lunedì 29 giugno 2015

Gatti e Donne

Avete presente questa foto che gira da tempo su fb? "Salve, abbiamo saputo che hai più di 40 anni e non sei ancora sposata?"





Ecco, stasera ho avuto la versione pomaina di questa foto: "Ciao, abbiamo saputo che hai compiuto 55 anni e che sei rimasta sola... "
Due bellissimi gatti, uno soriano e uno grigio stile certosino si sono presentati nel cortiletto, mi hanno tenuta sotto controllo e sono riusciti a farsi anche regalare una porzione abbondante di pasta al ragù che hanno divorato.
Non cantate vittoria, sono allergicissima ai gatti. Però mi piacciono (chi mi conosce dai tempi di Pasta e Nepal lo sa bene). E questi due lazzaroni sono proprio dei rubacuori. Prevedo che dovrò munirmi di crocchette e con sto caldo devo ricordarmi di preparare una ciotola di acqua per loro.
Ma non li farò entrare in casa. Mi mancano solo le crisi di asma da allergia per essere KO definitivamente.
Però mi hanno fatta sorridere. Sfacciati e rubacuori come solo i gatti sanno essere.

p.s. Oggi mi sono stupita dalla quantità enorme di persone che mi hanno contattata in chat. Non messaggini veloci sulla pagina di fb. Tutti discreti e gentili e affettuosi in chat. Ecco, mi sono commossa. E mi avete fatto TANTA compagnia, grazie!

Che Brutto Numero il 55

E oggi sono 55. Anni.
Di vita anche troppo (a volte) intensa.
Il compleanno serve a questo, a meditare sul passato ed a guardare agli anni che ancora tocca vivere, sempre che dall'alto non mi accordino luna riduzione della pena. Ma ci conto poco.
A voler essere ottimisti devo scontare ancora una venticinquina d'anni.
Il primo compleanno della mia vita da sola lo passo a casa, con tazze e tazze di roba calda e, si spera, un po'confortante.
Abbarbicata al mio computer.
Cercando di non pensare troppo a me stessa. Ma è dura.
Detesto i compleanni. Mi fanno pensare al passato ed io lo guardo, quel passato luminoso, come un dannato guarda il paradiso: con la consapevolezza che è irraggiungibile.
Mi avvolgo nell'accappatoio e annuso la tazza di buon tè inglese. Ma anche quello mi porta a galla ricordi.
Il compleanno è un giorno della memoria.
Prendo in mano Bulgakov "...e la memoria del Maestro, l'inquieta e martoriata memoria del Maestro cominciò a spegnersi. Qualcuno lo lasciava libero...".
Solo io posso liberarmi dalla sofferenza, non c'è nessun Jeshua che chiede per me la misericordia del riposo della mente, devo pensarci io... ma oggi controllare la mia mente sembra tanto mission impossible.
Prendo in mano le sadhane ma le abbandono: non riesco a concentrarmi. La mente continua a rincorrere i ricordi, così belli e così dolorosi, e quando cerco di fermarla mi scatena contro un inferno di sofferenza. Alla fine la accetto. La sofferenza. Se non riesco a fermarla il trucco è riceverla completamente.
E poi iniziare la pratica del Tong-len.
Inspiro la sofferenza di tutti. Espiro i meriti e l'energia positiva dei meriti. Inspiro. Espiro.
Ad un certo punto perdo la concentrazione. Ma oramai sono quasi tranquilla.
Poi, stupidamente, penso ad una cosa che dovrei fare e mi piomba addosso il terrore. Lo conosco bene questo panico. E' il terrore di chi non sa più dove trovare la forza (fisica e mentale) per andare avanti. Devo stare più attenta, oggi non ho energia. La poca che ho devo tenerla raccolta per reggere fino a domani.
Allontano il pensiero delle cose da fare e riparto con il Tong-len. Questa volta è più difficile. Dolore e terrore insieme sono più difficili da gestire.
...sarà una giornata orribilmente lunga. Però finirà. Ma poi ne arriverà un'altra. E un'altra...
Per fortuna che c'è il Tong-len.

sabato 27 giugno 2015

L'Inizio è a Monaco (Dedicato ad Alessandra)

A Monaco di Baviera, con Alessandra e Otto è cominciata una nuova fase della mia vita.
Forse perché l'Italia mi è sempre andata stretta, l'ho sempre sentita soffocante, provinciale... per cominciare un nuovo capitolo della mia vita sono dovuta uscire.
Il primo viaggio da sola. Il primo volo da sola.
Verso un futuro diverso.
E' stato bello girare per Monaco; per i suoi parchi, i suoi musei, i suoi palazzi, i suoi negozi lussuosi, i suoi mercati pieni di fiori bellissimi, di frutta gustosa, di mille cose belle o deliziose. Girare leggera in buona compagnia. Vedere tutte quelle cose bellissime, goderne e... non desiderarle. E sentirmi così felice per questo regalo: il saper godere a fondo senza desiderio.
E' stato importante vivere ore meravigliose, come non credevo avrei vissuto mai più e soffrire contemporaneamente, in modo acuto, la mancanza di Dario.
E' stato fondamentale capire che ci sono solo poche cose che mi legano ancora: l'amore per gli amici, la possibilità di aiutare le persone e la pratica del Dharma.
Finché sono rimasta rintanata nella piccola e stagnante pozza di Pomaia non avevo modo di capirlo. Invece trovarmi in una città molto bella, viva, piena di cose belle, con amici carissimi, godendo di buoni cibi, discussioni vivaci ed importanti, incontri con persone nuove, mi ha dato la possibilità di guardarmi veramente dentro. E di capire che cosa voglio davvero.
Altrimenti avrei continuato a girare un po'a vuoto. Andando nella direzione giusta, ma senza la convinzione necessaria.
Invece adesso so. Ho visto con chiarezza la mia strada. Una strada lunga, piena di cose da fare e persone da incontrare. Piena di Dharma, ma quello vero, quello duro, che si applica in ogni secondo del vivere quotidiano. Piena di persone da amare, di progetti da realizzare e da condividere, di impegno costante, di distacco leggero.
Alla fine della strada so che ci sarà lui ad aspettarmi, me lo ha promesso, ed io non arriverò a mani vuote.

giovedì 25 giugno 2015

Il Ritorno della Vagabonda

Una settimana a Monaco con persone speciali ha fatto tornare la vagabonda. Tornare davvero.

