestitoni larghi e comodi. Perché il vizio delle cose belle mi è rimasto, però, se devo indossarle, devono essere comode.
Ogni tanto, su fb, vedo gente che posta foto di vecchiette vestite stravaganti e scrive: da vecchia voglio essere così. E mi fanno tenerezza. Perché il vestito è solo un involucro. Stravagante lo diventi dopo una vita vissuta sempre fuori dagli schemi.
Una volta, un personaggio del mondo della moda mi ha detto: tutti vorrebbero avere un look speciale, FARE trend, essere "cool". E invece, tutto quello che fanno è seguire le indicazioni delle riviste di moda. Chi crea i trend, della moda se ne frega. Sono passati gli anni e mi sono resa conto che anche in tutti gli altri campi è così. Le persone seguono il pensiero dominante ma pensano di essere "diversi", di essere "avanguardie", cool.
Non è che io sia migliore, solo che mi trovo sempre e invariabilmente, da tutta una vita, dalla parte delle minoranze, dei diversi veri, quelli che non si fanno inscatolare da niente e nessuno. Anche il mio modo di essere buddhista, grazie a Dario, è diverso. Non sono una devota, temo...
A volte mi chiedo perché, poi siccome non trovo la risposta lascio perdere.
Però di una cosa sono sicura. La diversità, quella vera, la paghi sempre, amaramente. Finchè non te ne fai una ragione e ti accetti tu. E cominci a vivere in pace con te stessa. Cosa fanno gli altri è un problema loro. Al massimo vuoi loro bene, o li stimi, o ti dispiace per loro, o ti irritano (e allora ti limiti a evitare di averci a che fare).
E alla fine capisci che sei diventata una strana vecchia signora. Non per una scelta consapevole, lo sei diventata attraverso tutti gli anni che hanno composto la tua vita, con le miriadi di piccole scelte quotidiane.
Ci pensi sopra e poi alzi le spalle. E' andata così.

domenica 11 settembre 2016

Ribelli si Nasce

Quando ero giovane avevo buon cuore e senso di responsabilità. Non ho mai abbandonato una persona bisognosa di aiuto, ma, spesso, ho sbagliato in buona fede perché ero troppo egocentrica.
Nessuno mi aveva spiegato che a volte, per vincere, bisogna lasciare la vittoria agli altri.
Nessuno mi aveva insegnato che la disciplina morale è il fondamento della libertà, quella vera.
Nessuno mi aveva mostrato che le emozioni non sono altro che legami che ci inchiodano alla sofferenza, che per essere felici bisogna saperle superare.
Ci è voluta una vita di sofferenze, gioie, impegno, cambiamenti anche drammatici e spesso violenti, di dolore, di amore e di insegnamenti di Dharma per arrivare a queste semplici verità.
Per cominciare a cercare, poco alla volta, di integrarle nel mio quotidiano.
Senza queste fondamenta io non saprei vivere, adesso, con tutto il dolore che mi è franato addosso. Non potrei aiutare le persone che si rivolgono a me. Non potrei nemmeno sorridere e rigioire di una giornata di sole o di una tazza di buon tè, scuro e bollente.
Sarei un'ombra di me stessa, devastata dal dolore atroce della mia perdita e inchiodata da un corpo che non funziona (da sempre) molto bene, ma che adesso è davvero diventato un disastro.
La libertà è uno stato della mente. E si comincia a percorrere la strada che ci porterà a raggiungerla praticando con impegno costante: moralità, pazienza, generosità, concentrazione (che va e viene, ma va cercata con determinazione e senza stancarsi) e saggezza (che all'inizio è la grande assente ma che poi, piano piano, fa capolino). Mi rendo conto che scrivendo queste parole parlo di cose impopolari, fuori moda. Che adesso si crede che libertà voglia dire poter fare tutto, anche quello che ci nuoce gravemente, concentrarsi su sè stessi e sulle mode comportamentali. Ma andare contro corrente, contro le ipocrisie imperanti, anche se mi è sempre costato molto, non è mai stato un problema per me, quando ero convinta di perseguire la strada giusta. Ribelli si nasce. 

venerdì 9 settembre 2016

Vite che si incontrano

E' bello fare colazione in una cucina luminosa e vedere la corte giù in basso e, dietro le case della corte, gli alberi sulla collina di fronte.  Sorseggio il mio tè e penso. Sono stanca e mi aspetta un'altra giornata pesante ma ho la prospettiva di poter (forse) riposare sabato e domenica.
Sarebbe bello riposare.
Ieri sera mi hanno chiesto di fare da baby sitter per un'ora, alcuni giorni della settimana (appena mi sarò ripresa bene), ad un quasi adolescente difficile, e che sta vivendo mele la conflittualissima separazione dei genitori. Ho accettato con riserva. Gli voglio bene (e lui ne vuole a me) e temo di essere l'unica persona che potrebbe dargli una mano in questo caos. Lo ritengo un ragazzino intelligente e volitivo, che è in una fase critica: sta decidendo se diventare (come dicono tutti) un disgraziato o, come dico io, una persona di valore. Certo che è una responsabilità grossa e, soprattutto, non so se fisicamente riuscirò a tenere botta. Però non provare sarebbe da vigliacca. Il premio in ballo è troppo grosso: aiutare un ragazzino fantastico a superare bene un brutto momento e uscirne intero.
Le avventure non sono solo nei caraibi. L'avventura è riuscire a fare una differenza, o almeno provarci, accettare la sfida, nella vita di qualcuno.
p.s. Non capisco perché mi ha formattato il post con questi spazi orrendi ma sono troppo stanca per modificarli. Portate pazienza.

domenica 4 settembre 2016

Pensieri stanchi

Sono a letto che cerco di riprendermi dalla massacrata del trasloco (non che sia finito, ma a questo punto non sono nemmeno in grado di strisciare fuori dal letto).
E penso.
Penso a Dario e mi viene la nostalgia.
Penso alla mia pratica e mi rendo conto che zoppica.
Penso al lavoro che è fermo.
Penso che tutto mi sembra troppo. Anche mettere a bollire (col bollitore, non ho ancora fornelli e lavello connessi) dell'acqua per fare il tè mi sembra un problema insormontabile.
Leggo e non seguo il testo.
Apro il computer e mi perdo a pensare. E sono triste. Tutto mi rattrista.

Ok. Ho capito. Spengo tutto, cerco di non pensare a niente e domani sarà un altro giorno. Quando si è troppo stanchi meglio chiudere i boccaporti e aspettare che passi la tempesta.

martedì 16 agosto 2016

Pausa forzata

Per chi non mi segue su fb...non è che ho smesso di scrivere. E' che la risorsa del piano di sopra mi ha reso la vita impossibile tra rumori assordanti, hakeramento del mio computer (temo che sia andato) e, alla fine, distruzione della mia connessione internet. Ci mancava solo che usasse il mio IP per fini terroristici e poi finissi in galera io...
Quindi, con l'aiuto di un'amica che mi ha prestato i soldi per i nuovi allacciamenti delle utenze, dei soliti Anna e Gigi che mi procureranno un fornello e di un'altra amica che ha trovato la casa da affittare, sono di nuovo on the road.
E senza connessione visto che la risorsa me l'ha fatta fuori.
Speriamo che mi diano la corrente elettrica presto che appena ce l'ho scappo nella casa nuova. Dove invece che risorse, sul tetto corrono i ghiri e dietro, invece che altre risorse, c'è il bosco.

