domenica 24 maggio 2015

Ieri, Domani

La porta si apre ed entro, portando un mazzo di spighe e fiordalisi. La stanza è buia dopo il sole dei campi. Mamma mi sorride, che bei fiori Nicola e mi passa un vaso di vetro di Murano azzurro. Vai a comporli fuori, così non mi ingombri il tavolo di cucina che sto lavorando.
Dai fornelli arrivano i profumi dei peperoni allo zafferano e vino bianco e degli zucchini ripieni con patate, ricotta, basilico e maggiorana. Apro la porta che dà nel cortile ombroso, con il selciato in pietra grigia, il tavolo di ghisa e marmo ed i grandi cespugli di ortensie azzurro cupo. Comincio a disporre i fiori nel vaso, mentre Giovanna, dalle finestre del piano di sopra sprimaccia i cuscini cantando stonata.
Dallo studio di papà arrivano le voci attutite di lui e del suo amico G. che lavorano su degli esperimenti di ipnosi. Le voci sono monotone. Si fermano. Ripartono. Diventano concitate.
Grigino mi sfiora le gambe con la sua pelliccia vellutata ed io rientro con lui al seguito, il vaso pronto da mettere sul tavolo del soggiorno, davanti alla vetrata che dà sul mini giardino all'italiana delle rose antiche.
Apro la porta e la stanza si allunga, le finestre cambiano. Fuori c'è una terrazza e lontano, in basso, si intravede tra le case di pietra il lago Maggiore. Dario è seduto al suo tavolo, davanti al computer. Gli occhi verdi e grandi sono attenti, la bella bocca è sorridente mentre si gira e mi chiama per mostrarmi il lavoro che ha finito. Cosa ne dici? Metti giù la spesa, vieni a vedere. Cosa dici? Mi sembra un buon lavoro, mi piace. Aspetta, vado un momento in cucina, il tuo gelato va messo in freezer, torno subito.
Apro la porta di legno di salice bianco ed esco nel giardino di Chundevi. C'è Tashi che ride con Dario e Karana tra i vasi con la collezione di bougainvillee bonsai di mille sfumature, la passione di Dario. Madam, vieni Madam, senti cosa ha detto Sir! Mi grida felice mentre io verso in tre ciotole il cibo per le cinque gattine che incrociano lì intorno come squali affamati.
Alzo gli occhi per guardarli e la luce mi acceca, alzo una mano per schermare gli occhi e tutto scompare.
Sono sola, qui a Pomaia. Sto spazzando il cortiletto. Per un momento mi è sembrato che le porte del passato, così rassicurante, così amato, si aprissero come un abbraccio. Appoggio la scopa di saggina al muro e rientro in casa,
Accendo il computer. E tra le righe luminose dei messaggi, cerco la traccia che mi mostrerà un futuro di là da venire. Che forse un giorno si aprirà su stanze inondate di sole e visi amati che mi sorrideranno.

2 commenti:

  1. sono alla finestra e, mi sembra di spiare le tua vita
    Ade

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    Risposte
    1. @ Ade, tu sei sempre la benvenuta, lo sai

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