Monaco è una bella città. Non è triste come l'Italia. E poi è "altro".
Gli amici sono amici speciali. Non riesco a scrivere di loro. Lo sapete che Dario non voleva che scrivessi di lui. Non posso scrivere di persone che fanno parte della mia cerchia interna. Non ci riesco.
Ho riso, ho pianto, ho condiviso idee, pensieri, progetti, impegni, come non credevo di poter fare mai più.
Ho capito che Dario mi mancherà sempre e che dovrò imparare a vivere con la sua assenza.
Ho capito meglio la strada che percorrerò.
Ho visto un poco tra le nebbie del futuro, come a volte succede alle donne della mia famiglia. E' una strada lunga.
Non è solitaria, perché ci saranno persone come Alessandra, ma non è più la strada di una donna. E' la strada di una praticante. E' una strada che porterà lontano, chissà dove. Una strada che richiede impegno, dedizione, totale abbandono.

La Vagabonda è tornata. Per ripartire.

giovedì 18 giugno 2015

In Bilico

Quando una coppia è molto legata si crea un'interconnessione fortissima, un equilibrio sia all'interno che nell'azione verso l'esterno. Con gli anni ci si assesta e sembra l'unico modo per vivere. Chi è più fragile (io) rimane defilato e dà stabilità e calore, l'altro, quello tosto ed organizzato (Dario), affronta l'esterno.
... e poi sono rimasta sola.
E devo ritrovare un mio modo di interagire col mondo.
Ogni giorno la necessità di riprendere a vivere si scontra con il rimpianto, la nostalgia, il vuoto dentro da un lato, e la paura di rimettermi in gioco adesso che non sono più giovane, che ho poca energia, che mi sento più fragile che mai, dall'altro.
Non so quanto valgo senza di lui, quanto so fare, fino a dove posso arrivare. Non mi riconosco più. Devo tornare ad essere una e capire chi è questa donna dagli occhi grandi e scuri che mi guarda dallo specchio e cosa sa fare.

Non devo cedere. Se cedessi avrei tradito tutto: Dario, il Dharma, me stessa.
Devo farcela. Superare le mie paure, i dubbi le difficoltà, le fragilità, ed andare avanti.
Trovare la forza dove non c'è, farla crescere, darle spazio. Prendere ogni giorno come una sfida da accogliere per imparare qualche cosa, per crescere un poco. Costringermi a riprendere il cammino, perché le scelte sono solo due: regredire o andare avanti. Non badare a quando mi sento confusa, stanca, spaventata, ma rialzare la testa e guardare la strada che ho davanti per capire che direzione prendere. E poi imboccarla, senza tentennamenti, per andare dove credo giusto.

Oggi è uno di quei giorni in cui affronto le mie paure, i miei fantasmi e la mia solitudine. Un giorno nel quale, mettiamola così, ho un'occasione di conquistare me stessa.

mercoledì 17 giugno 2015

Difendersi dalla Crisi Prossima Ventura è Possibile?

Diverse persone mi scrivono per sapere cosa fare dei loro risparmi, li capisco, hanno paura e cercano aiuto. Una volta si chiedeva consiglio in banca, adesso sappiamo che le banche sono artefici, insieme agli stati, del disastro economico e non ci fidiamo più di loro.
Ora, io non sono un’analista finanziario, né un grande investitore. Sono solo una buffa signora coi capelli grigi che si tiene aggiornata. Quello che posso fare è tradurvi i consigli che il grande Jim Sinclair sta dando da due anni a questa parte.
Jim ha più di 70 anni, ma sta girando per il mondo a spese sue per spiegare queste cose e aiutare la gente a capire ed a difendersi. Vi traduco la sua lista di G.O.T.S. (Get Out of The System = uscite dal sistema).
Jim Sinclair è un grande personaggio nel mondo degli investimenti, ed è convinto, come tutti noi, che non solo il sistema ci sta impoverendo progressivamente, ma che con 1 quadrilione e 300 trilioni di dollari di derivati tossici (leggesi debiti travestiti da investimenti) in giro per il mondo, con la quantità di denaro fasullo che è stata emessa, il sistema DEVE implodere prima o poi. E quando succederà saranno dolori. Il punto è... fino a quando le banche centrali e gli stati riusciranno a tenere insieme questa farsa. Più a lungo ci riusciranno... peggiore sarà la crisi.

Tenete presente che è scritta da un americano per gli americani, quindi fate gli aggiustamenti del caso...

1. Se avete azioni tenetele in forma di certificati o di registrazione diretta (in caso di fallimento della vostra banca o del vostro broker resteranno a voi)
2. Non fate affidamento su pensioni statali e, se potete, cercate di farvi liquidare ed uscirne
3. Evitate i bonds e le obbligazioni (buoni del tesoro et similia).
4. Tenete delle modeste somme di denaro in conti correnti in paesi dei BRICS o protettorati dei BRICS come Singapore
5. Comperate metalli preziosi in forma FISICA e TENETELI FUORI DAL CIRCUITO BANCARIO
6. Liberatevi dei mutui.
7. Tenete in casa soldi in contanti che siano sufficienti per vivere sei mesi. In banconote, non pezzettini di plastica collegati ad un conto.
8. Estinguete i debiti e NON fatene di nuovi.
9. Fatevi un orto, meglio ancora una piccola azienda agricola autosufficiente.
10. Cercate di avere una macchina che consumi poco, elettrica o a gas o diesel.
11. Procuratevi un generatore che sia sufficiente per i vostri bisogni.
12. Tenete il 33% dei vostri risparmi in oro o argento FISICO.