...ancora manca il lavello ma confido che da qualche parte salterà fuori. Buon agosto a tutti.

martedì 26 luglio 2016

Viaggiare nella Mente

Da quando sono bloccata qui, in Italia, ho il tempo per viaggiare nella mia mente. A volte la guardo, guardo come si comporta, cerco di capirla, cerco di domarla.
Ieri pensavo che è difficile in questo mondo così pesante non ferire nessuno. Anche solo piantando una verdura nell'orto uccido degli insetti. A volte per difendermi mi succede di urtare qualcuno, perché non posso farmi calpestare fino allo sfinimento. Non ha senso farmi distruggere. Non è una cosa buona.
Però sarei felice se riuscissi a non fare mai più, nemmeno in piccole cose, dal male agli altri esseri, almeno in modo volontario. Succede, a volte, che qualcuno mi irriti in modo così forte e continuo, che la rabbia mi porterebbe a dire qualcosa di antipatico. O che le formiche invadano la cucina e che per liberarmente ne ammazzi qualcuna. Ho fatto due azioni di questo tipo la settimana scorsa.
Dopo sono stata male per dei giorni.
Perché, sbollito la rabbia, non è possibile richiamare indietro le parole o far rivivere le formiche. Il danno è stato fatto. E non ci sono giustificazioni nel pensare che la mia è stata una reazione ad un comportamento di qualcuno o che ero stanca e dovevo pur farmi da mangiare.
Non c'è giustificazione.
Il male che faccio, per piccolo che sia, colpisce prima me e poi gli altri. E ogni volta che mi ricordo della parola cattiva, del moto di stizza, del mio egoismo, della mia cecità ai bisogni degli altri sto male. Vorrei poter tornare indietro e cancellarlo.
Ma non è possibile.
Vorrei perdonarmi e dimenticare.
Ma non ci riesco. Posso perdonare e dimenticare il male che è stato fatto a me. Non il male che ho fatto io. Quello rimane.
Per fortuna ci sono dei sistemi per, piano piano, imparare a ripulirsi di queste tracce del male. E sono grata di questo. Perché pulirsi dal male passato è rasserenante e aiuta a frenarsi dal collezionare altra immondizia mentale in futuro. E' bello sentire la mente che, poco per volta, si alleggerisce, anche solo di poco.
Non ci sono vacanze o divertimenti che valgano come questi microscopici passaggi della mente.
E di questo devo ringraziare Dario ed il suo paziente, costante, insegnamento quotidiano di una vita.

Mi chiedo che inferno abbiano nella mente quelli che uccidono altri esseri umani. O quelli che con arroganza hanno reso miserabili le nostre vite. E conoscendo almeno in parte la natura del male, mi rendo conto che sono irridimibili. Perché per non vedere la natura corrotta della loro mente volgeranno sempre di più le spalle alla bellezza e sprofonderanno sempre di più.
Ci vuole un grande coraggio, o una grande fortuna per cominciare a "vedersi" dentro, condizione necessaria per poter cominciare l'opera di bonifica.

Non sono coraggiosa, io faccio parte dei fortunati che hanno avuto molto aiuto per iniziare ad aprire gli occhi.

p.s. Scrivo perché ogni tanto me lo chiedete, quando vi annoio ditemelo! Perché, almeno per ora, non avrò mai niente di eccitante da raccontarvi, come quando vivevo in paesi differenti. Giusto i miei pensieri, che non so quanto possano essere divertenti per voi!!!!!

p.p.s. Ha ragione Andrea. CI si può sempre redimere, Milarepa è un esempio lampante. Ma per farlo ci vuole un enorme coraggio e una grande mente. Cose, purtroppo, rare....

mercoledì 20 luglio 2016

Mi dico che

Mi dico che ci deve essere un motivo se mi trovo in questa casa, con questi vicini.
Però non è imparare la pazienza. Forse la forza. Forse il coraggio.
Perché per portare avanti il lavoro di Dario non basta capire la cucina. Non basta lavorare a gomito a gomito con Dawa, facendo da ponte per la medicina tibetana. Non basta avere un team di persone valide. Non basta praticare.
Bisogna anche essere tosti. Andare avanti come un trattore non facendosi fermare da niente e da nessuno. Prendendo decisioni, muovendo pedine, creando situazioni.
Forse è questo il senso della mia solitudine aggredita da persone così pesanti.
Per tutta la vita ho avuto qualcuno vicino. Adesso devo fare da sola.
Se ho paura devo farmi coraggio, se sono stanca devo capire io che ho bisogno di riposo, perché nessuno mi dirà, Niki, fermati. Se i vicini mi fanno sentire accerchiata con le loro pretese e la loro aggressività strisciante, sono io che mi devo difendere. Perché nella stanza, con me, non c'è nessuno.
Perché non basta cercare di non fare mai il male per proseguire sul sentiero, ci vuole anche coraggio personale.
E va bene, cercherò di approfittare della lezione e di imparare anche questo.
Non so se ne sarò capace...ma temo di non avere scelta!

lunedì 11 luglio 2016

L'Importanza di Essere Consapevoli

Ne Buddhismo tibetano c'è un'iniziazione molto particolare che si chiama: "Cenresi che apre gli occhi".
Cenresi è il Buddha della compassione. Apre gli occhi perché senza cosapevolezza non possono esistere il bene, l'amore, la compassione.
Questo vuole semplicemente dire che dobbiamo cercare di vedere la realtà di quello (e di coloro) che ci circondano, in modo chiaro. Senza nasconderci dietro a muri di preconcetti, desideri di essere accettati, conformismi, di comode cecità.
Dobbiamo guardare con occhi bene aperti, dobbiamo capire. E poi, con la consapevolezza di quello che abbiamo davanti, dobbiamo cercare di provare compassione.
Il buonismo non è compassione perché tinge tutto di rosa e quando, per un qualche disguido, il rosa scompare, il buonista si sente tradito e si arrabbia tremendamente, spesso prendendo posizioni diametralmente opposte a quelle che aveva prima.
Chi cerca di sviluppare la consapevolezza unita alla compassione deve avere il coraggio di guardare le situazioni e le persone nella loro realtà, per brutta o bella che possa essere. Deve "vederle" veramente. E poi, senza occhiali rosa, deve provare compassione per tutti.
Ma una compassione asciutta. Che permette anche l'azione. Perché chi vede il male e, potendo contrastarlo, non lo fa, diventa complice.
E fa un doppio danno (triplo se consideriamo chi il male lo subisce) perché non solo accumula il karma negativo di non aver fermato il male, ma permette che anche chi sta facendo il male continui ad accumulare karma pessimo.
Non è lasciando il male imperversare che siamo compassionevoli.
E non finisce qui, perché chi cerca di sviluppare saggezza e compassione unite, mentre agisce, mentre vive, mentre vede il mondo com'è, deve sforzarsi di anche tenere nel cuore la compassione per tutti, o almo provarci, per vittime e carnefici.
Perché nell'ottica del ciclo delle rinascite, chi è canefice oggi sarà vittima domani, e chi è vittima oggi, è stato carnefice ieri.

E' un esercizio molto impegnativo realizzare la compassione unita alla consapevolezza. Ma io credo che valga la pena di provarci.
Oggi più che mai.

sabato 2 luglio 2016

La paura dell'ignoto

Una delle cose terribili di questo mondo è che non ci sono certezze, che non sappiamo cosa ci aspetta dietro l'angolo.
Oggi una persona è felice, ha una bella famiglia, una buona situazione economica, vive in un paese ragionevolmente piacevole e sicuro... domani...chi lo sa?
Noi europei siamo stati un'isola felice per diversi decenni, ma cosa ci aspetta? Il futuro è oscuro.
Appartengo ad una generazione che vedrà cadere il mondo in cui è cresciuta, in cui è diventata adulta e poi anziana. Non mi ci trovavo bene, non mi piaceva. Ero una pecora nera. Non mi ha mai accettata. Ma questo mondo che uscirà dal caos...sarà migliore o peggiore? E lo vedrò? O il caos dominerà la scena per tutti gli anni che mi restano da vivere?
Il mio mondo personale è crollato due anni fa. Crollo nel crollo.
Mi guardo intorno e non vedo niente che riconosca come mio.
Solo la sofferenza e la paura erano diventate le mie compagne costanti.
Ma sono compagne di cui ho deciso di fare a meno.
Il mondo crolla? Sono sola e sto invecchiando? La mia posizione è, per essere ottimisti, debole? Ok, me ne rendo conto. Faccio quello che posso. Pratico, lavoro, studio, mi faccio l'orto nei sacchi e lotto per trasformare la paura in calma e il dolore in serenità. Se posso dare una mano a qualcuno lo faccio volentieri.
Avrò ricadute? Di sicuro.
Ma l'importante è non darsi per vinta. Andare avanti. Ho tutto il tempo che voglio per combattere paura e dolore. E intendo usarlo!

lunedì 27 giugno 2016

Dei Capelli Grigi

Quando sono arrivata a Pedreguer ero troppo stanca e troppo felice per notare molte cose. Però, nei giorni successivi, ho notato una cosa per me bella!
C'erano tante signore coi capelli grigi. 
Alcune di loro veramente molto eleganti. C'era, tra le altre, una signora cinese di Hong Kong bellissima, con un viso fine, aristocratico. Vestiti semplicissimi di taglio perfetto, in lino o seta grezza. Di un'eleganza veramente squisita. Ed i capelli grigi portati raccolti in una crocchia. Un'altra era inglese, sempre elegantissima, lei i capelli grigi li portava a coda di cavallo corta.

