mercoledì 30 settembre 2015

Comunicazione di Servizio:

Ho visto che preferite fare donazioni via bonifico bancario anche per piccole somme. Quindi ho aggiunto i dati della banca.
Grazie! :-)

bonifico in banca:

Nicoletta Sauro presso UniCredit (Rosignano Marittimo)
IBAN: IT 91 S 02008 25101 000103453757

lunedì 28 settembre 2015

Un'Altra Storia dal mio Passato

Stasera, come spesso mi succede, mi è presa la malinconia. Mi manca lui.
E per reagire mi sono tuffata nei miei ricordi. In un passato lontano. In un mondo con dei personaggi più garbati, più inconsueti, più poetici di quelli che si incontrano oggi.
Cari amici vi racconterò di un personaggio della mia infanzia:Rino, il poeta.



Rino era stato amico di Depero e di Marinetti, era un giornalista, no era un poeta vernacolare, no, aspetta, era un pittore. 
In realtà era un po'di tutto questo ma, fondamentalmente era un individualista, un anarchico, disadattato e un po’romantico. 
Non si era mai curato di conformarsi alle regole dalla società. 
Viveva in una specie di scantinato umido e oscuro in un vecchio e malfamato quartiere; i suoi vestiti sapevano sempre un poco di muffa. Lo scantinato era pieno di opere d’arte, risultato di scambi con altri artisti quando tutti loro erano giovani e facevano una vita grama, ma erano pieni di sogni e di entusiasmi. Per anni Rino si tenne a galla vendendo a collezionisti le opere dei suoi vecchi amici che avevano fatto strada.
Era sempre gentile, servizievole, ironico. 
I capelli ricci un po'lunghi, il viso scavato, sensibile, gli occhi inquieti, lo spolverino grigio e, in mano, l'eterna sigaretta senza filtro.
Non si atteggiava a vittima della società, semmai, diceva, sono vittima di me stesso. 
Papà e mamma gli erano molto affezionati e lo aiutavano. 
Lo adoravo. Quando veniva a trovarci, con i suoi foulard di seta e la sua eleganza più che stropicciata, con vestiti che un tempo erano stati di prima qualità, ma ormai avevano i polsini lisi, si sedeva, con un bicchiere di vino in mano e mi raccontava degli scultori e la loro lotta con la creta. Dei pittori e delle loro manie. Degli scalpelli buttati per terra, dei colori, delle tele che ospitavano i loro sogni. Delle modelle bellissime che avevano sempre freddo e posavano vicino alle stufe accese. Delle discussioni feroci sul futuro dell’arte in osterie fumose. 
Io, diceva, non sogno così intensamente. Non ci credo, diceva, così tanto. Passo, guardo, mi diverto, ma non ci credo davvero, non ci soffro a cercare una via espressiva. Mi manca la passione. Tu invece, piccolina, la passione ce l’hai, tu sei un’artista. E guardava pensoso i miei scarabocchi, i miei primi acquerelli.
Poi se ne andava da qualche parte, nella sua vita un poco errante. Per un poco nessuno sapeva dov’era, cosa faceva. Ed improvvisamente ricompariva, i capelli ricci, il sorriso ironico, il bicchiere di vino in mano. 
Declamava una poesia nel fumo e nel rumore della botega del vin. Gli amici applaudivano, gli passavano un vassoio di grissini avvolti nel prosciutto di Parma e gli dicevano mangia! Che i poeti hanno sempre fame! Lui prendeva un grissino, non mangiava mai molto, e ringraziava. Con quella faccia scavata sempre un po’stranita.
Passava nella vita educatamente, senza mai toccare molto nessuno. Sfiorava appena le esistenze degli altri e non si impegnava in niente. La sua ricca famiglia lo aveva disconosciuto. Il vino aveva distrutto la sua carriera. 
E lui veleggiava leggero, quasi non gli importasse davvero di nulla, e in fondo era sempre solo, anche se aveva tanti amici e tante donne, sempre diverse.
Quando si ammalò, mamma e papà si presero cura di lui, e quando fu chiaro che non c’era più niente da fare, che il fumo, alla fine, aveva vinto sul vino e se lo stava portando via con un cancro ai polmoni, lo portarono all’ospedale. Almeno avrebbe avuto l’assistenza continua e non sarebbe morto al buio e con le lenzuola bagnate, nel suo scantinato. Loro lo andavano a trovare tutti i giorni.
Poco dopo il suo ricovero, in una mattina d’autunno, una di quelle mattine calde con la luce dorata che a volte l’autunno regala, si alzò dal letto, mise la vestaglia di seta (un pochino sfilacciata ai polsi) e si avviò tranquillo verso il reparto femminile. 
Si presentò, garbato come sempre, con un leggero inchino: signore, disse, sono Rino, sono un poeta. E sto per morire. Sono venuto a trovarvi per salutare, attraverso voi signore, tutte le cose ed i momenti belli che la vita mi ha dato. Sono venuto a ringraziare per tutto quello che ho avuto ed a dire addio. 
Si avvicinò alla malata nel letto più vicino e la baciò. 