I punti 1, 2, 3, e 4 riguardano il collasso del sistema banche/stati. Quando un sistema collassa vengono introdotti il controllo dei capitali (tipo che potete ritirare solo 50 € al giorno), la confisca dei capitali (stile Cipro), il crollo delle istituzioni che dovrebbero erogare le pensioni (vedi Grecia), Le improvvise bank holiday (serrata delle banche per un tempo imprecisato) vedi Cipro. Tutto quello che è una “promessa” su carta, sia che a promettere siano gli stati, le banche o i fondi pensione, non varrà la carta su cui è stata scritta... 
Il punto 5 è per mettere in guardia da ETF ed altre forme di “investimento in metalli preziosi” che non sia il metallo fisico. Sono truffe sostenute dagli stati per tenere basso il prezzo dei metalli. Non c’è metallo fisico dietro gli ETF, solo promesse. 
Ma anche nel decidere dove farvi custodire il metallo è fondamentale, devono essere compagnie super di fiducia. Altrimenti seppellitelo nell’orto che è meglio.

I punti 6, 7, 8 si occupano dei debiti. Quando nella repubblica di Weimar è partita l’iper-inflazione, i banchieri hanno prontamente ridenominato in oro i debiti... distruggendo la gente.

I punti 9, 10 e 11 prevedono un temporaneo crollo del sistema distributivo e di produzione. E’ possibile che in un paese piccolo come l’Italia non succeda una cosa catastrofica, ma considerate che molti greci (e noi stiamo andando in quella direzione) se non muoiono di fame è perché hanno l’orto. Senza dire che, con i prodotti dell’orto, è possibile fare baratti e procurarsi le cose che servono.

Il punto 12 prevede che, con la massa monetaria che è stata prodotta dall’occidente, prima o poi i metalli preziosi si libereranno delle manipolazioni al ribasso di banche e stati (anche grazie a Cina, Russia ed India) e si aggiusteranno sul loro vero valore rispetto alle cartacce dei governi. Bloomberg (che è una fonte assolutamente mainstream) ha ipotizzato un apprezzamento dell’oro sui 65.000 $ l’oncia. Stamattina l’oro è a 1.179 € l’oncia. Storicamente oro ed argento salgono e scendono insieme. Non sono brava con i numeri, fate voi le proporzioni, oggi l’argento è a 15.96 $ l’oncia.

Tenete presente che NESSUNO è in grado di dirvi quando L’Apocalisse del sistema banche/stati occidentali succederà. Quello che è certo è che più riusciranno a tenerlo a bada, più noi, il 99% della popolazione mondiale, ci impoveriremo e peggiore sarà la crisi che verrà fuori.
A seguito della crisi del 2008 e delle manipolazioni di banche e stati (B/S), il mercato, a detta di molti esperti, non esiste più, esistono solo le politiche del sistema B/S. Per questo motivo molte firme di investitori si sono ritirate. Non si fidano ad investire... Richard Russel, vigoroso novantenne, il decano dei grandi investitori e consulenti finanziari americani, uomo di grande lucidità ed esperienza, ha consigliato anni fa ai suoi clienti di investire in oro e argento FISICO FUORI DAL CIRCUITO BANCARIO dopo di che non dà altri consigli.
Jim Rickards, stratega finanziario nonché creatore del sistema di guerra finanziaria asimmetrica della CIA, si aspetta un crollo del mercato azionario fino al 70%. 

Il sistema è marcio fino al midollo. Ogni notizia che si legge potrebbe essere la pagliuzza che fa crollare il castello di carte. Mi dispiace scrivere queste cose, ma è inutile fare gli struzzi, la situazione è questa. Cerchiamo di difenderci fin dove è possibile.

p.s. Jim Sinclair è un personaggio di tale spessore, che tra il 1981 ed il 1984, è stato incaricato da Paul Volcker (allora Chairman della Federal Reserve, FED) di rimettere in senso il mercato dell'argento (!), dopo il fattaccio dei fratelli Hunt. E' attualmente chairman della Tanzanian Royalty ed Executive Chairman del Singapore Precious Metals Exchange.

martedì 16 giugno 2015

La Prima Volta

Quando sei giovane la vita è piena di prime volte. La prima volta che vai a scuola, il primo gelato, i primi amici, le prime liti, le prime gioie. Sono primizie così acerbe che nemmeno le riconosci.
Cresci un po' e diventano più importanti, più evidenti.
Mentre aspetti trepidante a casa una telefonata pensi: è la prima volta che mi innamoro. E ti senti rimescolare dentro. Rientri tutta sottosopra perché c'è stato il tuo primo bacio. E poi le prime liti, i primi abbandoni,
Trovi il primo lavoro vero, le prime responsabilità, i primi fallimenti, i primi successi. Finché, a poco a poco, la vita diventa così complessa, stratificata, piena di diramazioni, che non ci sono più prime volte. C'è la tua vita, un torrente in piena che ti trascina di qui e di là senza quasi darti il tempo di respirare. E poi c'è lui, con il quale condividi tutto. Non sei più una, sei la metà di un tutto e questo cambia le prospettive.
E poi arriva la morte che con un colpo di mano scombina il castello di carte.
E ti trovi sola, nel buio del dolore. E di nuovo la vita si riempie di prime volte, ma sono tutte dolorose. La prima volta che cambi casa senza di lui, la prima volta che vai al mare senza di lui, la prima volta che ridi senza di lui, la prima volta che ti senti così spaventata dal futuro perché è senza di lui...
Giovedì parto per qualche giorno. Sarà il primo viaggio da sola. Il primo volo da sola.
Dario amava gli aeroporti e le stazioni, diceva che non si sentiva così ancorato alla vita in quei luoghi, perché erano luoghi di nessuno, erano solo snodi, transiti di futuri imprevedibili.
Dopodomani entrerò, da sola, in uno di quei luoghi che non è un luogo, che è un transito, uno snodo della vita. Per la prima volta prenderò l'aereo da sola.
Volerò via, verso, spero, un futuro pieno di cose da fare, di impegni da sbrigare, di piani da stendere. Un futuro così ricco di prime volte che diventerà di nuovo un torrente in piena che mi trascinerà di qui e di là senza darmi il tempo di respirare. Senza darmi il tempo di pensare che sono sola.