Mi sono sentita felice.

Non solo stavo ascoltando insegnamenti stupendi da un santo vero, non solo ero riuscita a superare le mie paure, non solo tanta gente (anche giovane) parlava con me di argomenti interessanti e importanti... ma, zuccherino sulla torta, intorno a me un bel po'di signore avanti negli anni non avevano paura di mostrarlo. 
Che meraviglia! Libera anche dal dovere di sembrare giovane anche se non lo sono più da un pezzo. Anche questa è felicità

sabato 25 giugno 2016

Il Dharma, la Vita e Tuttoquanto

Sembra passata una vita dalla sera in cui sono andata a letto terrorizzata perché il giorno dopo partivo per la Spagna in macchina, da sola, avendo deciso (per motivi economici) di dormire in macchina, con lo sciopero della benzina in Francia in corso e per andare ad un insegnamento di Dharma per la prima volta senza Dario. Da sola in mezzo ad un sacco di sconosciuti. In più stavo ancora male e barcollavo per i giramenti di testa.

Si lo so che è infantile. Ma io mi sentivo così.

Così ho deciso (tanto ero sola) di non mettere la sveglia e di partire con calma. Senza farmi fretta.
Mi sono svegliata alle 7, ho fatto colazione tranquilla, caricato la macchina.... e sono partita cantando mantra di purificazione.
Dopo 5 minuti la paura era passata. Oramai ero in ballo.
Ho attraversato la Francia, passato l'Empordà piangendo come una fontana (ci ho vissuto l'ultimo anno felice con Dario) e sono arrivata a Barcellona. Che ha il raccordo anulare sempre trafficatissimo. Così ho deciso di proseguire e di superare anche Valencia.
Volevo trovarmi, la mattina sucessiva, con le zone trafficate alle spalle.
Dopo Valencia mi sono messa a cercare un buon posto per dormire. I primi tre erano troppo bui e solitari. La quarta stazione di servizio era illuminata bene e c'erano altre tre macchine con gli occupanti che dormivano.
Mi sono sistemata con il mio cuscino e la mia copertina e mi sono messa a dormire. Per me era importante farlo, non solo per risparmiare, ma era anche un modo per dirmi che, se voglio fare una cosa, non mi lascio fermare da quisquilie. Che posso ancora farcela.
Mi sono svegliata piuttosto riposata alle 8:30 del mattino. Ero contentissima. Mi sono fatta una doccia, colazione, sadhane.... sgranchite le gambe e sono ripartita.
Sono arrivata a Pedreguer ad ora di pranzo.

C'era una grande confusione e io mi sentivo felice di esserci. Aspettando ho fatto amicizia con un ragazzo tedesco molto gentile e con un anglo-coreano appena trentenne che insegna sanscrito all'università. Era bellissimo.
Il centro è su una collina ripidissima che ha di fronte una piana e poi il mare. C'era tantissima gente da tutto il mondo. Cina, Taiwan, Perù, Bolivia, Canada, Australia, Sud Africa, Brasile, USA, Malesia (cinesi malesi), Russia, ovviamente da tutti i paesi europei, nessuno escluso e così via. La più anziana era una signora di 90 anni che veniva dalla Patagonia.
Si parlava un misto di inglese e spagnolo e la gente era veramente gentile. Sia lo staff del centro (che ha fatto un lavoro pazzesco), sia gli ospiti.
Considerate che eravamo circa 500 in un centro che ha si un tempio grande, ma pochissimo posto per l'accolglienza. Ci avevano sparpagliati in giro per un raggio di 5 km.
Per fortuna io avevo la macchina, altrimenti non sarei riuscita a seguire gli insegnamenti. La strada era troppo ripida. L'unica volta che ho cercato di farla a piedi sono mezza svenuta.

E poi, soprattutto, c'era Sua Santità il Sakya Trinzin.

Ha dato insegnamenti stupendi, profondi, importanti. L'energia che girava era gentile, ma molto potente.

I primi giorni ho pianto. Era come se, dentro di me, ci fosse una fonte infinita di dolore atroce. Un dolore pulsante, violento, insopportabile. La febbre (con l'aiuto del cibo che era esattamente quello che Dawa mi aveva pregato di evitare, ovvero: molto unto, fritto, vegetariano e con pochissime proteine) mi ha aggredita il terzo giorno ed è arrivata a 40 velocemente. Ma io andavo ugualmente agli insegnamenti.
Sentivo, nella confusione della febbre, che mi stavano facendo del bene, che era l'occasione della mia vita. Che non potevo perdere una sola parola.
Poi un'amica mi ha curata e ho cominciato la risalita.
E di botto ero serena. Mi mancava Dario, ma in maniera diversa. Gli insegnamenti mi hanno aperto una porta (e Dario lo sapeva che lo avrebbero fatto, aveva tanto insistito che ci andassi), hanno dato un senso a quello che mi è successo e mi hanno indicato una strada.
Lo so che ero buddhista anche prima. Ma ricevere insegnamenti da un essere santo può fare una grossa differenza. Se si acccetta l'aiuto, si può trovare una via di uscita anche dai dolori più atroci, in modo da rendere anche loro un motivo ulteriore di percorrere il sentiero.
E le persone che ho incontrato, anche loro mi hanno aiutata.
Con alcune sono nate amicizie importanti, che affondano le radici nel Dharma. Perché ho bisogno di sentirmi vicine persone che percorrono il mio stesso sentiero, adesso che il mio amore è passato ad un diverso livello di esistenza.
Quando c'era lui avevo tutto a portata di mano.
Adesso devo riguadagnarmelo.

Per cui, facendo un bilancio di questo soggiorno, mi rendo conto che sono tornata a casa con la mente più serena, con alcuni amici preziosi, decisa a praticare più intensamente e a studiare con impegno.
Non male, anche se, purtroppo, per motivi di salute ho dovuto interrompere il soggiorno prima.

Non mi illudo che il dolore sia scomparso. Era troppo atroce e profondo. Ma adesso ho i mezzi e, soprattutto, la volontà di combatterlo. Perché il dolore non è Dario. Dario è il mio amore e l'amore porta gioia.
Il dolore invece è mio nemico e come tale va combattuto.

Come recita una delle Meditazioni Illimitate: possano tutti gli esseri senzienti avere la felicità e le sue cause.

mercoledì 25 maggio 2016

Pensieri vari per i miei amici

Mentre, con i giramenti di testa che non mollano, mi preparo alla partenza per il ritiro, penso a tante cose.
Alla mia vita e alla mia pratica. A Dario, ovviamente. E al lavoro.
E mi accorgo che tutte queste cose fanno parte di un unico sentiero, non sono percorsi distinti.
Mi faccio molte domande sulle mie motivazioni e osservo le risposte non sempre limpide della mia mente.

Così oggi vorrei scrivere queste righe per voi che mi seguite con affetto da tanto tempo.

Le cose che racconto in questo spazio virtuale, sono parte del mio percorso. Che cerco di uniformare al Dharma, ma non so fino a che punto ci riesco. Quindi i pensieri che leggete qui, hanno valore per me. Non so come dire. Vi racconto la mia vita e in parte, la mia pratica. Non ho molto altro di cui parlarvi.
Non sto cercando di convertire nessuno, nè di convincervi che io ho ragione. Racconto. Così, come viene. E se qualche volta sembra che io dia consigli, bene, sono solo piccole cose, che voi potete trovare utili oppure no. Non è veramente importante. Sono solo un riverbero del mio affetto per voi.

p.s. Tornerò dal ritiro a luglio

martedì 24 maggio 2016

Quando i Giovani sono Vivi!!!