E mentre si risollevava, semplicemente, morì.

Comunicazione di Servizio

I ginda-las (sponsor) del progetto, se fa loro piacere, possono mandarmi i loro dati privatamente, via e-mail, in modo da essere:
- ricordati tra i fondatori del Progetto
- ringraziati tangibilmente quando saremo in grado di farlo
- ringraziati subito da me con affetto e riconoscenza! (ma quello vi arriva anche se non so il vostro nome)

Sto tenendo un documento con segnato tutto. Per la storia. :-)

Vi voglio bene. Non solo per l'aiuto materiale, ma perché mi fate sentire la vostra forza, il vostro sostegno che sarà fondamentale per varare questa barca...che dovrà navigare nel mare tempestoso del futuro che ci attende.

Usate:
lozaino@gmx.com

sabato 26 settembre 2015

Del Buddhismo Tibetano... dal mio punto di vista

Quando ho incontrato il Buddhismo tibetano è stato come tornare a casa. Qualche cosa nella mia testa ha fatto clic. E tutti i pezzi del puzzle si sono sistemati al loro posto.
Ho trovato le risposte alle mie domande. Ed ho trovato un percorso di vita sobrio, critico, libero. Che mi ha fatta evolvere per più di vent'anni.
Non sono mai riuscita ad accettare le apparenze delle cose. Non sono mai stata una del branco, ero sempre la pecora nera, sempre quella che si arrampicava affannosamente e confusamente per cercare di avere una visione più chiara.
Non ho mai accettato le verità rivelate, l'ipse dixit. Non per intelligenza, ma per una mia intrinseca incapacità di pensare che nel mondo esistessero assoluti perfetti. Per questo ho preso, ai miei tempi, botte, sia dai fascisti che dai comunisti.
Potevo aderire alla lotta per una singola cosa, un singolo problema dopo che mi ero convinta che era giusto risolverlo in un determinato modo. Ma non accettare l'ideologia in toto.

Il percorso spirituale non è una cosa da masse. Non può, come voleva fare, ed ha fatto il PCI nei decenni di monopolio della scuola, abbassare il livello della cultura per renderlo accessibile al popolo.
Il percorso pirituale vero, serio, quello che coinvolge tutta la tua vita, quello che ti fa cambiare sempre e ti aiuta-costringe ad accettare anche le sfide più difficili è, per sua stessa natura, solitario.
Non si va in gita premio verso l'illuminazione.
Non ci sono scorciatoie.
Ci si va a piedi, un passo dopo l'altro. Con gli occhi ben aperti. La funzione "autocritica" molto sviluppata, la funzione "critica" sveglia ma temperata dalla compassione.
Sembra difficile? Lo è.
E nessuno ha tutte le risposte. Ci sono dei manuali di istruzioni, delle mappe (gli insegnamenti), ma poi ognuno è responsabile di sé stesso. Anche il più grande maestro del mondo, può solo darti indicazioni, non può farti illuminare, perché sei tu che, giorno dopo giorno, ora dopo ora, vivi con te stesso. Sei tu che devi diventare onesto con te stesso. Devi avere il coraggio di guardare le cose (tue o del mondo) con occhio disincantato e compassionevole.
O almeno devi provarci... perché dirlo sembra facile ma metterlo in pratica è tutto un altro paio di maniche.

All'interno di questo percorso io sono rimasta sola. E per la prima volta in vita mia mi trovo a chiedere aiuto.
Ero abituata a darlo, l'aiuto.
Non è un passaggio facile.
Ieri sera mi sono detta: se mi succede vuol dire che devo integrare anche questo nella mia pratica. Che mi mancava questo passaggio.
I Ginda-la, gli sponsor, sono una figura di un certo rilievo in Tibet. Sostengono le attività benefiche per accumulare meriti. Sono molto onorati, perché senza di loro tante cose non potrebbero esistere. Al punto che si dice che quando un praticante raggiunge l'illuminazione si illuminano anche i suoi Ginda-la.
Non credo che sia vero, ma credo che un gesto di generosità crei, karmicamente, un vincolo. Sostieni un progetto malvagio? Ne ricaverai i frutti karmici. Sostieni un progetto che sarà di beneficio? Ne ricaverai i frutti karmici.
Perché poche cose sono certe come il Karma.
Quindi di fronte ai miai Ginda-la, quali che siano le loro contribuzioni, grandi o piccole (come Marina, che ha dato un contributo ieri), io ho la responsabilità non solo di produrre un risultato. Non solo di essere riconoscente e di mostrare, appena possibile, in maniera tangibile, la riconoscenza.
Ma sono soprattutto responsabile di mantenere perfetta la motivazione, i metodi e la moralità del progetto che queste persone stanno aiutando.
E' un impegno importante.
Cercherò di assolverlo al mio meglio. Ve lo prometto.




venerdì 25 settembre 2015

La dislessica del computer...

