domenica 12 luglio 2015

Le Verità Economiche Dietro i Paraventi Idologici

Ci hanno imbottito la testa con falsi miti, l’uomo ha bisogno di credere in qualche cosa, e loro, nel vuoto del nostro cuore, hanno subito piazzato la loro merce: le ideologie. Ci hanno detto che erano sacre, che ci avrebbero portato le magnifiche sorti e progressive e per essere sicuri che non ci svegliassimo dal nostro sonno drogato, ci hanno dato una scuola di stato che ha sempre accuratamente evitato di metterci a disposizione gli strumenti critici per vivisezionare questi castelli di bugie. Mentre ci dava tonnellate di materiale per smontare i miti religiosi, pericolosi concorrenti per le ideologie.
Ma se guardiamo senza i paraocchi che cosa rimane delle ideologie? Comunismo, fascismo, nazismo, socialismo, senza la sacralità intoccabile dell’ideologia cosa sono? Sono semplicemente la declinazione economica, più o meno accentuata, dello statalismo. Il vero moloch che sta stritolando il mondo.
Ridotte all’osso, senza le frasi tipo “il potere al popolo”, “giustizia sociale”, “il bene comune” e altre spiritose invenzioni dei carnefici dei popoli, le ideologie possono essere ricondotte a tre declinazioni stataliste. 
Il nazismo aveva anche deliranti idee sulla razza, la dominazione del mondo e l’ecologia, per cui in quello si differenzia dagli altri tre. A livello economico invece è uguale al fascismo.

- comunismo: lo stato possiede tutto, regola tutto, decide tutto.
- socialismo: lo stato possiede tutte le industrie e i mezzi per produrre, ma il cittadino può possedere beni di consumo, come la casa, la macchina e cose simili (anche se strettamente regolate).
-fascismo e nazismo:  le industrie, i mezzi per produrre ed i beni di consumo sono posseduti da privati ma strettamente controllati dallo stato. In altre parole, tu puoi possedere fabbriche, miniere, aziende agricole (ed anche beni di consumo personale) ma lo stato può tassarti come vuole, importi regole anche asfissianti ed arrivare all’esproprio dei tuoi beni. 
Il fascismo si basa su un assunto economico nel quale stato e grandi corporations (tra cui si annoverano anche le banche, ovviamente) lavorano insieme come soci. Mussolini lo ha descritto in una sola, lapidaria frase: «Il fascismo dovrebbe più appropriatamente chiamarsi corporativismo perché è una fusione tra Stato e potere corporativo».

Attualmente, tranne forse in Corea del Nord, non ci sono regimi comunisti. I socialisti sono pochissimi. La stragrande maggioranza degli stati sono, con sfumature varie, fascisti.

L’Europa, ma anche l’America sono fasciste, come il Giappone...non parliamo poi dell’Italia. L’imprenditore che si arricchisce non grazie ai meriti, ma grazie alle leggi fatte su misura (vedi FIAT, COOP, Fininvest, Ligresti e compagnia cantante...), grazie alle gabole con politici e banche è un fascista classico. Da manuale. 

Nella società fascista è normale che aziende o corporation fallimentari vengano sostenute (vedi FIAT, banche ecc.) a spese dei cittadini invece che lasciate andare in bancarotta. In uno stato fascista è normale che i ricchi diventino più ricchi, sparisca la classe media e il popolo diventi sempre più povero (come nei regimi socialisti e comunisti è normale che gli unici ricchi siano la nomenklatura del Partito). Nel 1936, lo storico Gaetano Salvemini, parlando del fascismo diceva “Il profitto è privato ed individuale. La perdita pubblica e sociale”. Un esempio attuale? Monte Paschi di Siena. Le perdite di una banca privata scaricata sui pagatori di tasse. E per quelli che amano la Svizzera, il salvataggio di UBS.

Spesso ci si riferisce alla Svezia parlandone come di un paese socialista. Non lo è. E’ un paese fascista. I mezzi di produzione (fabbriche, miniere, affari e così via) come pure i beni di consumo privato, sono proprietà di privati, ma l’intera società è molto strettamente regolamentata e tassata. La civile e democratica Svezia dismise solo nel 1975 l’aspetto più duro del suo programma di eugenetica, che portò a sterilizzare un sacco di “esseri inferiori” che avrebbero potuto inquinare la purezza della razza. 

Il welfare non è un sinonimo di socialismo. La gente spesso si confonde. Sono due cose diverse. Anzi, si può dire che grazie alla relativa libertà di fare affari da parte dei privati, le società fasciste tendono ad avere più welfare di quelle socialiste, che di solito diventano velocemente troppo povere per poter sostenere molte spese. 
Il welfare per le società fasciste è fondamentale per convincere i cittadini che lo stato si prende cura di loro, che stiano buoni, che accettino tutte le interferenze, i soprusi, le tassazioni e la mancanza di libertà o perderanno il sostegno di “mamma” stato.

Volete una prova più circostanziata? Hjalmar Schacht è stato la persona responsabile dell’economia per Hitler. Le sue teorie sono ancora vive e vegete.
Intellettualmente Schacht ha conquistato l’Europa (e l’America). Il sistema di: controllo dei prezzi, controllo dei salari, controllo dei profitti, dei cambi di valute, dei commerci con l’estero, i trattati bilaterali, le priorità, le decisioni sulle allocazioni, le quote, le licenze richieste per esercitare qualsiasi attività e la continua inflazione, tutto questo i nostri governi lo hanno preso di peso da Schacht.

Vi fa sentire meglio sapere che il nostro sistema politico-economico è, di fatto, perfettamente nazista? Lo accettate perché gli hanno messo l’etichetta  politicamente corretta? La sostanza è nazista. Sappiatelo.
Iniziate a ragionarci sopra. Quando vi agitano davanti il drappo dorato delle ideologie, cominciate a guardare CHI tiene in mano il drappo. E COSA sta REALMENTE facendo sotto la copertura del drappo.
E fatevi venire dei dubbi. I dubbi sono sani. Lo diceva anche Buddha.


p.s. Mi hanno fatto notare che questo post non dà soluzioni. Dò troppo per scontato che le persone sappiano che, con un gruppo di amici, stiamo lavorando ad una ottima soluzione, a mio parere, ed anche secondo Dario, l'unica soluzione possibile: i Liberi Comuni. Prima o poi ve ne parlerò in maniera estesa.

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