venerdì 27 marzo 2015

Lottare, lottare sempre

Chi, come me, sta lottando per riprendere a vivere dopo un gravissimo lutto sa che la mente a volte reagisce, a volte si lascia andare e vorrebbe solo smetterla di doversi svegliare la mattina.
Vorrebbe addormentarsi e buona notte al mondo.
Ci vuole una pazienza infinita con sé stessi per riprendere ogni volta le fila e costringersi a riprendere il cammino.
Ci vuole coraggio, perseveranza, pazienza, amore, generosità, saggezza... ci aggiungiamo moralità (che è un altro aspetto del coraggio) e concentrazione e abbiamo le sei Paramita.
Alla fine, tutto il discorso, come diceva sempre Dario, torna lì, alle sei Paramita. Che sia la tua vita andata in pezzi, il tuo lavoro, il tuo matrimonio... se vuoi avere successo alle sei Paramita si deve tornare.
E io ci torno, ogni giorno. Apro gli occhi e prendo la mia medicina. Resto un poco tranquilla a letto. Poi mi alzo. Se c'è sole spalanco le finestre e poi, da qualche tempo, mi metto a praticare Tai Ki. E' una meditazione in movimento, quindi distoglie la mia mente dai pensieri neri. La fatica aiuta in questo.
Finita la mia pratica, che dura circa 45 minuti, passo in cucina e mi preparo il tè o il caffè, mangio qualche cosa e scorro le notizie. In inglese e su siti di economia ed investimenti non mainstream. Sono le uniche notizie abbastanza vere.
Dopo di che preparo le offerte di luce (candeline), profumo (incensi tibetani), a volte, quando la casa non è troppo umida, preparo anche le offerte di acqua e faccio le mie puje.
Solo dopo tutti questi rituali, affronto le mie giornate.
I rituali servono a dare un corrimano alla mia mente, un punto fermo a cui può aggrapparsi quando l'onda nera della disperazione sta per sommergerla. Durante il giorno cerco di ritornare col il pensiero alle sei Paramita.
E' un po'come coi nomi dei sette nani, ne dimentico sempre una... ma quella che mi serve al momento me la ricordo eccome. Depressa, spaventata? Gli antidoti sono coraggio e perseveranza. Stanca? ci vogliono amore e pazienza.
Mi propongono qualche impegno? Li valuto alla luce della moralità e della generosità (verso me stessa e verso gli altri).
Quest'ultimo punto, secondo me, è importante soprattutto in un mondo corrotto come il nostro. Una società corrotta fino alla radice.
Ho bisogno di lavorare. Ma il lavoro che mi viene proposto è moralmente accettabile? Cosa dà a me è importante, devo vivere. Cosa mi richiede in termini di impegno è importante, non ho molta energia, non posso farmi uccidere dalle pretese degli altri.
Ma è importante anche un'altra domanda: cosa dà agli altri? Cosa offro agli altri in cambio del loro danaro?
La vita dura poco. Quando arriverà il mio momento voglio arrivarci come Dario: serena.
Che io muoia circondata da amici o sola nella mia stanza, quelli che avrò intorno saranno i ricordi della mia vita, le cose buone o cattive che ho fatto. Se devo restare ancora al mondo un po'di tempo, per me è più importante farlo nel modo giusto, che non cercando di guadagnare ricchezza, o fama.
Nei momenti peggiori dello scorso anno non mi ha aiutata il ricordo delle vacanza passate, dei momenti di successo personale. Quello che mi aiutava erano i ricordi delle cose positive che avevo fatto. Erano come lumini che davano un minimo di luce alle mie giornate.
Non voglio essere risucchiata dalla logica perversa che domina nel mondo.
Voglio vivere libera, secondo i miei principi. E se la gente pensa che questa è un'utopia, mi dispiace per loro.
Non capiranno mai cosa perdono.

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