E' chiaro che una che ci impiega 40 minuti per capire come aggiungere delle pagine fisse al blog (se guardate in testa al blog adesso c'è l'indicazione della Homepage e due pagne fisse) è una persona che necessiterà di aiuto quando si tratterà di montare il sito vero...
Altrimenti potrei impiegarci 20 anni...

Insomma, oggi ho aggiunto due pagine fisse per spiegare il progetto di Dario a chi, eventualmente, volesse darci una mano anche solo con 5 euro o 1 euro.

Speriamo che la raccolta fondi funzioni così, quando saremo pronte con tutto il materiale e la company istituita potrò andare a Nerja da Selena per farmi aiutare nell'impresa della costruzione del sito... altrimenti... sarà dura. Durissima!

p.s. Ho aggiunto i dati per le donazioni in postepay:

4023 6009 0298 7355
Nicoletta Sauro
cod. fisc. SRANLT60H69G489N

giovedì 24 settembre 2015

Crowdfunding (raccolta fondi diffusa)

E’ arrivato il bonifico di Anna. 
Quando ho aperto il conto corrente online e l’ho visto, le mie mani hanno cominciato a tremare e poi tutto il corpo si è messo a tremare come una foglia. Dalla testa ai piedi.
Mi è successo solo poche volte nella vita.
Sono profondamente convinta che il lavoro che stiamo mettendo in piedi, la mie ragazze ed io, sarà non solo importante per molta gente, ma anche di grande successo. Il punto è reggere fino a quando cominceranno ad entrare dei soldi.
Credo di avere autonomia fino ad allora. O, almeno, spero. Perché non so ancora quanto tempo ci vorrà per essere online (la mole di lavoro è veramente grande)  e quanto mi costerà l’apertura della company.
Cercherò di avere tutti i dati settimana prossima... è che c'è sempre talmente tanto lavoro da fare, sono sempre in arretrato col lavoro. La voglia di fare le cose è tanta... poi però manca l'energia per fare tutto in tempi brevi.

Stamattina, vedere nero su bianco (lo sapevo che stava arrivando, ma vederlo è... diverso) l’aiuto di Anna, mi ha scossa. Mi ha fatto sentire un sollievo così profondo che mi ha smosso le emozioni in profondità.
E’ stato il vedere che non sono sola, che anche quando pensi di aver tentato tutto ci sono sempre nuove strade che non avevi considerato, che c’è chi è disposto a mettere del suo perché un progetto prosegua, abbia la possibilità di vedere la luce e crescere, che c’è gente che crede nelle mie capacità (Anna mi conosce da quasi 20 anni e mi ha vista al lavoro ... anche se non ci vediamo da parecchio tempo) e nella mia dedicazione ad una causa buona.

Quindi oggi ho preso una decisione. Chi vuole da oggi può fare una donazione (anche di un solo euro) per aiutarmi a far partire il progetto di Dario. 
Terrò una lista di chi ha dato una mano e siate sicuri che non la dimenticherò in qualche cassetto. Quando saremo bene in pista chi ha aiutato avrà, come è giusto, un ringraziamento tangibile.
Non è sbagliato. E’ la maniera tibetana di fare le cose. 

Se invece non vi sentite di contribuire, va bene ugualmente. Continuerò a scrivere e a raccontarvi le mie piccole storie quotidiane, di diete, Nepal, India e di sentiero. 

Un abbraccio a tutti
Niki

e-mail per la donazione su pay-pal:

lozaino@gmx.com

indirizzo per la donazione in Bitcoin:


1FC9VfWTNZTw2PKp5uoMKmpsbN6GiSzu4B

Vi ricordate Goma?

