domenica 5 aprile 2015

La ritirata del terzo reich

Questo racconto è un regalo per i miei vecchi lettori. Quelli che mi seguono da tanti anni. E' uno dei racconti di casa mia. Con mamma, la bisnonna Emma, quella che era anche una strega (buona), Bepo (il famiglio) e la Viola.

L’esercito tedesco era in rotta e si stava ritirando. E il paese era proprio sulla strada che, salendo verso le montagne, portava al confine. Tirava brutta aria e la gente aveva paura.
Lo zio Marcello, con la zia Tiboni e il Pucci, quello famoso, erano già in macchina con tutti i bagagli e lo zio cercava di convincere la bisnonna Emma e mamma ad andare anche loro nella casa che la famiglia aveva in montagna, nascosta nel bosco, la “casa della villeggiatura”, quando Bepo, il famiglio,  rientrò dal paese dicendo: la gente aspetta che andiate via per venire e rubare tutto.
La guerra era agli sgoccioli, ma aveva lasciato un paese stremato e tanta miseria; la casa, con le cantine piene di vino, cibo e chissà quali ricchezze, sembrava ai poveri del paese un Eldorado a portata di mano.
La bisnonna Emma disse: io di qui non mi muovo. Questa è casa mia e se devo morire, preferisco morire qui. Mamma, che non aveva ancora compiuto sedici anni disse, io sto con la nonna. E la Viola, lei, non c’era nemmeno da chiederglielo, lei restava con la Signora Emma.
Così lo zio Marcello partì, affidando tutto ad un’anziana signora, due ragazzine e un vecchio armato di doppietta. 
Per qualche giorno la vita continuò serena. Poi un mattino, dal greto del torrente, emerse, poco per volta, uno squadrone di tedeschi. Erano sbandati. Stanchi. Sporchi. Incattiviti. E armati. 
Uno di loro in pessimo italiano disse che volevano qualcuno che gli insegnasse la strada verso il confine, ma passando per i campi e stando nascosti. Che sulla strada Pippo, il caccia inglese, falciava la gente a mitragliate. Puntò il mitra contro mamma, che era una ragazzina ma che, magrolina com’era, sembrava una bambina e le disse. Tu. Ci accompagni tu. La spinsero in avanti e puntandole il mitra alla schiena scomparvero con lei nei campi. 
Tornò solo a notte fonda. Quante volte le ho chiesto cos’era successo, dove aveva portato i tedeschi, se aveva avuto paura… certo diceva, che ho avuto paura, per tutto il tempo mi hanno tenuto un mitra puntato alla schiena e poi, invariabilmente, si metteva a ridere pensando a quello che aveva trovato tornando a casa.
La nonna, la Viola e Bepo (impenitente peccatore, donnaiolo e mangiapreti) che, inginocchiati nel cortile, pregavano fervidamente e Bepo si era anche tolto il cappello. La nonna, con il rosario in mano recitava e poi tutti insieme a dire le avemarie. Non riusciva a smettere di ridere la mamma, rivedendo quelle tre figure illuminate dalla luna che si alzavano e ridendo e piangendo le correvano incontro, l’abbracciavano, la toccavano per essere sicuri che era davvero tornata, che stava bene, che era lei, che i tedeschi non l’avevano liquidata in un fosso con una scarica di mitra.


Passata la piena del sollievo, la bisnonna si mise ad impastare delle pastafrolle e mandò Bepo in cantina a “tirare il collo” ad una bottiglia di recioto della riserva, per festeggiare. Loro quattro da soli, felici di essere vivi, insieme, in quella che per tutti loro era l’unica casa nel mondo.

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