lunedì 15 giugno 2015

M'aam (storie nepalesi)

Ero M'aam per la mia gente.
Non che a me facesse impazzire la formalità, ma in certi paesi è fondamentale. Senza non si è "democratici", si è cretini e da tali si viene, giustamente, trattati.
M'aam, can you speak with Sir? (Signora puoi parlare col signore? Quando non sapevano come prendere Dario)
M'aam we have a problem (Signora abbiamo un problema... tutti i giorni, quando andava BENE. Di solito era: M'AAM WE HAVE MANY PROBLEMS!!!).
M'aam Minod did't came (Minod non è venuto)... M'aam no butter in town (non c'è burro in città)... M'aam I'm sick (sono malato)... M'aam Maoists are HERE, please, rush! (ci sono i maoisti, corri subito!)
Torno M'aam su certe e-mail ed in fb.
Mi scrivono che si sposano, che hanno bambini, mi chiedono di dare il nome ai bambini (cosa sacra per gli indù e poi mi pregano di mantenere il nome segreto per sei mesi o gli dei, che sono gelosi, maledirebbero il bambino), mi raccontano i problemi della loro vita con la confidenza e l'abitudine di lunga data.
M'aam ci manchi, M'aam, ti ricordi? M'aam come stai, take care!
E poi, spesso, la fatidica domanda: "M'aam perché non torni? Tu sei sola in occidente senza Dario Sir, torna qui che noi siamo la tua famiglia. Ci prendiamo noi cura di te..."
Oggi Rajesh, il cuoco che ha preso le mie parti perfino davanti ai maoisti, mi chiede di cercargli lavoro. M'aam aiutami. Sai che sono serio, che lavoro.
Mi si spezza il cuore, cosa posso fare per lui più che lanciare un appello in fb? Sono in una situazione precaria io stessa...
Siamo un paese che affonda lentamente e poi lui è sbagliato anche come extracomunitario. Non è musulmano. Qui le "risorse" devono arrivare in massa ed avere una connotazione precisa. Il tutto deciso, sulla nostra pelle, dall'alto.

Se sembro amara è perché lo sono.

sabato 13 giugno 2015

L’Inflazione Ovvero l’Illusione Monetaria

I governi dell’occidente, la UE, le banche centrali, i giornalisti... tutti ci dicono che la deflazione è un fenomeno spaventoso e che un “certo grado di inflazione” invece è salutare. 
Per dipanare questa matassa di menzogne, dobbiamo cominciare dalle parole, cioè dal definire chiaramente che cos’è l’inflazione, per poi passare a smascherare chi la crea, a chi fa comodo e perché. 

Cos’è l’inflazione:
La parola inflazione deriva da un verbo latino che significa gonfiare. E cosa viene gonfiato? I prezzi? No, viene gonfiata la quantità di denaro in circolazione. 
Con l’aumento della massa monetaria ci sarà un aumento della richiesta di beni e servizi, ma non un aumento degli stessi. Questo determinerà la lievitazione dei prezzi.
In parole più semplici: immaginiamo che tutto quello che il mercato di un paese X ha da offrire sia una cassa di mele. E che il suo valore, nella moneta locale sia di 10 monete. Il governo decide di stampare altre monete fino ad averne in circolazione 100. Ma i beni presenti sul mercato sono sempre e solo 1 cassa di mele. Cosa succederà? Che il valore della cassa di mele diventerà 100 monete. 
Le merci aumentano di prezzo non perché sono scarse, ma perché il denaro è più abbondante.
Lo stampare denaro non aumenta la ricchezza reale (le mele) ma solo la massa di denaro, che, di conseguenza, rispetto alla ricchezza reale, perderà valore. 
Quindi l’aumento dei prezzi DERIVA dall’inflazione.
Perché è così importante nascondere cos’è l’inflazione? Perché si capirebbe subito di chi è la colpa del nostro abbassamento di tenore di vita: di chi stampa il denaro e non dei “mercati” o dei “capitalisti”.

Chi crea l’inflazione:
A vantaggio di chi va questo gioco? E chi lo sta giocando?
I banchieri centrali, le banche commerciali e gli stati, gli unici che hanno diritto a stampare denaro dal nulla e che usano l’illusione monetaria per trasferire la ricchezza da noi, che lavoriamo, risparmiamo ed investiamo, per darla a chi fa debiti. L’inflazione infatti RIDUCE il valore dei debiti (quindi dà sollievo ai debitori) mentre PUNISCE chi guadagna o fa risparmi. E quali sono le entità più indebitate e finanziariamente mal messe al giorno d’oggi? Stati e banche.

Guardiamo questo sporco gioco al massacro più da vicino.

L’importanza di capire la reale portata dell’inflazione:
La prima cosa da dire è che, ovviamente, i dati che vengono emessi dai governi sull’aumento del costo della vita sono taroccati, quindi voi non saprete mai di quanto vi stanno realmente impoverendo. Per saperlo dovreste monitorare VOI di quanto sta aumentando il costo del vostro vivere quotidiano.
Faccio un esempio pratico. Quanto costa il pane? Poniamo che costi 1 € al chilo e che voi guadagniate 50.000 € all’anno. Significa che “denominato” in pane, il vostro stipendio vale 50.000 chili di pane l’anno.
L’anno prossimo il pane costerà di più, diciamo 1.10 € ed il vostro stipendio crescerà di 1000 €. Cioè voi guadagnerete 51.000 €. Sembrerà che abbiate avuto un aumento. Ma se guardate la “denominazione” del vostro salario in pane vedrete che il vostro stipendio vale 46.363 chili di pane soltanto.
Questa è l’Illusione Monetaria: è differenza tra prezzo reale (46.363 chili di pane) e prezzo nominale (51.000 €).
Quindi, nonostante l’aumento, il vostro tenore di vita è sceso del 7.2%!
Rendetevi conto che la rata di inflazione (presunta, in realtà è sempre molto più alta) che i vari UE, BCE, governi, premi Nobel per l’economia, media ecc. dicono “sana”, cioè il 2%, nel corso della vita di una persona quadruplicherà i prezzi! Nel senso che se una cosa costava 1 € il giorno in cui siete nati, costerà 4 € il giorno in cui ve ne andrete ed il vostro REALE potere di acquisto verrà eroso inesorabilmente.