Goma veniva dal Terai, la fertile e calda pianura nepalese. Era scura di pelle, piccoletta, grassoccia, con un buffo viso rotondo. Le piacevano i gatti, cosa rara per un nepalese, e le piaceva ridere. Si sentiva molto bella e si curava molto.
Girava per la casa e per il giardino con indosso solo i suoi vestitini coloratissimi, di tessuti sintetici leggerissimi che le fluttuavano intorno graziosamente. Le avevamo arredato la casetta, fatto un corredo di vestiti pesanti per l'inverno... e, anche se aveva gradito immensamente la casetta, i vestiti non li metteva mai.
Era sempre livida di freddo (in Nepal le case, anche quelle dei ricchi, non hanno riscaldamento e da dicembre a marzo a volte Kathmandu arriva a 0 gradi). La massima concessione che faceva al clima era un golfino striminzito verde pisello.
Dario ed io le avevamo comperato scarpe, calze, giacche in pile... niente, non li metteva. Ed ogni due per tre aveva mal di gola, febbre, raffreddore.
Quello che ci faceva più impressione, era che, con pochi gradi in casa, girava con i piedi nudi e le infradito. Le scarpe e le calze (pensava che i suoi piedini nudi fossero molto graziosi) le sembravano brutte... Ve lo ricordate?
Finché un giorno l'ho presa e lo ho spiegato che, se non si decideva a mettere calze, scarpe e giacche l'avrei licenziata. Dario ha indorato la pillola promettendole che la prima volta che saremmo andati in Italia le avremmo comperato le sue tanto sognate scarpe color oro... solo se ADESSO avesse accettato di mettere i vestiti invernali.
Il giorno dopo scendo in cucina e c'era Goma con: calze di lana, scarpe chiuse e giacchina di pile. Faccio per mettermi a scaldare l'acqua per il tè e lei, tutta felice, mi dice: "Ma sai signora che vestita così non ho più freddo? Pensa che con le calze ho i piedi caldi."
Mi ricordo quanto, all'epoca, fece scalpore tra i miei lettori lo scoprire che coprirsi quando fa freddo non è un fatto istintivo. Ma si impara, ed entra così in profondità nella mente, che ci sembra naturale. Istintivo, appunto. Invece non lo è.
Qui, nel mio ritiro toscano, a volte penso a Goma (che poi scappò per andare a vivere con un uomo sposato) e mi chiedo quante volte, anch'io, sono come Goma. E non capisco cose che renderebbero la mia vita migliore, a causa della mia ignoranza... 

martedì 22 settembre 2015

Il Dono del Tempo

Tutti abbiamo vite frenetiche, corriamo corriamo. Non abbiamo mai tempo.
Abbiamo scadenze, impegni, facciamo diventare perfino le vacanze degli impegni.
Ed il tempo è così prezioso.
Ed il denaro... è tempo reso tangibile. Una persona lavora, spende il suo tempo e la sua energia nel lavoro. In cambio riceve del denaro. Quando lo spende, spende il suo tempo e la sua energia. Chi lo riceve, riceve tempo ed energia.

Anna mi ha regalato del tempo. Mi ha regalato della sua energia. Un regalo prezioso.

Ancora più prezioso perchè dà a me tempo ed energia. Tutti mi dicono: non stancarti, non correre. Ma io ho solo un certo numero di mesi di autonomia. Dopo di che... devo essere in grado di mantenermi. Anna non mi ha detto niente. Mi ha regalato del suo tempo, della sua energia per darmi respiro.
Regali come questi si ricordano tutta la vita.

Come quando Pigi, in un periodo in cui era presissimo, è venuto ad aiutarmi a montare i mobili dell'IKEA nella casa in cui Dario ha vissuto 20 giorni. Da sola non ci sarei mai riuscita.
O Mauro che è andato all'IKEA dopo il lavoro, per prendermi la poltrona che avrebbe permesso a Dario di stare qualche ora fuori dal letto.

Sono cose che segnano la vita con pietre miliari preziose, che non si dimenticheranno mai. Che si ripongono nel cuore e si tirano fuori di tanto in tanto, per sentirsi felici, per guardare il mondo e vedere che c'è ancora tanta bellezza, tanta generosità, tanto amore.



domenica 20 settembre 2015

... Senza Fiato!

Non ho parole!
Stamatina guardo le e-mail e vedo che ce n'è una di una cara amica, che è stata anche un'allieva di Tai ki. La apro immediatamente, sono sempre felice di avere sue notizie.
... e resto senza fiato!
Mi propone di aiutarmi nel progetto con una donazione. Di 1000 €!!!
Non avevo mai pensato che qualcuno potesse voler aiutare anche dal punto di vista economico! Proprio prima di leggere la sua e-mail mi stavo chiedendo come farò a sostenere tutte le spese di partenza della company... ed a comperare gli ingredienti (per me costosi) di alcune ricette.
E mi arriva questo incredibile aiuto!
Certo, non copre tutte le spese, ma ragazzi, mi dà un sollievo pazzesco!

