mercoledì 6 maggio 2015

Del Viaggio

Nel Bodhisattvacharyavatara, Shantideva dice che il Bodhisattva, per avanzare sul sentiero, deve abbandonare il suo paese. 
E’ il viaggio dell’eroe, che deve abbandonare famiglia, abitudini, sicurezze, per inseguire il bisogno di trovare un senso alla sua vita.
Non sono un Bodhisattva, un eroe e nemmeno una grande praticante. 
Sono solo io, Niki. Però è vero che andarsene dal proprio paese è importante. Anche per gente normale come me. 
Se poi non solo te ne vai, ma non ti fermi per anni, saltando da un paese all’altro, uno più difficile dell’altro, da un continente all’altro, ad un certo punto perdi tutti i riferimenti. 
Persi tutti i riferimenti devi cominciare a ricostruire su basi completamente nuove. 
E’ una grande sfida.
A me, come riferimento, anche dopo tutti i traslochi ed i cambiamenti, le speranze e le paure, era rimasto Dario. Era lui la mia famiglia, la mia casa, il mio tutto. 
Il mio grande attaccamento.
Perderlo è stato come perdere me stessa.
Nel viaggio dell’eroe, ad un certo punto, il protagonista si trova, invariabilmente, ad affrontare la sua peggiore paura. Perché il senso del viaggio è quello di costringersi a superare i propri limiti. Per Dario le peggiori paure erano la malattia e la morte.
Le ha superate alla grande.
Per me la grande prova è la solitudine. Il non potermi nascondere dietro a nessuno. Il dover affrontare il mondo a viso aperto. Il dover fare le cose per me e non dimenticarmi sempre nell’amore per gli altri, il mio grande alibi. Il riconoscere i miei desideri ed i miei bisogni. Il saperli limitare ma senza negarli. Il guardarmi in faccia senza veli, nel male... ma anche nel bene.
Il viaggio che ho compiuto fino ad ora mi ha, piano piano, addestrata per affrontare la grande sfida. Perfino con un mezzo semplice come il blog.
Perso il mio ultimo ancoraggio, sono stata travolta. Ho continuato disperatamente a seguire rituali di vita centrati su Dario, oramai vuoti di significato, come un meccanismo la cui molla stava per cedere.
Ma, in questa casa nuova, che ho scelto per me, consapevolmente, così gradevole rispetto alle mie case degli ultimi 10 anni, sto finalmente riprendendo le fila.
Negli ultimi giorni ho fatto cose per me. Non per lui.
Ancora prendo in mano le sue cose pensando che sono sue, con un sussulto quasi colpevole, ma sempre meno. Lo sto facendo consapevolmente. Sto forzandomi a farlo.
E, forse, la febbre, è proprio legata a questo bisogno di corpo e mente di lasciarsi andare. Di riposare. Di lasciar cadere tutti i pensieri per riuscire poi a dipanarli.
Davanti a me si snoda un futuro tutto da scoprire, di difficoltà da affrontare. Forse anche con qualche gioia a punteggiare il cammino, qui e là. Il viaggio non è finito. Questa era una tappa fondamentale. Ma solo una tappa. 
Come ha detto Gomo Tulku all’ultimo dell’anno: oramai il peggio che ti poteva succedere ti è successo. Tirati su bene e poi ricomincia a lavorare.

Il senso della vita tornerà da quello.

2 commenti:

  1. Forza Niki, ce la farai. Sei più forte di quello che tu credi.

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