venerdì 29 maggio 2015

L'Ultimo Regalo

Ieri mattina mi sono alzata con l'urgenza, apparentemente immotivata, di andare all'Istituto. Così mi sono infilata i jeans e, mala in mano, mi sono avviata.
Per strada ho incontrato un'amica, vai all'Istituto? Hanno appena portato M. E' in coma. E' nelle casette di legno in fondo.
Mentre mi dirigevo verso la casetta, sotto un sole stupendo, con intorno il profumo dell'erba che uno dei giardinieri stava tagliando, pensavo a lei, che è stata per Dario una sorellina.
Quando lui era un giovane monaco, e Geshe Champa Ghiatzo un giovane geshe, con ancora problemi per il rinnovo del permesso di soggiorno, M. era arrivata all'Istituto. Allora era tutto molto informale. Non c'erano grandi gerarchie, strutture rigide, compartimenti stagni. Erano molto più simili a una grande, scarruffata famiglia tendenzialmente hippy che non ad un "Istituto". Erano giovani, innamorati del Dharma ed, a volte, anche scriteriati e litigiosi. Ma col cuore grande.
M. era giovanissima e trottolina, con tutti quei capelli ricci e il musetto sorridente. Fiduciosa e allegra.
Geshe-la aveva il visto che scadeva e doveva tornare in India per sei mesi. Era preoccupato per lei, che aveva, se non sbaglio, solo 17 anni. Preoccupato di lasciarla senza una guida, un sostegno in mezzo a quella comunità vivace ma confusionaria.
Geshe -la si è sempre sentito, anche allora che era giovane, il papà di tutti. Ed era così preoccupato di lasciare M. senza la sua protezione! I ragazzi erano bravi, ma uno faceva una cosa, uno un'altra, era tutto molto slegato... e lei era così piccolina... andava seguita. Così Geshe-la prese Dario e gli disse: da oggi sei il fratello maggiore di M.. Devi prenderti la responsabilità di lei. Non lasciarla sola, non permettere che nessuno le faccia del male, aiutala, stalle vicino, va bene?
Dario, che non faceva MAI le cose a metà. da quel giorno, mi raccontava M. qualche mese fa, diventò il suo fratello maggiore. La portava al mare, la aiutava, la controllava, la consolava, le insegnava, la sgridava anche... se lei aveva bisogno lui c'era sempre. Ma proprio sempre. Perfino troppo! Mi diceva ridendo.
La mia Ricciolina, la chiamava e la chiamò così tutta la vita, anche quando lei, malata di cancro, ricciolina non lo era più, per via delle chemioterapie.

Ieri ho dedicato la giornata alla Ricciolina, che ci sta lasciando per il suo grande viaggio.
Ho pregato per lei, pensato a lei, l'ho ricordata con il cuore di Dario.
Con un bacio leggero le ho augurato ogni bene e me ne sono andata portando un po'di lei con me. Quel suo sorriso allegro, la sua tristezza, il suo coraggio, il suo amore per il Dharma che è stato il fulcro della sua vita.
Ieri sera, dopo una giornata di meditazione, mi sono accorta che la morte non mi spaventa più, né mi angoscia più. E' un passaggio, importantissimo, ma solo un passaggio. Non è la fine.
Prima o poi arriverà anche per me quel momento e so già che, se avrò vissuto nel Dharma in ogni mia giornata, lo affronterò serena, come chi, dopo tanto peregrinare, torna finalmente a casa.

p.s. Stamattina mi sento molto serena. E più consapevole della mia vita, più decisa a viverla pienamente. Perché il tempo stringe ed io voglio crescere e cambiare finché ne ho ancora la possibilità.

4 commenti:

  1. Curioso, oggi apro il Mac e i primi 2 post che leggo sono il tuo e quello di un mio amico. Entrambi parlano di morte, ma sono così' lievi da residuare una sensazione di tranquillità'. A dire il vero io ancora non ho fatto i conti con l'idea della morte, posso anzi dire di non pensarci con totale consapevolezza, ma come di un evento di la' da venire, distante. Credo che la maggioranza delle persone adotti questo atteggiamento come mezzo di difesa da una cosa troppo grande e misteriosa. Per inciso il post del mio amico parlava della sua amata gatta che a distanza di vari giorni dalla sua morte e' tornata in 2 occasioni manifestandosi con un odore ben percepibile. Ma e' normale che nei primi 40 giorni i morti, forse inconsapevoli del loro status, ritornino nei luoghi dove hanno soggiornato da vivi.. Per questo si accendono incensi e candele, e si dedicano loro preghiere, non e' vero, Niki? Il mio rammarico e' di non averlo fatto in modo appropriato per il mio caro babbo, 5 anni fa, e per il mio gatto ultraventenne scomparso un anno dopo.

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    1. @ schatten, non è troppo tardi, fai qualche mantra di Tara e dedicalo a loro. It is as simple as that! :-)

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  2. leggo il tuo post e trovo gocce di tranquillità per il mio animo, oggi addolorato e stordito per la morte -proprio questa mattina- di un vecchio amico, ex preside di una scuola in cui ho lavorato.
    grazie, Niki, come sempre.
    Anna

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    1. @ Anna, mi fa sempre piacere sapere che quello che scrivo...sia, anche se poco, di aiuto. Abbraccio. E ancora grazie per la tua lettera.

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