E' come se stessi scalando una montagna ripida. E sono stanca, a volte scoraggiata. Ma sono testona e non mollo. Dopo ogni slittata, dopo ogni caduta, riprendo a salire.
Adesso non sono sola nella scalata, si sono aggiunte altre persone. Lavoriamo insieme ed è importante, perché questo è uno dei goal del Progetto di Dario: imparare a lavorare insieme. Creare una grande tribù di gente che si aiuta.

E oggi... questo meraviglioso regalo da Anna!
Non è solo la cifra, che per me è notevole! Ma è anche, non so come dirvi. Come un miracolo che si è materializzato. Un arcobaleno che ha attraversato il mio cielo. E' un segno di buon auspicio.
... è tante cose belle.

Grazie Anna! Dal profondo del cuore.

venerdì 18 settembre 2015

... la tribù cresce!

Da oggi anche Selena è, energeticamente e formalmente, parte della mia tribù. E qui la ringrazio, perché proprio stamattina mi ha dato una mano.
Benvenuta Selena! :-)

La mia "tribù"

Ieri sera prima di dormire ho sentito Valentina, stamattina mi alzo e trovo una email da Chiara. Bellissimo.
Non avete idea che sorrisi mi si sono stampati sul viso. Che esplosione di allegria dentro. Non so esprimervelo.
Sono due persone speciali. Mi piace lavorare con loro.
Ma dire così è riduttivo. Molto riduttivo.
Quando devi far partire un grande progetto con zero mezzi economici è importante aggregare pesone particolari, uniche. Devono avere una marcia in più rispetto alle persone normali. E devono essere più "vive" nel senso pieno del termine.
Gente che non si fa farmare dalla banalità del quotidiano, gente che prende la vita per le corna e si rifiuta di essere triturata dalla tristezza, gente in grado di credere in qualche cosa e di impegnarsi in quello in cui crede.
Veramente speciali.
Non tutti possono fare gli esploratori di un nuovo continente.
E noi, con il nostro lavoro, lo stiamo facendo. Faciamo da battistrada per una conoscenza di noi stessi e del mondo attraverso il cibo. Per un innalzamento della consapevolezza, del benessere fisico e mentale. Una cosa mai fatta prima. E' buffo vero? Ma con tutta la gente che si interessa di cibo e di diete, nessuno aveva mai affrontato in modo completo, godibile, usabile facilmente, la consapevolezza del cibo dal punto di vista energetico.
Un'agopuntura del cibo, per così dire. Perché i principi sono quelli.
Dalla nostra postazione stiamo lavorando per portare un po'di verità in questo mondo rindondante di bugie.
Un po'di prevenzione in un mondo di veleni.
Un po'di allegria nella gestione (cimiteriale) della salute.

La mia tribù è piccola. Ma è tosta! E io voglio loro bene e sono orgogliosa di loro.

mercoledì 16 settembre 2015

Vivere in un Mondo di Bugie

Chi ci comanda realmente, ci ha costruto attorno un labirinto di bugie così alto che è impossibile guardare fuori e vedere le reatà.
Bugie sopra bugie sopra bugie... e tutto questo per manipolarci, per usarci. In ultima analisi per derubarci di tutto, dalla libertà, alla sicurezza economica. Per lasciarci, alla fine, nudi e spaventati.
Il problema del male è che non è lungimirante. Porta sempre a catastrofi che, spesso, coinvolgono anche quelli che le hanno generate. Perché l'avidità, l'arroganza, la paura, il disprezzo di quello che è umano, rendono ciechi. Sono come un fumo malefico che accorcia la vista. Anche di chi lo ha creato. Il male è fondamentalmente stupido.
Non per questo è meno pericoloso. Anzi.

Ma noi che ci viviamo in mezzo al labirinto di menzogne, come possiamo difenderci? Come distinguere il vero dal falso? Come non farsi coinvolgere da questa valanga di immondizia?

La mia scelta di non occuparmi mai più di politica (è stata, concedetemelo, una parentesi molto breve in 55 anni di vita), la mia decisione di non pubblicare più post di economia, fanno parte della mia lotta personale per il mio sentiero.

Chi vuole vedere cosa sta succedendo nel mondo finanziario, in internet ha i mezzi per farlo. I post che ho pubblicato forniscono l'ABC per decodificare la realtà economica. Quella è abbastanza facile da vedere. E la crisi che, prima o poi, ci crollerà addosso come un muro di mattoni, farà il resto.

La realtà politica, sociale, di valori è molto più complessa. E' lì che le bugie diventano veramente inestricabili. E che sono così infette che averci a che fare sporca anche chi non vorrebbe essere insudiciato. Chi è in buona fede.

