lunedì 15 giugno 2015

M'aam (storie nepalesi)

Ero M'aam per la mia gente.
Non che a me facesse impazzire la formalità, ma in certi paesi è fondamentale. Senza non si è "democratici", si è cretini e da tali si viene, giustamente, trattati.
M'aam, can you speak with Sir? (Signora puoi parlare col signore? Quando non sapevano come prendere Dario)
M'aam we have a problem (Signora abbiamo un problema... tutti i giorni, quando andava BENE. Di solito era: M'AAM WE HAVE MANY PROBLEMS!!!).
M'aam Minod did't came (Minod non è venuto)... M'aam no butter in town (non c'è burro in città)... M'aam I'm sick (sono malato)... M'aam Maoists are HERE, please, rush! (ci sono i maoisti, corri subito!)
Torno M'aam su certe e-mail ed in fb.
Mi scrivono che si sposano, che hanno bambini, mi chiedono di dare il nome ai bambini (cosa sacra per gli indù e poi mi pregano di mantenere il nome segreto per sei mesi o gli dei, che sono gelosi, maledirebbero il bambino), mi raccontano i problemi della loro vita con la confidenza e l'abitudine di lunga data.
M'aam ci manchi, M'aam, ti ricordi? M'aam come stai, take care!
E poi, spesso, la fatidica domanda: "M'aam perché non torni? Tu sei sola in occidente senza Dario Sir, torna qui che noi siamo la tua famiglia. Ci prendiamo noi cura di te..."
Oggi Rajesh, il cuoco che ha preso le mie parti perfino davanti ai maoisti, mi chiede di cercargli lavoro. M'aam aiutami. Sai che sono serio, che lavoro.
Mi si spezza il cuore, cosa posso fare per lui più che lanciare un appello in fb? Sono in una situazione precaria io stessa...
Siamo un paese che affonda lentamente e poi lui è sbagliato anche come extracomunitario. Non è musulmano. Qui le "risorse" devono arrivare in massa ed avere una connotazione precisa. Il tutto deciso, sulla nostra pelle, dall'alto.

Se sembro amara è perché lo sono.

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