Ho avuto l'enorme piacere di incontrare, in questo ultimo giro in Toscana, due fratelli. Stavo malissimo fisicamente, ma queste due creature mi hanno riempita di gioia.
Troppo spesso incontro ragazzi senza meta, senza ideali, senza futuro. Tristi, spenti.
Invece queti due fratelli!
La sorella studia lingue ed è appassionata dello studio del cinese. Avreste dovuto sentirla mentre mi spiegava le cose. L'entusiasmo, l'impegno, la speranza di andare prima o poi a studiare in Cina.
Ma la scoperta è stato il fratello, un pochino più grande. Studia agraria all'università. Ha fatto un anno di Erasmus, non speso, come molti, in apericene e feste con gli amici, ma per incontrare i fautori di nuovi sistemi di agricoltura.
Studia e lavora i campi. E sta cominciando a sperimentare due sistemi: uno di uno svizzero che vive in Brasile. Un sistema agro-silvano. Marco e i suoi amici stanno cercando di capire come adattarlo al clima mediterraneo. E poi un altro sistema, di un italiano, per la produzione cerealicola.
La cosa veramente interessante, è che con questi due sistemi si ha finalmente una risposta alla produzione super ecologica (non la farsa che è adesso l'agricoltura bio) su larga scala. Mentre fino ad ora, bene o male, con sistemi come la permacultura, si riusciva solo ad avere produzioni a livello di orto o poco più.
Avreste dovuto sentirlo quando mi raccontava dei suoi esperimenti, di come ci voglia pazianza in agricoltura, di come l'impegno sia tanto per avere risultati. Di come con un gruppo di altri giovani agricoltori siano scambiandosi informazioni sulle sperimentazioni che stanno conducendo.
Gli brillavano gli occhi.
Mi ha scaldato il cuore. Per ragazzi così, beh, per ragazzi così ha senso restare nel mondo e cercare di fare il poco o tanto che potremo col progetto Gawa.
Una Niki malata ma felice!

http://agendagotsch.com

giovedì 12 maggio 2016

La Chiamata

Quando ero piccola ero affascinata da una cosa che mi avevano detto e cioé che quando fossi cresciuta il Signore mi avrebbe chiamata. E allora avrei saputo cosa era la cosa giusta da fare per me.
Mi preoccupavo moltissimo di non sentire la chiamata, di essere distratta nel momento in cui il Signore avesse cercato di contattarmi.
Mi guardavo intorno e vedevo un sacco di gente avere vite tristi, senza una meta, coi giorni che passavano uno dopo l'altro senza costruire niente, senza cambiare, senza crescere, senza mete da raggiungere. Avevo paura di diventare come loro. Ero sicura che le persone grigie erano quelle che "non avevano ascoltato la chiamata".
Crescendo non ci ho più pensato. La vita mi ha sballottata di qui e di là senza requie, prendendo le redini del mio destino senza che io potessi mai oppormi. Senza che potessi scegliere. O almeno così ho creduto per anni.
Eppure, un giorno, non so quando, devo avere scelto. Perché oggi guardo la mia vita e mi accorgo di aver risposto alla chiamata, non del Signore di quando ero bambina, ma ho risposto ed ho trovato il mio sentiero.
E mi accorgo che per seguire il mio sentiero sono disposta ad abbandonare tutto, perché tutto quello che era importante per me mi ha abbandonata, lasciandomi solo lui, il sentiero, il luogo in cui spero che troverò riposo per la mente, consolazione per il cuore e una meta da raggiungere.
Anche se spesso mi mette alla prova.

Con questo non dico che il mio sentiero sia giusto. Lo è per me.

mercoledì 11 maggio 2016

Cercando le cose per il viaggio

Quando si va a fare un ritiro, o un viaggio di quelli molto lunghi in posti "selvatici", ci sono cose da non dimenticare. Solo che, a forza di traslochi, non so più dove sono.
Coltellino svizzero, pentolino da viaggio (cinese di alluminio laccato, ma quello sono sicura che non l'ho più), resistenza per far bollire l'acqua...
Sto cercando nei momenti di pausa. Perché senza qualche cosa per scaldare l'acqua per il tè è dura, visto che non sarò ospitata al centro ma fuori, per tutto il ritiro e non ho idea se potrò chiedere anche solo l'acqua bollente.
Come possano pensare che si possa fare un ritiro stando fuori lo sanno solo loro, però è così e vuol dire che per me andrà bene così. L'importante è ricevere gli insegnamenti. E per questo li devo ringraziare.
Poi, in effetti, hanno anche ragione, probabilmente hanno dato i posti interni alle persone che frequentano e sostengono il centro tutto l'anno. E' grazie a loro se ho questa possibilità.
E' che la ricerca di questi vecchi "attrezzi da viaggio" riporta alla mente tante memorie.
Una volta, con Dario, eravamo partiti per un lungo viaggio assieme ad altre persone che sapevamo essere molto difficili. Prima di partire abbiamo preso l'impegno con noi stessi di mantenere la mente serena nonostante tutto e, se possibile, di rasserenare gli altri.
Ci siamo riusciti per 15 giorni... e ci è costato. Ma tutti erano allegri e nessuno si pestava i piedi con gli altri. Poi una persona si è incaponita a distruggere tutto, di proposito, e le liti sono cominciate. Ma noi non ci siamo fatti tirare dentro.
Però in due era più facile.
Come era più facile mantenere la mente sulla pratica. Dario mi aiutava tantissimo, ma con un garbo tale da non fare quello che "insegnava", mi insegnava senza dirmelo. L'ho capito solo adesso, che devo arrangiarmi da sola, quanto prezioso era quel suo insegnamento senza parole, con l'amore e con l'esempio.
Così continuo la mia ricerca ed ho un po'il nodo alla gola. Perché questa volta sarà un'altra prima volta senza di lui.

lunedì 9 maggio 2016

Lo so che sono strana

Sempre saputo di essere strana. Fin da piccola. Me lo dicevano gli altri.
Alla fine ci ho creduto. Così me ne sono andata per la mia strada, visto che, per quanto io mi fossi sforzata, non ero riuscita a seguire la loro.
Il Dharma l'ho incontrato per caso. Si dice così, vero? In treno, tornando da Torino e poi a Milano.
Ed è stato amore a prima vista.
Non che io sia mai stata una grande praticante, per fortuna avevo Dario vicino che mi aiutava. E mi aiutava talmente bene e con tale discrezione, che, adesso che sono sola da oramai quasi due anni, i suoi insegnamenti continuano ad indicarmi la strada.
E io la seguo. Perché è la "nostra strada", la sua, ma anche la mia.
Faticando, zoppicando, sbagliando. Ma non mollo. E millimetro dopo millimetro qualche cambiamento lo sto ottenendo.
Desidero sempre, sopra ogni cosa ritirarmi in meditazione. Adesso le mie sessioni quotidiane sono due e brevi,  a volte solo una, perché ho troppe cose da fare. Cose per me complicate.
Ma il lavoro è la mia pratica vera, come mi diceva sempre Dario. Un lavoro per vivere, ma soprattutto per fare del bene a quanta più gente possibile.
Per me sarebbe troppo facile mollare il mondo. Non c'è più niente che mi attira.
Vacanze? Si, sono carine ma è meglio un ritiro, funziona meglio. Casa? Un posto dove lavorare e tenere me e le cose al coperto e dove ho la connessione internet buona. Vestiti? Avessi due soldi in più mi farei una divisa, tipo monache cinesi, coi pantaloni. Così avrei risolto. Per ora vivo in tuta o in jeans e magliette. Cibo? E' il mio lavoro. Se è buono lo apprezzo, ma, lo sapete, vado avanti a minestroni o robe simili per settimane senza grossi problemi.
La sera, prima di dormire, studio. Mica perché sono brava... è che mi rasserena molto più di un romanzo. Oramai, a parte qualche autore per ragazzi che amo da sempre, non leggo più niente che non sia collegato o alla pratica o al lavoro (e leggo anche le notizie, per capire a che punto del Kalyuga siamo).
A volte mi trovo ad osservare la mia mente come un gatto osserva il topo, pronta a prenderla quando va in giro a fare danni. Purtroppo non sempre lo faccio, ma da qualche parte si deve pur cominciare.
Ultimamente vedo che anche i social mi attirano meno. Sono stati la mia ancora di salvezza per imparare ad accettare la solitudine, però adesso mi piace anche il silenzio della mia vita.
...insomma sto peggiorando.

E' difficile capirmi? Lo so. Sono sempre stata strana. Oramai mi ci sono abituata.

giovedì 5 maggio 2016

L'Ultima Volta

E oggi la decisione è presa.

In questi anni ho cercato di condividere le informazioni con voi, di fare, come si diceva ai miei tempi, controinformazione.
Ogni volta che leggevo una cosa tremenda che i nostri governi ci stanno infliggendo senza che noi battiamo ciglio, non riuscivo a trattenermi e ne parlavo. Non perché fossi arrabbiata, ma perché sono preoccupata.
Personalmente, se le cose qui dovessero precipitare, la soluzione ce l'ho: mi ritiro in qualche buco in Asia a meditare e sono tranquilla per quello che mi resta da vivere.
Vivo con poco qui...immaginate in una capanna in Asia... :)
Mi preoccupo per voi che siete bloccati qui, per i ragazzi, per i bambini che nasceranno...per il mondo che gli stiamo creando con la nostra inerzia: una vita di schiavitù di debiti e di miseria morale e materiale.