Ma allora?

Allora ho fatto una scelta minimalista. Personalissima. Mi sto impegnando a livello assolutamente personale nei valori in cui credo.
Fino in fondo.
Senza chiedere che "altri" facciano quello in cui credo io, senza giudicare dall'alto di una presunta superiorità.
Umilmente faccio. Non posso dare aiuti economici essendo molto povera (ma in passato, chi mi conosce, sa che ho dato tanto, ma NON gratuitamente, ho fatto lavorare i beneficiari dell'aiuto. Per non renderli dei mendicanti eterni). Ma darò aiuto in altro modo, attraverso il lavoro che servirà a mantenermi.
Non dico che una cosa è buona e giusta e non pretendo che altri si uniformino al mio pensiero, che piaccia a loro o no.
Ma io l'ho fatta. E' buona per me.
Mi sono tirata fuori dalla bolgia di bugie, mezze velenose verità, cortine fumogene e mi sono detta: su cosa posso avere controllo? Sulla mia mente, sul mio operato.
Ok, allora si parte da lì.
Cosa ho in mano? Il sistema dietetico tibetano? La mia pratica personale?
Ok. Ogni mattina e ogni sera controllo che la mia mente non sgarri. La costringo (cerco di) ad essere onesta. La costringo a combattere la SUA ignoranza, attaccamento, rabbia, arroganza e paura.
Mi siedo a lavorare e mi ricordo per cosa lo sto facendo. Cucino una ricetta e penso a coloro che la eseguiranno in futuro. Qualcuno mi aiuta e coltivo con grande piacere la riconoscenza e ogni volta che ci ripenso sono felice dell'aiuto ricevuto. Mi tengo informata per saper reagire a quello che sucederà e per poter, un domani, se ne avrò la possibilità, fare qualche cosa di buono per i giovani. Inventare un nuovo modo di guadagnarsi da vivere, in maniera più consapevole.

Questa è la mia lotta. La lotta di cui mi sento sicura, che so essere una buona lotta. Questa è la mia scelta: cercare di essere sempre più consapevole e responsabile.

Più di così io non sono in grado di fare in questo mondo di menzogne.



martedì 15 settembre 2015

Autunno, andiamo... è tempo di migrare...

Arriva l'autunno e mi sale il desiderio di partire. I rumori cambiano, il paesaggio è più nitido, meno brumoso e vorrei andarmene.
Lo so, questa volta sono sola. Ma Dario mi ha dato coraggio e non sono più disposta a subire solo perché sono fragile e spaventata.
Questa Italia mi va stretta. Non mi ci ritrovo. Se devo sentirmi estranea in quello che era il mio paese, tanto vale andare in un paese che estraneo mi è davvero.
Ma un paese con un'energia meno pesante di quella italiana.
E allora sotto col lavoro... che, appena comincia a funzionare, affitto un furgone, ci carico le mie quattro carabattole... e me ne vado.

venerdì 11 settembre 2015

Quel Senso di Vuoto

Lavoro, lavoro, lavoro. Perché ci credo. Perché ho preso un'impegno. Perché, a parte la pratica, è l'unica cosa che mi resta. Anzi, fa parte della pratica. E' pratica. E riesco ad accettare che la vita mia  prosegue solo grazie a questo.

Poi, a volte, mi prende il senso del vuoto.

Perdo i contatti con me stessa, coi miei pensieri, con il lavoro, con l'impegno. Faccio le sadhane e mi ci perdo dentro. Apro un documento per lavorare e non riesco a leggerlo. Non ne capisco il senso.
Guardo dalla finestra e quello che vedo mi è peggio che estraneo. Mi è indifferente. Privo di significato.
Allora mi ci lascio andare, al senso del vuoto. Mi abbandono al suo gelo. Mi faccio sommergere. So che viene dalla troppa stanchezza e malinconia, che non c'è scampo, così lo accolgo. Non lo combatto. Non cerco di uscire, di riempire mia la paura e mia la solitudine di cose, di gente. Divento io stessa solitudine e paura.
Mi fermo e osservo.
Siamo la mia mente ed io. Da sole, senza via di fuga. Ci confrontiamo nel vuoto e nel silenzio.
Prendo la mala di Dario e recito una mala di mantra.
Bevo qualche cosa di caldo.
Non reagisco.
Piano piano il gelo si allenta, la paura regredisce. La mente si rasserena.

