venerdì 24 luglio 2015

La Ricerca

La sera fatico ad addormentarmi ma poi dormo profondamente. Troppo profondamente. Cado nel sonno come uno che annega e, ogni notte, ricomincio la ricerca di Dario. 
Stanotte eravamo in Tailandia. Stiamo chiacchierano tranquilli, mi volto un secondo e lui è sparito. La strada è in salita in una zona antica. In fondo c’è una pagoda. 
La strada è vuota e illuminata dal sole. Lo cerco frenetica nei portoni vicini. Ma non c’è.
Come può essere sparito in un secondo in una strada vuota? Allora comincio a cercarlo con metodo, portone dopo portone. C’è della gente, chiedo anche a loro. Chiamano la polizia, dei figuri loschi in divisa che mi spaventano.
Ho l’impressione che mi nascondano la verità dietro al muro di domande e mi allontano. Per cercarlo. Una bambina con un gatto sembra sapere qualche cosa. Mi prende per mano e mi accompagna. E io lo cerco, lo cerco, lo cerco... come ogni notte.
Cambiano solo i luoghi ed i personaggi, ma la ricerca affannosa continua, da una notte all’altra nei miei sonni così profondi da sembrare drogati.
Alle sei mi sveglio. Ho i muscoli irrigiditi, la testa stanca. Resto a letto finché non sento che la pressione sale abbastanza da potermi alzare senza rischi. Vado in cucina ed accendo il computer, sperando che ci sia la connessione internet, per immergermi nelle notizie e non pensare alla mia ossessiva ricerca, così vera quando la vivo, così piene di paura e di speranza. 
Quando mi sveglio so che le speranza non ha ragione di esistere.
Non ho nemmeno un secondo di disorientamento.
E so che la mia ricerca tanto disperata quanto inutile riprenderà puntualmente la prossima notte. E quella dopo. E l’altra dopo ancora... in una sequenza senza pace e senza vero riposo.

Finché non imparerò a controllare la mia mente.

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