Però, in un piano dell'esistenza caratterizzato dall'impermanenza, arriva la fine per tutto.
Oggi è arrivata la fine dei miei post di controinformazione.
A pochi giorni dalla partenza per il ritiro, mi sono resa conto che è arrivato veramente il momento di girare pagina.
Questa volta davvero.
Energie ne ho poche. Cassandra ha fatto abbastanza, può ritirarsi. E lasciare il posto ad una piccola donna che divide il tempo tra lavoro (al computer e in cucina), pratica e qualche amico. Che scriverà ancora post che parlano di tante cose. Ma nella sfera personale, o del lavoro.
Diciamo che oggi muore una parte di me.
Quella che per tutta una vita ha cercato la giustizia terrena, che non esiste.


domenica 1 maggio 2016

Casa Gaspari (la casa della nonna Emma)

La casa era stata un piccolo convento. 
Poi, all’inizio del diciassettesimo secolo un antenato facoltoso l’aveva comperata dalla curia per scappare dall’aria malsana della città, essendo lui tisico.
Mamma aveva conservato la pergamena dell’atto di acquisto per anni, la perse in un trasloco. 
Uno strascico della sua precedente funzione di convento rimase per qualche secolo, una decima che la famiglia doveva pagare alla curia, finché il bisnonno Piero, anticlericale e antifascista fin dalla prima ora, non se ne liberò, pagando una cifra per l’epoca esorbitante. Ma diceva sempre che ne era valsa la pena, pur di togliersi il giogo dei preti.
Si arrivava alla casa dalla piazza principale del paese, proseguendo verso le colline. Alla strada mostrava solo un muro arcigno, con finestre dotate di forti inferriate ed un cancello di ferro imponente, completamente cieco, con una piccola porta, sempre in ferro, al lato. La famosa “portina” dalla quale generazioni di ragazzi della famiglia era uscita o rientrata di nascosto.
La casa offriva la sua bellezza verso l’interno. La facciata austera, conservava ancora al primo piano le tracce del loggiato, ed era ingentilita da un enorme gelsomino di Spagna e alcune rose rampicanti, rosso cupo, che nessuno ricordava più quando erano state piantate. Un cespuglio così vecchio da essere ormai quasi un albero, di erba luigia, accoglieva con il suo profumo fresco gli ospiti che si appressavano alla porta che dava sulla sala da pranzo. 
Sul tetto spuntava la torre della colombara, quella che prese fuoco e, ai lati, si aprivano due ali di portici. Di fronte alla casa c’era un piccolo giardino di rose e erbe aromatiche, poi il cortile pavimentato e quindi il pozzo, sulla sinistra, con la vera di marmo rosa scolpito. Un altro cancello di ferro battuto si apriva verso i broli, gli orti cinti da mura, le cantine a volta dove riposavano le botti di vino, la limonaia e la scuderia. Più lontano, nel secondo brolo, nascosti da una rosa banksia lutea immensa, c’erano il pollaio e la porcilaia.
Il primo brolo era giardino e orto, il secondo conteneva il frutteto, il terzo, coltivato a vigneto, era quello che confinava col cimitero. Nel terzo brolo, lontano dal via vai della cantina, c’erano anche gli alveari.
I soffitti della casa, all’interno, erano completamente affrescati, sia nei saloni che nelle salette. Nella cucina resisteva l’enorme camino, oramai abbandonato da anni e nelle stanze c’erano le stufe di maiolica. Ma la stanza in cui trascorrevo tutto il mio tempo, mentre mamma puliva la casa con la Mariota, per amore della nonna Emma, era il salottino veneziano. L’unico avanzo dei passati splendori. Scomparve la settimana successiva alla morte della nonna, venduto a qualche antiquario.
Tutte le storie più belle della mia infanzia vengono da lì. Mi sono state raccontate infinite volte dalla mamma o dalla bisnonna Emma, che alta,  asciutta, vestita di nero, con lo strangolino al collo fermato da un cammeo antico, mi parlava stando seduta sul suo scranno veneziano. Sedevo felice sul suo poggiapiedi, attenta a coprirle le gambe quando lo scialle le cadeva. Lei mi accarezzava la testa, chiudeva gli occhi e parlava del passato. Avevano il dono del raccontare, mamma e nonna ed io quello di ascoltare. Stavamo bene insieme.
La nonna aveva un rapporto speciale con mamma e con me. L’unica volta della sua vita in cui si decise ad usare il telefono fu quando nacqui (e nessuno glielo perdonò, aveva un sacco di nipoti e bisnipoti, perché per loro non fece nulla?). 
Lei, di solito così austera era molto dolce con me, affettuosa... io la adoravo.

La casa, dai tempi dell’infanzia di mamma, quando ancora c’era il bisnonno Piero, era decaduta. La famiglia era finita in rovina per la malaugurata gestione dello zio e della sua sciagurata moglie. Piano piano era stata spogliata dei mobili antichi, poi delle casse di argenteria, infine  l’intero complesso della casa era stato acquistato da un vecchio amico/concorrente del bisnonno. L’aveva comperata per le antiche cantine a volta e le botti pregiate di rovere di Slavonia, in cui si facevano invecchiare l’amarone e il recioto. I più buoni che abbia mai assaggiato nella mia vita. Per rispetto alla nonna, aveva messo nell’acquisto la clausola che finché la signora Emma fosse vissuta, sarebbe potuta rimanere nella sua casa.  Grazie a quella clausola gentile, la casa continuò ad essere il centro della nostra vita ancora per qualche anno.

Poi un giorno la casa si riempì di gente elegante, vestita di nero. La strada davanti casa, il cortile e perfino la piazza della chiesa erano ingombre di macchine. Mamma piangeva stringendomi forte e teneva in mano un gran fascio di rose rosse. C’erano fiori dappertutto. E tutta quella gente veniva a salutarla, chi le stringeva la mano, chi la abbracciava; io ero confusa. Vicino a noi c’era un grande cesto di vimini, che mano a mano che la gente passava a salutare mamma, si riempiva di biglietti.
In mezzo a tutta quella gente la nonna Emma spiccava per la sua assenza. E io volevo andare a cercarla.
Mamma non ha mai voluto che vedessi un morto, diceva che lei, nella sua infanzia, ne aveva visti troppi e per anni, anche grazie alle storie gotiche della Viola, aveva avuto gli incubi. Così nessuno mi disse che la nonna Emma era morta, per paura che volessi vederla. Mi dissero che era andata via, ma dove, dicevo io, dove che voglio andarci e la mamma piangeva e mi diceva, no, tu devi restare con me, non puoi andare.

Avevo cinque anni.  
Quando la nonna se ne andò, tutto scomparve. 
La casa venne trasformata in un residence di lusso. Né mamma né io abbiamo più voluto rivederla così snaturata. 


A noi, a mamma ed a me, rimasero i ricordi.

sabato 30 aprile 2016

Un mondo sconosciuto

Ieri sera ero stravolta dalla stanchezza.
Però, invece che avere incubi, come una specie di compensazione, ho sognato la mia famiglia.
Dario, mamma, papà e tutti i nostri animali.
Era bellissimo, così bello che non riesco a descriverlo e io ero così felice.
Poi mi sono svegliata ed ero sola. In questa casa che è solo un posto in cui tengo le mie cose.
Era tutto così estraneo. Privo di reale consistenza. Come se il sogno fosse stato la realtà e la realtà sogno.
Questo mondo, in cui cammino ogni giorno, non è più il mio. E, a volte, mi sembra di non provare più sentimenti. Niente desideri, niente amore, niente dolore....niente. Come se di me fosse rimasto solo un involucro.
A volte il distacco dura alcune ore. A volte giorni. Mi muovo come il fantasma di me stessa in un mondo che non vivo più come reale, che mi è estraneo e che non riconosco.
Ci sono due cose che fanno riprendere consistenza alle cose: un evento con le caratteristiche dell'urgenza, che mi fa scattare la reazione istintiva di "risolviamo subito" e poi la lettura di testi di filosofia buddhista. Che non risolvono il senso di distacco, ma lo inquadrano in modo positivo.
Ho amore per molte persone, ma non è l'amore viscerale, che includeva una responsabilità illimitata, che avevo per la mia famiglia. E' un amore gentile, che mi fa pensare ai miei amici con affetto, con impegno, con partecipazione per le loro gioie ed i loro dolori.
Ma è come se la mia vita avesse preso i colori un po'trasparenti di un acquerello. Non mi sento più protagonista della mia vita... è come se fossi solo uno sfondo per le vite di altri.
Non è così male.

lunedì 25 aprile 2016

Comunicazione di servizio! :)

A volte, spesso, mi chiedo come facciate a reggere le mie esternazioni scritte. Tutto questo tira e molla, questo passare dal dolore personale, all'economia, alla politica, alla ricerca spirituale.
Non so, dovreste trovarmi insopportabile!
Invece voi mi state vicino, a volte commentate, mi fate compagnia.
Be... grazie :) e buona giornata!