Stasera andrò a dormire presto.

giovedì 10 settembre 2015

Dieci Ore di Lavoro

Oggi ho lavorato 10 ore piene.
Non perché sono brava, ma perché non ce la faccio più ad aprire le ricette della Dieta Detox.
E' il lavoro più prezioso che io abbia mai fatto, perché ha migliorato la vita di Dario nel suo ultimo anno di malattia e sarà di aiuto a tantissime persone.
Ma in questo momento, ogni volta che la tocco, rivedo i giorni in cui, disperata, ho creato o rielaborato quelle ricette. Cercando di ricacciare indietro le lacrime, fingendo anche con me stessa di guardare avanti. Ho bisogno di una sosta da quei pensieri. Ho bisogno di tempo per assorbire quel periodo, per accettarlo.
Così non vedo l'ora di terminare almeno la correzione delle ricette a la loro traduzione. Poi, certo, dovrò impaginare il libro, ma non riesco più a leggere i procedimenti, a controllare i passaggi, le quantità, gli ingredienti...così pochi...
Ho bisogno di una sosta. Ho bisogno di riprendermi. Così sto lavorando come una matta e forse domani concluderò questa fase.

Poi mi prenderò un giorno di vacanza completo.

Cercando di non pensare a come era bello quando ci prendevamo un giorno di vacanza dopo un periodo di lavoro intenso. Ci procuravamo un mucchio di filmini buffi o teneri, io preparavo tante cose buone da mangiare e stavamo a letto tutto il giorno a leggere, mangiare, guardare filmini e ridere. Come due ragazzini.

Cercherò di riposarmi, di rilassarmi e di pensare che gli anni che mi aspettano saranno solo un sentiero che, se lavorerò bene, mi farà avanzare nella pratica e, alla fine, mi porterà da lui. Come mi diceva lui gli ultimi giorni, vedrai, gli anni senza di me passeranno in fretta, e ci ritroveremo insieme di nuovo.

mercoledì 9 settembre 2015

La Gioia di Partire da Zero

Partire da zero, proprio da zero, con un progetto in cui si crede, è una grande scommessa. Soprattutto quando non si è più giovani e le vita ti ha già bastonata parecchio.
Eppure non c’è altra strada. Perché l’altra scelta è invecchiare.
Partire con un grande progetto quando il corpo comincia a cedere (non che il mio sia mai stato un granché) richiede impegno e forza di volontà costanti.
Perché ogni giorno ti devi alzare e trovare la forza di credere in quello che fai, in quell’embrione che hai creato, e devi lavorare, lavorare, lavorare per farlo crescere, per renderlo forte.
Quando sei giovane è più facile. Hai tutta l’energia e tutto il tempo del mondo dalla tua parte e pensi che la strada si, sarà un po’dura, ma ce la farai. 
Quando non sei più giovane sai che non hai molto tempo e, soprattutto, non hai molta energia. In compenso sai scegliere con più saggezza la meta da raggiungere. Hai più chiari gli obbiettivi ed i metodi da usare. Sai dosarti e sai cercare con pazienza le strade. Non ti butti a capofitto nel primo sentiero che incontri, valuti sempre, o cerchi di farlo.
Una cosa MOLTO importante è trovare i collaboratori giusti. Che non solo vogliono lavorare con te, ma che credono in quello che state facendo, che condividano l’impegno, la scelta dei mezzi, le finalità e la voglia di lavorare.
Perché essere tra coloro che fanno partire un’impresa può portare grandi guadagni (in molti sensi) in futuro, ma richiede veramente dedizione e fede in quello che si sta facendo.
Tutti vogliono essere Steve Jobs... ma quanti hanno la costanza di perseguire un risultato partendo da un metaforico garage?

A volte mi sveglio il mattino e le mani mi dolgono, il respiro è pesante di asma e sono triste. Penso alla mole di cose da fare prima che il progetto diventi attivo e il cuore manca un colpo.
Allora mi preparo una tazza di qualche cosa di bollente, infilo le mani in un manicotto scaldato cinese per dare loro sollievo ed accendo il computer. 
Apro un file e lavoro un poco. Poi smetto e vado a fare le mie puje, per rinforzare la motivazione. Dopo di che sono pronta per la mia intensa giornata di lavoro. E pensare che facciamo partire, i miei collaboratori ed io, tutto da zero, non è più un peso, è uno sprone, un motivo di orgoglio. 
E’ una porta su un futuro meraviglioso che darà aiuto ad un sacco di gente. 

Mi accorgo che sto sorridendo e che sono serena.


Possano tutti gli esseri senzienti avere la felicità e le sue cause.

venerdì 4 settembre 2015

Non si combatte l'orrore con l'orrore

Per quello che mi riguarda ho raggiunto il mio limite.

