martedì 21 luglio 2015

Il Mio Mondo...l'Asia

Oggi ho chattato tantissimo con Tashi su fb. Per chi non mi segue dai tempi di Pasta e Nepal... Tashi era la mia segretaria. Le voglio bene come ad una figlia. Anche lei mi vuole un gran bene.
Tashi era la mia ombra. Teoricamente avrebbe dovuto lavorare 8 ore, di fatto si divertiva così tanto che arrivava alle 7,30 del mattino e ritornava a casa alle 18,30 ma anche più tardi, se Karana le dava un passaggio in moto. Perché da dove abitavamo noi, a Chundevi Marg, a dove abitava lei, sulla strada che dallo stupa di Bhouda sale per la collina, la strada era lunga e di sera non c'erano mezzi.
La mattina sentirla entrare in casa era allegria pura.
Ciao m'aam how are you? E si fiondava sorridendo in cucina a preparare il tè per tutti (per lei e Karana il chai, per me tè nero) che bevevamo mangiando una delle mie ciambelle da colazione sotto il portico del soggiorno, aspettando che Dario (che ha sempre preferito lavorare fino a notte tarda) si alzasse.
Le gattine si affacciavano diffidenti chiamando per avere la loro colazione. Karana provava a carezzarle (era uno dei pochi nepalesi che amava i gatti) e come al solito ci rimaneva male perché loro scappavano: le potevamo toccare solo Dario ed io.
Tashi rideva. Le piaceva ridere. E alla fine rideva anche Karana. Io mi alzavo ad andavo in studio a lavorare, ma dalla finestra aperta mi arrivava, a tenermi compagnia, il suono delle loro voci.
In quei giorni di pace cristallina, che a volte Kathmandu regalava, sentivamo, Dario ed io, che non avremmo mai più potuto avere dei momenti così assurdamente perfetti nella nostra vita. La casa pulita e solare, con il giardino reso prezioso da orchidee selvagge, bougavillee di tanti colori, frangipani, gelsomini e altri arbusti profumati di cui non conosco i nomi, con le vette dell'Himalaya che si stagliavano nello sfondo, era resa viva da persone che amavamo e la città, intorno a noi, sembrava tornare alla sua antica vocazione di posto incantato.
Erano giornate perfette. Anche i rumori cambiavano.
Poi, improvvisamente, Ktm tornava la solita, vecchia, sporca, caotica Ktm... ed il momento magico era già un ricordo.
Ma per me, ancora oggi, la parola "casa" evoca tre luoghi. Il Segyu Monastery, un monastero mongolo e la casa di Chundevi.
L'Europa è così pesante. Il sud America ancora più pesante. La mia Asia è così leggera, così...casa...
Se chiudo gli occhi posso quasi sentirmi ancora là.

E chattare con Tashi... mi ha fatto venire una terribile voglia di tornare a casa.

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