Chi ci guadagna:
Mettiamo che lo stato italiano, o la Monte Paschi di Siena, abbiano un debito di, 200.000 €, mentre i cittadini italiani hanno risparmiato o stiano guadagnando (tutti insieme) 100.000 €. 
Lo stato potrebbe decidere di dire, ok, confischiamo 15.000 € agli italiani per sostenere il debito. Ma, perfino qui, una confisca del 15% sembrerebbe un po’forte. 
Così la BCE, per sostenere lo stato fallimentare, o evitare il fallimento di una grande banca (che potrebbe creare un effetto domino nel sistema bancario corrotto) decide un inflazione del 3% per 5 anni. Mantenendo i tassi di interesse bancari pari a 0.
Dopo 5 anni gli italiani hanno sempre (nominalmente), 100.000 € di risparmi (o di stipendi), mentre in realtà, come valore di acquisto si trovano ad avere solo 85.000 €. 
Invece lo stato italiano (e la Monte Paschi) nominalmente ha ancora 200.000 € di debito, realmente ha un debito di solo 170.000 €. Dai conti correnti degli italiani, sono stati sottratti, senza che se ne accorgessero, un bel po'di euro per pagare i debiti dello stato e della Monte Paschi.
Ovviamente nella realtà le cifre sono molto, ma molto più importanti.

Perché sta aumentando tremendamente il divario di ricchezza e sparisce la classe media:
Sapete tutti che il divario di ricchezza tra il famoso 1% e il resto dell’umanità sta aumentando e sapete che la classe media sta scomparendo in tutto l’occidente. La colpa viene sempre data al “capitalismo” o al “liberismo”.
La realtà è che viviamo in regimi strettamente controllati da stati e banche centrali e sono questi che, con la politica dell’inflazione e dei tassi di interesse a 0, stanno orchestrando quello che alcuni definiscono “il più grande trasferimento di ricchezza della storia dell’umanità”.
Infatti non solo veniamo derubati come spiegato negli esempi sopra citati, ma anche in altri modi, sempre grazie all’inflazione. 
Quando il denaro fresco di stampa viene immesso nel tessuto sociale il suo valore non è ancora diminuito. Quindi i primi ad usarlo potranno acquistare beni e servizi con i prezzi ancora bassi. E chi sono i privilegiati che hanno accesso a questi finanziamenti pazzeschi a tassi di interesse ridicoli? Banche, governi e grandi corporations. Che grazie a questa connivenza si appropriano delle ricchezze "reali".
Se non basta questo, c’è anche quello che viene definito (dal nome dell’economista che lo ha descritto) l’Effetto Cantillon. L’inflazione, nell’economia di un paese, si muove in cerchi concentrici, come le onde che crea un sasso che cade nello stagno, Cantillon spiegò come i ricchi e i potenti sono nel cerchio interno e vedono l’inflazione arrivare molto prima degli altri. Questo dà loro il tempo per prepararsi.
Quando l’inflazione, come accade inevitabilmente, sfugge di mano a chi l’ha sguinzagliata e devasta l’economia, questi signori sono già al sicuro. Si sono appropriati di tutti gli hard assetts (oro, argento, miniere, petrolio, ferrovie, terra...) possibili ed immaginabili. Perché in un mondo di denaro fasullo gli hard assets mantengono il valore.

Il disastro prossimo venturo:
Purtroppo siamo solo all’inizio del nostro calvario. Il peggio deve ancora venire.
L’illusione monetaria ha 4 stadi. 
Il primo stadio è tranquillo. Il denaro in circolo è tanto e non ha ancora eroso le basi della società. Tutti si sentono ricchi. L’inflazione c’è ma non si sente ancora. I mercati sono attivissimi.

Nel secondo stadio i danni dell’inflazione cominciano a sentirsi ma la gente crede che il problema sia temporaneo e che governi e banche centrali abbiano tutto sotto controllo.

Nel terzo stadio gli effetti collaterali dell’inflazione (ricordate, inflazione = aumento della massa monetaria) cominciano a sfuggire di mano alle banche centrali. L’illusione comincia a svanire, la gente comincia ad avere paura. Stipendi e pensioni perdono valore in maniera evidente. I beni “reali” cominciano a costare troppo. 
Lo stadio finale, che quando si presenta, si muove ad una velocità devastante, ha due possibili sviluppi. Un’iper-inflazione tipo la Repubblica di Weimar o lo Zimbabwe o una terapia pesante come quella imposta negli USA da Paul Volcker nel 1980, cioè un’innalzamento dei tassi di interesse al 20%. In entrambi i casi il risultato è il crollo devastante dell’economia. Cosa succederà questa volta non lo sa nessuno. Il mondo intero è coinvolto in questa follia e quando avverrà il crollo sarà terribile. Senza precedenti. Ma è importante CAPIRE cosa sta succedendo, in modo che, quando dovremo ricostruire, eviteremo gli errori che ci hanno portati al disastro.

