lunedì 6 aprile 2015

La Scatola da Cucito

Ho rimesso a posto la mia scatola da cucito. Sapendola leggere e sapendo leggere le cose che contiene è piena di storie.




La scatola, rigorosamente di latta, come dovrebbe essere ogni scatola da cucito, ci è arrivata tanti anni fa piena di bustine di Yorkshire Tea, regalo di un'amica inglese. Una donna allegra e simpatica, moglie di un devoto buddista che, quando non ne poteva più di devozione, veniva a farsi due risate nella nostra anarchica casa.
La scatola non profuma più di tè, profuma di Chanel n.5. Perché tra le molte cose che contiene c'è anche il porta profumi da borsetta degli anni '60 di mamma. Quando apro la scatola il profumo mi parla di lei. Della sua eleganza, della sua gentilezza. Del suo amore. Della sua scatola del cucito persa nella nebbia della sua malattia, che era, come è la mia, piena di piccoli ricordi, di frammenti di storie. Me le raccontava quando ero bambina.

In un angolo c'è la bustina da cucito del Landmark Towers Hotel di Beijing, dove ci fermavamo sempre per andare in Tibet. Vicino al Landmark c'erano mercatini (poi scomparsi), malls e ristoranti di tutti i generi. Era un buon punto d'appoggio per passare le giornate in attesa dei visti per il Tibet. Con Mr. Zhao che ci aspettava con un carico di pizze dal Pizza Hut (allora a Beijing non trovavi altro) ed il personale che non parlava inglese. Lì vicino ho assaggiato per la prima volta la cucina giapponese autentica, ma anche quella cinese da strada.
Tornavamo dal Tibet e, di botto ci accorgevamo di puzzare come capre (in alta montagna non si sentiva). Allora svuotavamo le valige e spedivamo tutto in lavanderia: sporco e pulito. Puzzava tutto uguale!
Il Landmark, dove le nostre amale tibetane, scese per la prima volta in Cina, avevano riempito la vasca da bagno con una capra secca e la chura, il formaggio secco tibetano.


Nascosti nel metro da sarta ci sono due Dhyani Buddha di bronzo, Amitabha e Akshobia di provenienza Nepalese, venivano con noi in tutti i viaggi insieme alle sadhane. Una specie di altare portatile. Sulla cartina degli aghi c'è la protezione delle mie piccole. Realizzata con gli ultimi pezzi di una bachelite affascinante prodotta nel dopoguerra.
Sommersi sul fondo ci sono prove di ciondoli di legno e di madreperla. Aghi comperati in mezzo mondo, fili di cotone di tanti colori e gli uncinetti della bisnonna Emma, quelli che ho usato per passare le ore di guardia a papà in clinica per mesi e mesi da incubo.

Piccoli relitti di un passato che hanno un significato solo per me.

Arriva un momento, nella vita, in cui le persone che ami e che non ci sono più, eccedono in numero quelle che ancora hai vicino. Allora hai due scelte.
La più difficile è quella di non dimenticare il passato, ma di usarlo come sostegno per saper affrontare il futuro.
Ci sto provando.

2 commenti:

  1. Coraggio Niki
    i ricordi a volte fanno male ma sono un'ottima compagnia per ricominciare e tu, ne sono certa, ne hai la forza

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