Amici e nemici

Alla fine, una delle poche cose di cui sono sicura, è che posso cambiare la mia mente. E che devo impegnarmi nel farlo. 
L'altra cosa sicura è che la compassione è un valore immenso, mentre l'ego è un nemico immane.
Per quello che riguarda il resto del mondo... è tutto troppo confuso, troppo caotico, troppo pieno di parole che sembrano dire una cosa, ma realmente ne indicano un'altra. Chi sono i nemici e chi gli amici? Nel Samsara non lo so. Ma nel profondo della mia mente il mio amico è il Sentiero, in mio nemico è l'ego. Mi aggrappo a questa certezza come un naufrago alla zattera. E proseguo zoppicando per la mia strada.

Tra impegno e ritiro

Dentro di me ci sono due tendenze opposte.
Una è occidentale e soffre della corruzione dilagante, del mostruoso NWO che ci sta portando esattamente dove vuole. Questa parte vorrebbe condividere le paure e le conoscenze con gli altri, vorrebbe fare qualche cosa per fermare l'orrore incombente.
L'altra è asiatica e di fronte all'orrore vorrebbe ritirarsi su una montagna a meditare. Dedicando i meriti della meditazione a tutti.

La prima tendenza a volte mi sembra assurda, come uno che urla davanti ad un treno in corsa che sta per cadere in un burrone, ma, di fatto, non può cambiare niente. La seconda è così tentatrice che è troppo facile.

Chissà se riuscirò a conciliarle in una cosa che è per il bene di tanti, ma che non cerca grandi cambiamenti, si accontenta di piccole cose del quotidiano, lasciando al karma collettivo il resto... la dieta per essere più sani sia mentalmente che fisicamente.

domenica 24 aprile 2016

Aspettando la fine della tranquillità

I padroni di casa hanno affittato il buchetto al piano di sopra ad una famiglia musulmana (praticante, le due donne che ho visto portano il velo) di cinque persone.
Ora, da casa mia si sente anche se cade uno spillo. Immaginate 5 persone che vivono in un ambiente piccolissimo, giusto sopra la mia stanza-ufficio.
Fossero anche santi, devono pur camminare, spostare le sedie.
Vuoi che non guardino la televisione? Vuoi che i bambini non strillino e non corrano?
Mi è preso un colpo. Poi mi sono detta che non andava bene.
Così mi sto preparando alla fine della tranquillità. Pensando che, se Dario fosse qui, mi direbbe che dò troppa importanza a cose esterne, che se fanno chiasso basta non farci caso, che il problema sono io, che mi preoccupo addirittura in anticipo. Non loro.
Che se sono islamici, meglio, così mi rendo conto della situazione. Che forse mi faranno purificare il karma più in fretta, se la accetto come una purificazione. Che per uno/una sul sentiero ogni cosa è motivo per crescere, non per frignare.
E via di questo passo...

Così mi sto preparando.
Mi godo la tranquillità e penso che mi stavo abituando troppo bene. Che è meglio non perdere l'addestramento che mi ha dato l'India, col rumore del traffico e dei clacson che continuava tutta la notte (pausa solo dalle tre alle quattro del mattino).

Questo per la preparazione. Poi vedremo come andrà, però almeno adesso ho la mente serena.

sabato 16 aprile 2016

La Forza dell'Abitudine

Spesso, la notte, mi sveglio. Se non devo alzarmi presto il giorno dopo non è un grosso problema. Resto tranquilla a letto e penso, o faccio qualche esercizio mentale.
Stanotte ero felice, pechè il sito sta formandosi, ma triste e spaventata per tutto quello che sta succedendo nel mondo.
E' un mondo malato, che ha perso il senso dell'umano.
Eppure, parlando con le persone, leggendo su internet, tanti di noi vorrebbero tornare alla loro umanità. Ma è come se aspettassimo un segnale. Finché il segnale non verrà dato continuiamo come sempre, credendo sempre alle stesse cose, facendo quello che abbiamo sempre fatto, reagendo come abbiamo sempre reagito.
Continuiamo ad essere arrabbiati, o a sentirci nel giusto anche dopo che abbiamo visto che, quello che abbiamo sempre ritenuto giusto, ci ha portati dove siamo. Sull'orlo del baratro.
La forza dell'abitudine è potente perché vivere è duro. E rivedere l'impianto della propria vita, delle proprie abitudini, delle proprie credenze,  richiede uno sforzo enorme.
Non sto dicendo che è facile cambiare. Sto dicendo il contrario ed io lo so bene, perché lotto ogni giorno con la mia mente pigra, non sono diversa dagli altri.
Però è bello sentire la propria mente che cambia, che reagisce in maniera differente, che si allarga, che è più serena, che è più limpida.
E' bello vedere che alle vecchie situazioni si trovano risposte nuove, Dà senso alle giornate.
E' vero che non è sempre così, che ci sono giorni bui, nei quali tutto sembra ristagnare, ma poi vengono le notti serene, nelle quali l'insonnia non è un mostro, ma solo una gentile compagna che permette di pensare alle cose nel silenzio della notte e il mattino porta, con il profumo del caffè, nuovi pensieri e nuovi impegni, ma anche speranze.

La forza dell'abitudine non è una nemica, se impariamo ad usarla, perché potremmo mettere la mente su un nuovo sentiero ed "abituarla" a quello: il sentiero del cambiamento, il sentiero del ritorno all'umanità.

giovedì 14 aprile 2016

E Crisi dopo Crisi... Riuscirò a Cambiare?

A volte basta una stupidaggine, come l'eccesso di stanchezza. O una notte insonne. O un problema che persiste come una zanzara che gira pigramente nella stanza... tu sai che c'è e non riesci a liberartene...
A volte è il freddo. Che mi uccide.
A volte è un ricordo che emerge a tradimento.
A volte è la solitudine mescolata al freddo e alla stanchezza.
A volte è che devi fare tutto, anche cose che non sai fare e ti senti persa.
E viene la crisi.
Violenta come un mare in tempesta. La mente rimane lì, rincitrullita. Non sa reagire. Va in corto circuito e annaspa. Non riesce ad andare avanti ma non riesce nemmeno a fermarsi per trovare modo di riprendersi.
Poi ti chiama un'amica. Una delle poche persone che è venuta a trovarci quando Dario era malato. Che mi ha raccattata e costretta a mangiare...dopo...
E parli con lei di certi momenti, di certe cose. E ti rendi conto che va bene costringersi ad andare avanti, ma che a volte è umano e giusto lasciarsi andare al dolore. Perché altrimenti il dolore si rivolta e diventa una cosa malata.
Stanchezza, freddo, stress... più un dolore sordo che non si vuole guardare, che si ha paura di toccare, sono una mistura infernale.
Poi chiama un'amica... e, anche se ti senti ancora stanca, improvvisamente la disperazione è svanita.
Grazie Anna. Ti voglio bene.

sabato 9 aprile 2016

Il Mare della Paura

Un giorno dopo l'altro proseguo con la mia vita, con il progetto, con lo studio. E tutto sembra normale. Poi, all'improvviso, a volte senza motivo, a volte perché ho pensato troppo alla fragilità della mia situazione, all'improvviso la mia mente annega nella paura.
Una paura così violenta, così grande, come un mare in tempesta, che non c'è modo di fermarla. I giorni diventano bui, le notti non mi concedono il sonno. Lo stomaco di contrae e la mente diventa come un criceto, che corre, corre, corre sulla sua ruota e non va da nessuna parte.
Quando la marea della paura avanza, tutto diventa terribile.
La mancanza di Dario è come un coltello piantato nel cuore, il lavoro diventa una voragine di impegni infiniti e io sono piccola piccola davanti a tutto quello che c'è da fare, il mondo lo vedo ostile, impossibile da raggiungere e la pratica svanisce, sepolta nella mente fuori controllo.
Stanotte ho cercato di riprendere il controllo con le tecniche che ci insegnano. Ho cominciato tardi, quando la paura era già scatenata e i lupi del terrore ululavano nella mia mente.
Dario diceva sempre: a volte sbagliamo perché scappiamo dalle cose inseguiti dai lupi creati dalla nostra stessa mente. Se riuscissimo a vedere che siamo noi, che creiamo i lupi, vinceremmo, diceva. Perché sono ombre senza consistenza.
Stanotte ho dato la caccia ai mie lupi ululanti, ho cercato di vederli per quello che sono: fabbricazioni della mia menta. Ho cercato di lasciarmi alle spalle il mare in tempesta che minacciava di inghiottirmi con tutte le mie forze.
Non che abbia avuto un grande successo, sono rimasta sveglia fino alle 5. Però ci ho PROVATO. Ho combattuto, non mi sono identificata con la paura. Ho cercato di isolarla, di espellerla, di trasformarla.
E' un inizio.
E stamattina sono di nuovo serena. La nottata non ha lasciato traccia.