Essere ignoranti è un lusso che non possiamo più concederci.

venerdì 12 giugno 2015

Il Gobbo

Premessa: quando raccontavo queste storie a Dario, lui rimaneva sempre sconvolto. Non capiva, lui milanese, come fosse possibile che negli anni sessanta potesse esistere a quindici minuti dal centro di Verona una tale miseria. Eppure sono storie vere. Le storie della mia infanzia. Nel 1968 papà curò i suoi ultimi casi di pellagra... 
So che vi ho promesso degli articoli di economia, ma in questi giorni sto lavorando parecchio, vi chiedo di portare un poca di pazienza, per scrivere di inflazione, banche etc. devo essere meno stanca. 
Intanto, per tenervi compagnia, vi posto questa storia, che sonnecchia nel mio computer da un paio d'anni. 


Lo chiamavano il gobbo, non ho mai saputo il suo nome. Anche lui quando parlava di se stesso, e lo faceva in terza persona, diceva: povero gobbo maledetto della lanterna magica di Parigi. 
Era piccolo storto e maligno. La gente ne aveva paura. 
Parlava male di tutti, sapeva tutto di tutti, dicevano che scriveva lettere anonime, però se in qualche casa c’erano problemi veri, correva a dirlo al parroco o al dottore perché dessero una mano a chi non sapeva neanche chiedere. 
Viveva in una bicocca lontana chilometri dal paese. Ci si arrivava dai boschi perché non c'era strada, solo un sentierino. D’inverno, quando nevicava, se voleva venire in paese, doveva spalare la neve con il badile per aprirsi la strada.
Erano boschi bellissimi, quelli intorno a casa sua, dove cresceva ogni ben di dio. Ed il gobbo, che conosceva quei boschi come le sue tasche, sapeva dove trovare tartufi, ovoli, porcini, marroni e asparagi selvatici.
Cacciava anche di frodo nelle riserve di un nostro lontano parente, che tanto non veniva mai. Faceva si e no una battuta di caccia con gli amici una volta l’anno e invece il gobbo doveva mangiare tutti i giorni.
Le cose che trovava le vendeva. Il papà era il suo miglior cliente, anche perché era un buon uomo. Comperava ovoli, asparagi e tartufi fino a far venire la nausea a tutta la famiglia e poi, quando mamma cominciava a guardarlo storto, li comperava di nascosto e li regalava ai parenti. 
- Ma come faccio, poveretto, a dirgli di no? 
E mamma sospirava e taceva. Anche se spesso faceva fatica a far quadrare i conti di casa. 
Sapeva, papà, che il gobbo aveva certe vecchie siringhe, che teneva in una scatoletta di ferro. Con la sua scatoletta girava per le famiglie che avevano malati bisognosi di iniezioni così guadagnava qualcosa. 
La zona in cui abitavamo era una condotta spersa nel nulla, povera, senza strade asfaltate, con gente che abitava in contrade lontane chilometri dalla strada sterrata più vicina. E anche se papà era giovane, non riusciva ad arrivare dappertutto. 
Così un giorno il gobbo era andato da papà. Dottore, se mi insegna come si fa a fare bene io imparo. 
L’unica cosa che aveva bisogno di imparare, di fatto, era a sterilizzare le siringhe, perché anche per fare un’endovenosa aveva la mano leggera e prendeva la vena la primo colpo. Lo faceva già, come mestiere, da sempre, ma gli era simpatico quel dottorino così serio, che voleva bene alla gente. Per quello si degnò di imparare a bollire i suoi arnesi. E dopo di allora, lo fece sempre, di sterilizzarli, per rispetto al dottore.
Non si sa come, ma aveva una moglie. Una donnetta che aveva sempre freddo, piena di vestiti e di scialli anche d’estate. Era una vita grama, la loro, ma non sapevano che ne potesse esistere di diversa. Andavano avanti così, giorno dopo giorno, bestemmiando il cielo, il gobbo era un gran bestemmiatore, e stentando sulla terra. Era la loro vita.
Poi una notte suonarono a casa nostra, ci furono parole concitate sull’uscio. Papà si vesti di corsa prese la topolino e passò a prendere il Mario, l’uomo che lo aiutava in queste occasioni.
Arrivarono sul monte, la neve era alta. Tirarono fuori la lanterna ed il badile e cominciarono a farsi strada nel bosco. Uno faceva luce e l’altro spalava, a turno. Quando arrivarono alla casa erano fradici di sudore nonostante il gelo della notte invernale e stanchi morti. Bussarono alla porta. Si accese una lanterna, la moglie del gobbo venne ad aprire.
Lui era lì, sul letto sfatto. Morto da tre giorni. 
Perché mi hai fatto chiamare solo adesso? Dottore ho aspettato che passasse qualcuno, la neve è alta. E se non passava nessuno?
Alzò le spalle. C’è freddo, non sarebbe successo niente. 
Un uomo della contrada più in la era passato la mattina, ma prima di chiamare il dottore, tanto non c’era urgenza per vedere un morto, aveva fatto tutte le sue commissioni e poi si era fermato a dormire da dei parenti. Nella notte si era ricordato del morto, si era spaventato, ed era corso a svegliare il dottore, così, come un matto.
Mario stava in piedi vicino alla porta, non diceva niente. 
I due uomini uscirono insieme nella notte. Non aveva senso restare lì, in quella casa fredda, sporca, piena di morte e di pazzia. Ripresero la strada in silenzio. Almeno non dovevano più spalare la neve. Che gente dottore, sono come bestie. 
Ma papà pensava, è il mondo che è una bestia, che li fa vivere come animali e li fa morire da disperati.

mercoledì 10 giugno 2015

Donne, Coraggio ed Amore

L'amore è un dono prezioso. Il coraggio è qualche cosa che si costruisce giorno per giorno.
Le donne degne di questo nome, come lo sono le mie amiche, amano e sono coraggiose nel loro amore per gli altri e nell'affrontare le difficoltà delle loro vite.
Sono donne fragili e forti, solari e tristi, spaventate ma indomite.
Sono grandi donne, senza bisogno che nessuno riconosca il loro valore, sono persone ricche, senza avere bisogno di possedere milioni, perché hanno tanta umanità da condividere e la condividono senza remore: liberamente.
Sono una gioia per chi le incontra ed una risorsa inestimabile per chi viene amato da loro, siano figli, mariti o semplicemente amici.
Basta una parola, tra di noi, che abbiamo affrontato sorridendo tante battaglie, tanti dolori e tante gioie, per capirci. Parliamo la stessa lingua, abbiamo lo stesso cuore. Siamo parte di una tribù speciale, quella delle donne che non hanno paura di vivere e di dare. La tribù che riesce a regalare un sorriso anche con il cuore trafitto, se questo può lenire qualche sofferenza, può allontanare qualche paura.
Sono une rete luminosa le mie amiche, una rete sottile ma forte, che attraversa la mia vita e la rende più preziosa. 

