giovedì 5 novembre 2015

Sperimentazioni e Ospiti

La cosa bella di lavorare con un medico tibetano che dà gli imput in cucina è che impari a pensare in maniera completamente diversa al cibo.
Esci dagli stereotipi del tradizionale "che-non-si-tocca-perché-è-sacro" ed entri nel "deve-essere-buonissimo-e-fare-benissimo", evitando il "mangio-triste-perché-fa-bene".
La via di mezzo alla cucina!
Per i Vento è facile e molte ricette tradizionali vanno bene per loro. Ma i poveri Bile e Flemma (che sono i peggio messi) hanno un sacco di difficoltà. Così la sfida di trovare le ricette per loro è affascinante.
La mattina oramai comincia con la meditazione, ho scoperto che aiuta anche per avere idee in cucina. Poi sgombro la mente e puntualizzo la motivazione: far star bene le persone.
Dopo di che, su un quaderno, imposto la ricetta, che, di solito, gira nei meandri del mio cervello già da giorni. Ci ragiono sopra e quando mi convince abbastanza la trasferisco nel computer.
Quello vecchio,  conciato da anni di cucine di mezzo mondo, quello che Kogendra faceva spesso cadere: lo accendo e comincio ad impostare un file.
Tempi di preparazione, cottura, ingredienti... ricetta.
E' un computer paziente, convive da anni con macchie di pomodoro, olio, caffé, ditate di farina... a lato c'è iIpad di Dario, che sostituisce la macchina fotografica, messo i standby per essere pronto quando serve fotografare.
Sgombero il tavolo e tiro fuori gli ingredienti.
Stamattina erano melanzane, peperoni, carote, cipolla, peperoncino, pomodoro, prezzemolo e basilico. Per una salsa leggermente affumicata e molto piacevole. Di quelle cose salvavita da tenere in barattoli in dispensa.
Con me c'è un giovane regista alle prime armi che è venuto a trovarmi.
Parlo, discuto, mentre seguo con attenzione il procedere del piatto. Il profumo si spande per casa, al mio ospite sta venendo fame.
Ogni tanto lo blocco e mi segno degli appunti. E' un bravo ragazzo, sa che è lavoro e non si secca se lo interrompo nel mezzo di un discorso che lo appassiona.
La salsa è pronta. La fotografo ancora bollente nella pentola.
Ne invaso la maggior parte e con l'avanzo e due tazze di piselli creo un sugo (buonissimo, me lo devo ricordare) con cui condisco la pasta appena preparata.
Il mio ospite ha l'acquolina in bocca. Servo la pasta.
Da bere abbiamo un aromatico tè alla menta. Uno strano ma gradevole insieme che ha entusiasmato il mio ospite.

Perché essere invitati a mangiare a casa mia può anche essere un'avventura, a volte...


1 commento:

  1. accidentaccio ai chilometri che ci separano! questo post così profumato e saporito scioglie l'animo! Anna

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