martedì 17 novembre 2015

La Nuova Sarajevo?

In un bellissimo saggio scritto, credo (purtroppo non ho più il libro, perso nel trasloco indiano) negli anni 70, Italo Calvino si guardava intorno e vedeva una nuova Belle Époque e si chiedeva con elegante, premonitrice mestizia, quando sarebbe arrivata la nuova Sarajevo...
Oggi mi chiedo se non è Parigi, la nuova Sarajevo. La chiamata alle armi dell'orribile Hollande, che oggi chiede, forte dei trattati capestro della UE, la dichiarazione di guerra congiunta, sembra tanto l'inizio della terza guerra mondiale.
Ci hanno venduto l'EU come uno strumento di pace, democrazia e benessere. Il benessere lo abbiamo salutato da tempo. La democrazia è oramai sconosciuta in questo continente germano-centrico, dove la signora Merkel può far cadere governi regolarmente eletti e sostituirli con governi a lei graditi (vi ricordo che siamo al terzo presidente del consiglio non eletto ma imposto dall'alto).
Ed ora la guerra.

Nell'assoluta assenza di reazione da parte delle popolazioni europee, non ci resta che pregare. Per quelli che sono morti, per quelli che moriranno, per le vittime e i loro carnefici, per l'ondata di dolore che una nuova guerra porterà al mondo. 
E cercare, nel nostro piccolo, di alleviare quanta più sofferenza possibile, per addestrare la mente al bene, all'azione positiva, alla responsabilità e non al male, all'odio e all'accidia della mente.
Perché il bene, come il male, nasce dalle piccole azioni quotidiane che formano l'abitudine mentale in una direzione piuttosto che in un'altra.
Non facciamoci trascinare dall'odio, dalla violenza anche solo verbale, o faremo il gioco del male. Teniamo le menti pulite per poter ancora pensare, credere, lavorare, per un futuro migliore.

Scusatemi, ma avevo bisogno di scrivere queste cose. Perché credo che un impegno al bene preso adesso, in questo momento di orrore, sia importante.

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