lunedì 8 giugno 2015

La Felicità e la Natura della Mente

Non me ne ero mai accorta finché non sono rimasta sola, ma ho sempre imputato la mia felicità alle persone che amavo. Le ho amate tanto, tantissimo, ho fatto tutto quello che potevo per loro... però mi aspettavo anche che loro mi rendessero felice.
Mi aspettavo che la felicità venisse da fuori.
Questo è il mio errore ancora oggi. Ma almeno adesso me ne rendo conto.
Sono qui, al computer e penso che per essere felice ho bisogno di trovare i collaboratori giusti per il mio progetto, di riuscire a fare con loro un buon lavoro, di avere successo, di vedere il tal amico o la tal amica.... e così via.
Cerco sempre al di fuori di me le cause per essere felice. Mi aspetto che una persona, o più persone, o un progetto o un avvenimento, mi facciano sentire bene, mi rendano felice, mi diano sicurezza e rifugio dai dolori della vita.
Invece la realtà è che non c'è amore che possa difenderci, né avvenimento che possa renderci perennemente gioiosi.
L'unica via di salvezza è interiore.
Le circostanze esterne cambiano e noi non abbiamo controllo su di loro. Se la gioia viene da fuori può facilmente essere spazzata via dai venti del karma. Solo sulla nostra mente possiamo avere (se lavoriamo intensamente) controllo.
Questo non vuol dire non amare o non costruire progetti per il futuro. Amare è importante. Il cuore deve essere aperto all'amore. Ma un amore senza attaccamento e senza aspettative. Costruire progetti per il futuro è importante, perché ci mette alla prova, ci permette di crescere di imparare, di interagire con gli altri. Ma senza pensare che la felicità verrà da lì, perché anche il progetto più bello del mondo porta i suoi bei problemi.
La felicità è una scelta. E' la scelta di essere responsabili di sé stessi, della propria vita e della propria mente. E' la scelta di non dipendere mai da niente e da nessuno. E' la scelta della libertà responsabile e dell'amore semplice, senza costrizioni o aspettative.
La sfida della beatitudine è rendere la mente bella, serena e pura come un lago in alta montagna, che semplicemente è, e non chiede di essere amato o ammirato, ma dal quale, se qualcuno ha sete, potrà bere.


domenica 7 giugno 2015

Samsara Addio! :-)

Perdere Dario per me è stato l’equivalente interiore del terremoto in Nepal. Una devastazione. E con lui ho perso ogni senso di orientamento, ogni riferimento, ogni equilibrio.
All’inizio, nel mio dolore onnipervasivo mi sembrava che l’unica risposta fosse il monacato.
Poi, sono passata all’estremo opposto, ho cercato di dimenticare la sofferenza rientrando (insomma... mettendo un piede sulla soglia) nel Samsara. Ma il Samsara non è una risposta. E’ la causa della sofferenza.
Ti mostra molte cose che, da lontano, sembrano allettanti , ma quando poi ti avvicini, con una zampata riaccende tutto il dolore e lo amplifica.
Non è una soluzione nemmeno il monacato preso come si prende un sonnifero per addormentarsi e non pensare. Il monacato è una scelta seria, non il rimedio palliativo per la perdita di un grande amore.
Così, in questi giorni nei quali il mio corpo, tanto per cambiare, mi ha lasciata a terra, ho pensato alla storiella taoista. Forse è una disgrazia o forse no. 
Perché con gli svenimenti quotidiani e la mente incupita, mi sono decisa a lavorare per stare meglio. Ma meglio davvero. Nello spirito della via di mezzo.
Non c’è bisogno di prendere i voti per tenere lontano il Samsara, il distacco dal Samsara è nella mente. 
Se riuscirò a partire col mio progetto, essere monaca potrebbe intralciarmi. Non tutti cadono in deliquio per una tonaca rossa e poi la tonaca, crea una distanza. Se parti con un progetto che deve aiutare quante più persone possibili non puoi farlo facendoli sentire lontani. 
Certo, se mi facessi monaca,  per me la vita sarebbe più semplice. I voti sono anche un sigillo energetico, una protezione ed io, che giro per il mondo con la mia sensibilità e percezione eccessiva, di una protezione avrei bisogno, adesso che il mio difensore non c’è più. Ma si impara a fare senza. E se un domani potrò permettermelo, avrò una segretaria che mi farà da filtro. In fondo, in Nepal, avevo la mia Tashi.
Ma anche rientrare nel Samsara per dimenticare il dolore è un errore. Gravissimo. Farsi coinvolgere di nuovo nelle sciarade del Samsara. Ricadere nel credere che le emozioni siano positive, che bere un mojito in un locale sul mare in buona compagnia sia la felicità, che il sorgere del desiderio di sentirsi ancora femminile ed ammirata sia bello o che ci sia qualche cosa, nel mondo, che valga come la gioia del Sentiero, è un’idiozia.
Così ieri (e andrò avanti anche oggi), mi sono imposta una cura drastica, quella che mi ordinano sempre i medici tibetani quando ho troppi collassi. Niente computer e stare a letto. Non sostenuta dai cuscini per leggere. Proprio sdraiata, in modo da dare al cuore il maggior riposo possibile. Ho tolto gli ormeggi e sono piombata nel sonno. Come un gatto malato. Ho dormicchiato tutto il giorno e tutta la notte. Con 27 gradi in casa avevo la pelle diaccia ed ho dovuto tirare fuori le coperte perché avevo troppo freddo. Stamattina sto già meglio, ma farò la stessa cosa anche oggi (giusto qualche salto su fb per vedere se c’è un messaggio importante da un’amica). 
In questo modo il corpo si riprende perché il cuore ricomincia a lavorare come si deve. Con il cuore che ricomincia a funzionare, la mente diventa limpida e serena. 
Le crisi, fisiche o mentali che siano, hanno due aspetti se li sai cercare: uno devastante, altrimenti non sarebbero crisi ed uno meraviglioso.