Buona giornata a tutti! Con affetto
Niki

venerdì 8 aprile 2016

Le Radici del Quotidiano

E' uno strano periodo, per me, pieno di cose nuove che devo imparare a fare da sola. A volte mi rattristo, a volte mi spavento, a volte riesco a far fronte.
A volte apprezzo la mia solitudine. Non nel senso che sto bene senza Dario! Ma nel senso che, avendo perso lui, ho almeno il lusso di poter pensare, valutare e meditare, nel silenzio della mia casa.
A volte mi sembra di guardare il mondo con gli occhi di una bambina senza esperienza, a volte mi sembra di guardarlo con la consapevolezza di mille anni, perché la vita con Dario è stata così intensa e varia che, spesso, un mese ci sembrava contasse come una vita intera.
Così, quando mi succedono cose, nei momenti di pausa del lavoro, ci penso sopra. Cerco di guardare come mi sono comportata,  come mi comporto, che motivazioni davvero mi spingono.
Cerco di capire come lavora la mia mente.
Non sempre ci riesco. Non è per niente facile.
Però ci provo, ancora e ancora, testardamente. E quando vedo che una persona (o molte persone) si raccontano un sacco di bugie sulle loro vere motivazioni, invece che irritarmi con loro, mi metto a cercare le MIE false motivazioni.
La mia gentilezza è davvero limpida? Non c'è qualche traccia di desiderio di essere amata? Quando scrivo sono davvero sincera fino in fondo? O cerco di apparire migliore di quello che sono? Quando lavoro riesco a mantenere davvero la motivazione di beneficiare quante più persone possibile? O mi succede di pensare solo al lavoro in sé e per sé?
Perché tutto il male e tutto il bene del mondo, partono anche dalla mia mente, dalle radici del mio pensiero quotidiano, quindi è bene che io mi assicuri che le radici del mio quotidiano, le mie motivazioni, non siano velenose e non facciano germogliare azioni intrinsecamente negative (anche se apparentemente buone).
...prima o poi spero di riuscirci, a fare chiarezza!

giovedì 31 marzo 2016

Niente Odio

L'odio avvelena la mente.
Chi insegna l'odio insegna il male. Chi incita all'odio incita alla sofferenza, perché la natura ultima dell'odio è quella di distruggere tutto quello che c'è di buono in un essere. In lui, non nel nemico che odia.
Se vedo un pericolo davanti a me, cerco di evitarlo, di disinnescarlo. Ma non lo odio. Se il pericolo è un uomo, o un gruppo di esseri umani, o una scuola di pensiero, cerco prima di tutto di vedere con chiarezza cosa ho davanti.
Non è sano nascondere la testa davanti ad un pericolo. Prima o poi ci esploderà in faccia e allora sarà molto probabile che la nostra reazione sia così forte da trasformarsi in odio, in violenza incontrollata.
E' importante avere il coraggio di guardare le cose come stanno. Con mente limpida, dominata dalla compassione non dall'odio.
Allora le difese che cercheremo di approntare, le parole che diremo, le azioni che compiremo, saranno azioni positive. Per noi e per gli altri.
I due estremi, negare il pericolo o odiarlo, portano allo stesso risultato: alla confusione e alla sofferenza.

lunedì 28 marzo 2016

L'Ipocrisia dei Giusti

Sono sempre stata una persona che viveva ai margini. Troppo strana per essere accettata se non da gente marginale come me.
E' stata un'enorme fortuna, perché mi ha permesso di guardare il mondo da un'angolazione diversa, mai omologata con la maggioranza al potere.
Per questo oggi mi permetto di parlare dell'ipocrisia dei giusti, perché vorrei che, senza malanimo, senza rabbia, senza reazioni emotive da offesi, ci si rendesse conto di alcune cose.
Che si cominciasse a vedere che quando ci si sente così giusti da diventare ipocriti,  quando i valori sono a senso unico, l'indignazione va in un'unica direzione e non vede, letteralmente, il resto del mondo, allora è il momento di ripensare alle proprie posizioni. Perché vuol dire che  facciamo parte del nuovo sistema, anche se pensiamo di essere liberi ed indipendenti.

Premetto che non mi piace Donald Trump. Il suo unico dato positivo, a mio parere,  è che non fa parte delle elites che ci governano più o meno apertamente.
Però da giorni, sia negli USA che all'estero, si stanno ripetendo episodi che sanno di minaccia violenta: pupazzi con la sua effige decapitati (col solito video su Youtube), bruciati ecc. e, oggi, una lapide con il suo nome e data di nascita e con la data di morte in bianco in Central Park a NY.
Ora, fosse successo ad un candidato liberal, fosse pure un liberal iper corrotto e dichiaratamente guerrafondaio come la Clinton, avrei trovato sul web, e anche tra i miei contatti fb, una marea di rimostranze veementi.
Poichè l'attaccato era Trump il silenzio è stato assordante.

Pensate a John Donne, così amato così citato... non dice: la morte di ogni uomo della mia parte mi dimunuisce..." non invita a fare distinzioni, ma il contrario.
Il giovane uomo di 30 anni che si fa saltare per aria uccidendo centinaia o decine di persone... è stato una perdita per noi. E' nato umano, lo hanno fatto diventare un demone.
La morte e la corruzione di ogni essere umano ci diminuisce. Non solo quella di alcuni che la pensano come noi.

Parlando di piccole cose... quando ero ragazzina ero una ribelle, ma veramente senza programma. Le ho prese sia dai fascisti che dai comunisti.
Il giorno in cui il capo dei fascetti della mia scuola è arrivato distrutto, perché gli era morto il nonno che gli aveva fatto da papà, lo hanno lasciato solo tutti. Tranne me. E non mi sono illusa nemmeno per un momento che dopo di allora sarebbe diventato mio amico ed avrebbe smesso di tormentarmi. Non potevo sopportare che rimanesse solo col suo dolore, amico o nemico che fosse. Non era giusto.
Non ero molto saggia, avevo 16 o 17 anni. Non avevo verità da distribuire, non ero una Giusta. Ero una pesona ai margini. Una disadattata.
Ma già allora sapevo che la sofferenza, la paura, sono uguali per tutti.
Pensateci un secondo e regalatevi una giornata non settaria. Vi sentirete meglio.
Un abbraccio
Niki

domenica 27 marzo 2016

Niente sogni. Solo mete da raggiungere.

L'idea che abbiamo del sogno è un qualche cosa di bello, soffice, pulito. Per questo i politici ci hanno rintronato per anni coi loro sogni. Anche perché il loro "dream" presupponeva che, per la vita reale, quello che dicevano fosse troppo bello per essere vero.
Ci invogliavano con l'immagine ideale dicendoci nel contempo che era irrealizzabile... ma loro condividevano la nostra speraza erano come noi, lavoravano per noi... Sogno con voi! Votatemi!
E intanto, coi loro "sogni" il mondo è diventato sempre più brutto.
Leggendo le notizie ogni giorno più cupe, così intrise di trame di sangue e di sopraffazione da non lasciar più capire chi  è dietro a questo o a quello, con l'incessante vendita del falso per vero e del marcio per pulito, mi rimane una sola via di uscita.
Non il cercare una risposta nel sogno mio o di un altro, o nell'affidare il mio futuro e la mia fiducia nelle mani di uno dei tanti sociopatici al potere. O ad un pennivendolo più bravo di un altro.
L'unica scelta che mi rimane è rivolgermi a quello che posso, anche solo in minima parte, perseguire. Non lasciando spazio ai sogni che rendono pigri e che rimandano sempre le cose ad un indistinto e roseo futuro .
L'unica cosa che posso veramente fare, su cui ho davvero potere è cambiare la mia mente e fare quanto più bene possibile.
A modo mio, si intende. Non ho ricette di vita che vanno bene per tutti. Per fortuna.

venerdì 25 marzo 2016

Karma e Futuro del Mondo. Una storia tutta Buddhista.