Da oggi se mi capita di vedere su fb qualche orrore, foto di bambini morti, adulti decapitati, ragazze crocifisse e simili, non baderò nemmeno a chi è che l'ha pubblicato.  Quella persona si troverà cancellata dalle mie amicizie.
Non per antipatia, semplicemente perché non ce la faccio più. E se ha potuto pubblicare quella foto, di sicuro ne pubblicherà altre in futuro.
Non mi serve soffrire così. Tanto per soffrire.
Ho già i miei incubi personali con cui combattere. Ogni notte. Non ho bisogno di aggravarli con altre immagini di sangue.
Combatto a modo mio la guerra di Shambala. Tenendo nel cuore più dolore di quanto possa dire. Dedicando tutto quello che rimane della mia vita cercando di fare qualche cosa di buono, che può fare una differenza.

Queste foto non servono a fermare la brutalità. Anzi, insensibilmente accrescono la capacità di resistenza alle mostruosità di chi le guarda.
Quando ero bambina, la vista di una foto di un bambino morto, durante un telegiornale, avrebbe fatto venire il votastomaco ai miei genitori. Una decapitazione avrebbe fatto venire gli incubi a chiunque. Per non parlare di tutti gli orrori che quotidianamente siamo costretti a vedere. Ed a cui ci stiamo, lentamente, abituando.
Provate a guardare un film degli anni '60. Le scene di violenza che allora sembravano terribili adesso sono all'acqua di rose. Ci siamo mano a mano abituati a film sempre più violenti, più agitati, con ritmi serrati.

Questo succede con la finzione, ma anche con la realtà.

Non aiutiamo chi soffre mitridizzando la sensibilità delle persone.

Certo. Questa è solo la mia opinione e potete essere in disaccordo quanto volete.
Il mio sentire è: pubblicate fiori, in memoria di quelle creature. Come ha fatto l'amico Alex.
Esprimete amore. Dolore. Bellezza.
Non si combatte l'orrore con l'orrore.

Almeno, per me è così. Sarà una mia debolezza. Cosa volete farci. Portate pazienza.


mercoledì 2 settembre 2015

La Dieta, il Sentiero e Tuttoquanto

Quando anni fa una nostra amica, entrando nella casa che Dario ed io avevamo appena finito di ristrutturare, ha detto: bello però il nuovo monastero. Per poi sprofondarsi, confusissima, in scuse, non aveva tutti i torti.
Adesso che sono rimasta sola, il monastero è diventata una confortevole "caverna" per una. Non una meditatrice, sarebbe pretendere troppo, ma una monaca laica che pratica la cucina "tantrica".
Scherzo. Ma non troppo.
Il Tantra è la trasformazione della mente. Quando tu trasformi un problema in una soluzione, come ha fatto Dario con la malattia e la morte, rendendoli il suo sentiero per la liberazione, hai fatto del Tantra. Hai seguito un sentiero tantrico. Hai trasformato la mente.
Mangiare in accordo alla propria costituzione energetica riequilibria i 4 elementi grossolani che costituiscono il corpo, i quali a loro volta costituiscono gli elementi sottili che sono la mente. Quindi mangiare in modo corretto riequilibria la mente. La rende più stabile, più forte. Più limpida.
Certo, a volte viene voglia di sgarrare... ma si sta così meglio quando si segue la dieta corretta per il nostro tipo energetico che, piano piano, la voglia di sgarrare passa e anche perché quando si mangia in maniera scorretta si sente subito la reazione scocciatissima del corpo.
Certo, io sono un caso limite, fragile come sono diventata, però è ugualmente interessante vedere come reagisce il mio corpo.
Stamattina, con i postumi di un antipasto Vento che ho finito per colazione (vorrai mica che butti sto ben di dio... con quello che costa!) sono qui che scrivo seduta in poltrona ragionando se è o non è il caso di prendere del bicarbonato e penso. Penso a quanti danni ci facciamo a tavola nel corso della vita senza rendercene conto.
Penso a chissà quante volte ero così intossicata dalla dieta sbagliata da non riuscire nemmeno a percepire i danni che mi stavo facendo... penso che forse avrei salvato Dario se lo avessi sempre fatto mangiare secondo la sua costituzione... poi cambio rotta al pensiero. Pensare al passato in questi termini non lo fa cambiare. Mi fa solo soffrire.
Allora penso a quante persone, se riuscirò a fare un lavoro ben fatto, potranno evitare di ammalarsi se seguiranno questa dieta. E la cosa mi rallegra.
Il sole entra dalla finestra. Sono avvolta dal mio accappatoio oversize bianco e, di colpo, mi sento tutta racconsolata. Forse vale ancora la pena di vivere se posso fare un po'di differenza nella salute delle persone.