Perché sono delle grandi opportunità per guardasi dentro e chiarire le cose. Chiarirle davvero.

venerdì 5 giugno 2015

La Prova del Mare

Oggi avevo preparato la borsa per il mare. L’olio di cocco, il costume, un telo da bagno, un libro. E’ da ottobre che vivo qui ed ancora non sono andata in spiaggia una sola volta. Mi faceva paura la Prova del Mare. Oggi pensavo di andare con un’amica. Poi per motivi vari sono andata prima da sola... errore! In compagnia il mare perde magia. Diventa quasi banale. Nasconde il suo lato ammaliante e si traveste da gioco innocuo.

Il mare è l’essenza del Samsara, per questo i meditatori lo evitano. Quando sei solo, il mare acquista un grande potere evocativo. Non servono le sirene, per stregare, basta il mare d’estate, con il suo azzurro ed il suo luccichio che promette paradisi.

Stamane, da sola, davanti ad un mare azzurro come nei sogni, ho ritrovato il suono della risacca e lo stormire dei pini di sottofondo, la carezza dell’acqua e della brezza, il profumo buono che prende la mia pelle, un misto di salsedine e di dolce, il calore avvolgente del sole nella spiaggia semi deserta. 
Il mare è una culla per i sensi. Li risveglia tutti, ad uno ad uno e li suona, come le corde di un’arpa.
E quando li ha risvegliati con la sua malia intrisa di ricordi, il desiderio di una voce, di una mano che ti allontana i capelli dal viso, di un abbraccio, di un gioco nella frescura dell’acqua,  diventa troppo acuto per poterlo sopportare.


Non proverò più ad andare al mare da sola. 

giovedì 4 giugno 2015

Cari Amici Vicini e Lontani

Dicono che i social network alienano le persone, che rovinano la capacità di comunicare.
Penso che la gente che scrive così ai tempi di Gutemberg si sarebbe strappata i capelli dicendo che la stampa "rovinerà il mondo".
Bisognava fermarsi agli amanuensi.
Per l'ennesima volta, ieri sera, mi siete stati vicini grazie ad internet. Non mi avete lasciata sola, siete corsi (femminucce e maschietti... ma lo sapete che io non scrivo "politicamente corretto") lancia in resta a difendermi dal dolore. Mi avete fatto sentire il vostro affetto, la vostra stima (un tantino eccessiva, io non sono così speciale), la vostra empatia.
Ci sono momenti nei quali tu cammini tranquilla e, di botto, sotto ai tuoi piedi, si apre una voragine che potrebbe inghiottirti. Voi vi siete precipitati a tendermi la mano (tante mani) e mi avete trascinata fuori senza perdere un secondo di tempo. Una squadra di pronto intervento eccezionale.
I mezzi sono neutri. Siamo noi che li carichiamo di significati e di valori (o di orrori). Ieri sera voi avete, come tante altre volte, trasformato fb in una cordata di affetto, gentilezza, calore...
Vi ringrazio di cuore, e, che vi abbia incontrati personalmente o no, vi voglio bene. Siete delle belle, bellissime persone. Siete i miei amici... vicini e lontani!

mercoledì 3 giugno 2015

Samsara

Mangiare per soddisfare solo il palato non mi dice più nulla da anni, pur essendo io una cuoca di un certo talento. Il cibo è cura, salute. Deve piacere, ma deve soprattutto far star bene, dare gioia e vitalità. 
Uscire, girare, andare in vacanza tanto per farlo è fatica sprecata. Viaggiare per lavoro, affetto, cura, per ricevere o dare insegnamenti, invece, è benvenuto. 
Impegnare energia per vestirmi bene? Truccarmi? E perché? E’ un impegno. Per il vivere civile basta essere puliti ed in ordine.
Tutte le cose legate al Samsara costano fatica e danno piaceri (se li danno) effimeri. Ed io ho poca energia, chi mi incontra non lo vede, perché sorrido spesso e maschero la stanchezza. Dario lo sapeva bene. Però poi torno a casa e sono stanca. Per cosa, mi chiedo, vedendo i miei giorni che passano veloci. Per un salto nel Samsara, che probabilmente, mi porterà ancora dolore? La vitalità residua che ho mi serve per altro: per le pratiche, lo studio, il lavoro. Quello ha ancora e sempre senso. Dà pace, dà serenità. 
Il resto è vuoto. Sa di cenere. E’ come un deserto che si estende all’infinito nel quale ho paura di perdermi.
Non ho i capelli tosati, non porto la tonaca, ci sono alcuni voti del vinaya che mi creerebbero problemi nei prossimi anni (spero) attivi nel settore lavoro, ma ho adottato, in realtà, un sistema monastico di vita. Ed ogni volta che, spinta da qualche persona che mi vuole bene, faccio un tentativo per “rientrare” nel Samsara, mi esplode in faccia.
Ho provato due volte.
Non ci proverò più.
Ne capisco sempre meno il senso.
A  pochi giorni dal mio cinquantacinquesimo compleanno è arrivato il momento di ritirarmi, mentalmente, dal mondo. Di alzare delle gentili barriere virtuali e dedicarmi alla preparazione per la morte. Lavorando, studiando, insegnando, praticando. Volendo bene. 


Il giorno in cui non si medita sulla morte almeno tre volte, dicono i Maestri, è un giorno sprecato.