venerdì 8 maggio 2015

Giorno dopo Giorno

La morte è così definitiva. E così insondabile.
Un momento fa avevo davanti il mio amore che moriva. Poco dopo stavo vestendo un corpo che non conteneva più il principio vitale. La mente se ne era andata.
Aggiustavo dolcemente lo zen su quel corpo che non era più la persona amata. Guardavo un viso che non avrei mai più visto ridere o sorridere o aggrondarsi per un pensiero improvviso. Un viso di cera. Perfetto nella serenità.
Federico Garcia Lorca, nel Llanto por la muerte de Ignacio Sanchez Mejias ad un certo punto dice... "non voglio, che gli copran la faccia con fazzoletti, perché si abitui alla morte che porta". Federico Garcia aveva torto, coprire il viso è un atto per noi che restiamo, non per coloro che se ne sono andati. Per noi che restiamo qui, davanti ad un simulacro di carne senza più mente. Per non doverlo più vedere. Perché è la cosa più straziante del mondo, seconda solo al dover assistere alla sofferenza dei tuoi cari senza poterla lenire.
E spesso lo strazio della la morte è preceduto dall'altro strazio. Non poterli difendere dalla sofferenza.
Non so esprimere la profondità di quello che accade in nove mesi di agonia insieme.
Posso solo dirvi che non è soltanto la solitudine che mi sta facendo soffrire, l'attaccamento per lui. E' anche il processo, lento, terribile, ma salutare, di lasciar emergere tutto quello che non mi sono permessa di guardare, di pensare, in quei nove mesi. Dovevo reggere, non per me, per lui. Dovevo sorridere, dovevo essere forte. Per lui. Era l'ultimo regalo che potevo fargli.
A poco a poco, come bolle di aria troppo a lungo trattenute, i brandelli di quegli orrori messi da parte, negati per necessità, stanno venendo a galla.
E sono devastanti.
Mi trascinano in altalene di umore (non mi arrendo facilmente) mai provate in vita mia. Mi fanno vomitare quello che mangio. Mi fanno svegliare terrorizzata nella notte, quando mi aggrappo alla mia mala come se fosse un salvagente. Mi spingono a chiedervi ciecamente aiuto, attraverso le pagine del blog o di fb, perché la vostra presenza, anche se lontana, anche se solo virtuale è un argine che mi sostiene.
Ma è un dolore necessario per guarire. Per questo lo accetto. Alla fine della giornata... lo accetto, anche se con molta fatica. Perché giorno dopo giorno, riconoscendolo per quello che è, accettando di confrontarmi con la mia sofferenza... una mattina mi sveglierò e sarò guarita.

2 commenti:

  1. Sono contenta che in qualche modo ti siamo di aiuto. E comprendo molto bene ciò che stai attraversando. Anche io in quanche modo ho attraversato questi momenti e ti capisco. Forza Niki

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