domenica 19 aprile 2015

Il Giorno del Trasloco!

Traslocare è un'arte.
L'arte del convivere col caos, l'arte di restare con tre cose fuori dalle scatole e non soffrire poi troppo, l'arte di convivere con i ricordi senza farmi travolgere. L'arte di cambiare e di mettermi sempre in gioco, perché ogni trasloco è una piccola sfida alla mia capacità di reagire.

Traslocare è una fatica. Anche solo pensare al trasloco mi stanca. Ne ho fatti troppi. Poi mi dico, si, vero, ne ho fatti troppi... ma vuol dire che sono abituata, che ho poche cose (relativamente) da spostare, che non mi ci vorrà molto tempo per ambientarmi nella nuova casa, come succederebbe a chi ha vissuto una vita in un luogo...

Traslocare rende un po'tristi. Mi fa pensare a tutte le case che mi sono lasciata alle spalle. Mi fa pensare al passato. Mi fa sentire sola.

Traslocare in una casa "umana" rende un po'allegri. Il bello di vivere per mesi in una situazione di estremo disagio (umidità e freddo) in una casa squallidissima (il deposito), mi rende felice all'idea di tornare ad avere una situazione gradevole in una casa asciutta... E, ancora di più, in una casa che protegge la mia privacy!

Traslocare richiede organizzazione. Perché quando arriverà Alvaro dovrò avere bene in testa le priorità per la distribuzione delle scatole e dei mobili nella casa. O poi dovrò faticare il doppio per sistemare le cose.

Traslocare è l'epitome del caos. E mi sto rendendo conto che il disordine che ho intorno mi spinge a cercare almeno un ordine interiore. Una serenità che non viene dall'esterno, che è un disastro, ma da me stessa.

Il trasloco è uno dei tanti "tempi sospesi" della mia vita. Un periodo di Bardo nel quale posso mettere in discussione molte cose. Ma la sua lezione la sto capendo solo oggi.
Da quando sono sola capisco molte più cose. Perché sono nuda davanti allo specchio della mia mente. Non ho più l'amore dei miei cari che mi ricopre come un velo gentile.


p.s. Da oggi mi sforzerò di sostituire la forma impersonale. Con enorme fatica sto cercando di non scrivere "mettersi, essere felici, essere tristi", ma " mi metto, sono felice, sono triste". Insomma, cercherò di essere protagonista dei miei scritti... non una presenza sfumata, ai margini.
Non avete idea di quanto sia difficile dire "io".

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