Fino all'ultimo giorno Dario ha voluto essere aggiornato su cosa succedeva nel mondo. Leggevo le fonti che guardo ogni giorno e gli facevo un riassunto. Era estremamente lucido nel commentarle dal punto di vista politico ed economico.
Ma anche Buddhista.
Un giorno mi ha detto: "I padroni dell'occidente possono fare quello che vogliono, ma se non c'è il karma collettivo per ridurre tutti a servi della gleba, quello che hanno in mente non si avvererà.
Però la gente dovrebbe cominciare a cambiare, a svegliarsi, a ridare spazio alle cose importanti. Come l'amore, l'amicizia, la solidarietà (quella vera non quella statalista ndr.),  la moralità, l'impegno... Dovrebbe essere critica di quello che la circonda, non bere le bugie come beve il caffè al mattino. La consapevolezza è importante.
Il karma collettivo è fatto dalla somma dei karma personali. Se non cambi te stesso è inutile che ti arrabbi per le cose che non funzionano."
In questi giorni bui penso molto alle cose che Dario mi diceva. E cerco di guardare a me stessa, al mio comportamento.
Ci sono diverse cose che devo cambiare, attitudini egoiste che non mi piacciono. Il punto chiave è scoprirle appena fanno capolino. Non è sempre facile. Perché c'è una notevole differenza tra non avere attitudini egoiste ed essere autolesionisti, o stupidi. Ma dov'è il confine?
Non solo, spingersi troppo in là quando non si è pronti, genera ripulsa. Quindi non ci si deve chiedere troppo. Ma nemmeno troppo poco, o non si cambierà mai perché la mente è pigra.
Ci vuole misura ed impegno.
Oggi ho letto le notizie (orribili) e poi ho scritto questo post. Ora lo pubblico e poi mediterò un'oretta. Quindi al lavoro.
Cercando di mantenere la motivazione, cercando di mettere amore in quello che faccio, cercando di non cadere nelle trappole del mio ego.
Cercando di diventare migliore per me stessa e per gli altri.
Buona giornata a tutti!

martedì 22 marzo 2016

Dedicato a Tutte le Vittime, di Tutti i tempi e i Luoghi

"Perfino il più piccolo insetto che vive tra l’erba desidera essere felice. Ma non sa come ottenere le cause della felicità, che sono le azioni positive, né sa evitare le cause della sofferenza, che sono le azioni negative." 
Dilgo Khyense

Noi che siamo umani, che abbiamo, almeno in potenza, la capacità di capire, di imparare, di crescere, dovremmo fare tesoro di questo insegnamento. Solo apparentemente semplice. 
Quando si incontra l'insegnamento buddhista la prima volta, sembra strano che non si debba uccidere nemmeno una zanzara. Ma si segue il maestro per amore, per fede...senza capire veramente. Un anno, due anni, 10 anni... Ad un certo punto, un certo giorno, entra una scolopendra in casa. E' pericolosa. L'istinto ti dice che andrebbe uccisa. Eppure non ci riesci. Ti ripugna la violenza del gesto. Non riesci a vedere te stessa che togli la vita.
Non riesci a farlo. 
Perché l'addestramento di tanti anni ha finalmente dato frutto.
(Per la cronaca, la scolopendra l'ha portata fuori Dario sana e salva. Era enorme ed eravamo preoccupati per le gattine.)

Questa è la mia offerta a tutte le vittime della violenza: la promessa che cercherò di trasformare la mia mente fin da ora. E offro a loro tutti i meriti che questa mio impegno potrà generare.



sabato 19 marzo 2016

L'Amore è...

Guardo le foto di Dario e mi piace sempre. Per me sarà sempre l'uomo più bello del mondo.
E penso: ho avuto il privilegio di vivergli assieme per 20 anni. Ho imparato tantissimo da lui e lo sto scoprendo solo adesso, che lui non c'è più, perché la vita con lui era troppo intensa per lasciare spazi alla riflessione.
Piano piano, giorno dopo giorno, lo ritrovo nella mia mente. Come una presenza sommessa ma importante. Mi accompagna, e quando devo prendere delle decisioni, mi scopro a cercare il filo sottile del suo pensiero nel mio.
L'amore che ci ha uniti e tenuti insieme anche in momenti duri, è stato la cosa più importante della mia vita. Anche perché era completamente intrecciato, fino ad essere indistinguibile, con il Dharma.
Spesso, quando lo cerco, quando lo penso, piango. Non un pianto dirotto, ma lacrime che vengono dal profondo e mi consolo, pensando che perfino Atisha ogni volta che parlava del suo maestro principale piangeva. 
Perché, a conti fatti, il mio maestro principale è stato Dario.
Con la sua incessante ricerca di vivere il Dharma nel quotidiano, con le sue meditazioni estemporanee, con, lo sto scoprendo ora, la sua applicazione del Lo-jong (traiing mentale) senza interruzione.
Non diceva: dobbiamo praticare. Lo faceva e si tirava dietro anche me.
Il Maestro è padre e madre. Quando è anche marito la sua perdita è incolmabile.
Ma lui, che lo sapeva, mi ha lasciato un'eredità che mi tiene e mi terrà viva e attiva, che mi sta dando e mi darà un motivo per vivere. Un modo per essere di beneficio a tante persone.
L'amore è la forza che mi tiene viva dentro.

domenica 13 marzo 2016

Gioia? Si Grazie.

Ieri ho passato qualche ora con un caro amico. Una persona che stimo molltissimo e la cui compagnia trovo al tempo stesso rilassante e vivificante.
Parlare con lui mi ha resa ancora più convinta di come siano importanti la diversità, la cultura, il pensiero critico, la capacità di creare cose nuove, di impegnarsi, di essere sempre vivi dentro, di avere moralità e senso dell'umano.
In questo mondo che si sta trasformando velocemente in una periferia povera e grigia, omogeneizzato al minimo comune denominatore di un pensiero socialista strisciante, che, come sempre, privilegia la massa sull'individuo, è stato rinfrescante rivedere G.
Un'umanesimo temprato dalla compassione, come il suo, è, credo, la risposta ai nostri problemi.
Siamo cresciuti in un mondo che, poco a poco, in maniera subdola, ci ha convinti che demandare le responsabilità dell'individuo allo stato fosse non solo giusto, ma addirittura un diritto. Non ci siamo resi conto che cedere le responsabilità vuol dire condannarsi a diventare eterni adolescenti, consci solo del godimento del qui ed ora, sempre tesi nell'ansia di soddisfare i propri desideri che sono "dovuti".
Piano piano, senza nemmeno rendercene conto, ci siamo appiattiti su un'amoralità diffusa che ha soffocato tutto. Per avere la nostra infinita adolescenza abbiamo dato troppo in mano allo stato. Abbiamo dato tutto.
Ma lo stato non è la mamma, che ci ha messi al mondo e portati in pancia nove mesi, che si svegliava quando piangevamo, che ci consolava quando avevamo paura. Lo stato è composto da individui con un livello di moralità così basso che dovrebbero essere ai margini della società. Banditi come pericolosi.
Invece ci governano.
Sappiamo che sono corrotti, perfino una stampa asservita come la nostra non può fare a meno di dare conto di scandali continui, vergognosi, che coinvolgono la nostra classe politico/burocratica. Eppure, per la mistica della religione statalista, crediamo che queste persone corrotte, magicamente, poiché ricoprono cariche istituzionali, sappiano scegliere bene per tutti noi. Così bene che le loro idee devonoe ssere imposte a tutta la comunità come leggi, corredate da pesanti punizioni... che vengono comminate solo ai cittadini onesti. Perché la legge, così com'è, è fatta per difendere chi abusa, non chi subisce.
Non credo che ci sia stato mai, nella storia del mondo, una follia così onnipervasiva. Un ribaltamento di visione di vita così radicale, che investe perfino (non a caso, perché è uno strumento potente) il linguaggio.
Ma credo che sia possibile svegliarsi da questo sonno drogato. Credo che ci siano ancora spazio e tempo per scegliere di crescere.
Per scegliere di essere felici.