martedì 31 marzo 2015

Vita nuova... casa nuova.

Insomma è deciso. Anzi, io ho deciso. Cambio casa.
E' la prima volta, da quando sono da sola, che faccio una cosa non trascinata dagli eventi, ma per migliorare la mia vita. Che decido una cosa non per sopravvivere, ma per stare bene. Per far star bene Niki e nessun altro.
Sono terrorizzata. Mi sembra di aver saltato un fosso largo 20 metri.
Stanotte ho sentito sbattere alle mie spalle la porta del passato.
E' finito. Per sempre.
Ed io devo riprendere a vivere, a prendere consistenza. Non più un ombra discreta ma una donna con i suoi chiari e scuri. Devo imparare ad accettare che anch'io ho dei desideri, delle necessità. Devo scoprire nuovi equilibri, nuove storie, nuove felicità. Anche nuove incertezze, nuovi dolori. La vita non è spesso divertente.
La nuova casa è il primo vero passo di questa nuova vita. La mia vita. La vita di Niki.
Ho le vertigini.
Cosa mi aspetta in questa strada che sto cominciando a percorrere? Cosa farò, chi incontrerò?
Imparerò a scegliere quello che è giusto per me. Il mondo è brutale con chi si fa sempre da parte. L'ho imparato in questi mesi.
Dovrò sforzarmi di imparare a stare al centro della mia vita. A pretendere degli spazi. Con gentilezza ed amore. Quello sempre.
... una bella scommessa!
Mi sa che vado a pregare allo Stupa di Zong Rinpoche. Per farmi coraggio.

Passato, presente... futuro

Gli ultimi anni, e, ovviamente, l'ultimo in particolare, hanno tostato e ribaltato la mia vita.
Errante, senza radici, con un marito che mi amava profondamente, ma che non amava condividermi e mi creava intorno una cortina per tenere lontane perfino le amiche.
A volte mi sembrava di essere Rapunzel, chiusa nella mia torre d'avorio, lontana dal mondo.
Persi tutti i legami con il mio passato, vivevo come una di quelle piante che hanno le radici non affondate nel terreno, ma nell'aria. Il mio unico legame, il mio unico amico, il mio unico affetto era lui.
Di colpo mii sono trovata, l'agosto scorso, nuda.
Ero io. E basta.
Com'ero? Non lo sapevo.
Cosa volevo? Trovare un nuovo senso alla mia vita. Perché una vita senza scopo è follia.
Si, certo, il mio scopo ultimo è l'illuminazione. Ma per arrivarci? Come fare?
Vanno eliminati i veleni dalla mente.
Ma quali sono i veleni della mia mente? Non è che anche cose che io credo virtuose, in realtà, nascondono pungiglioni?
Il mondo tende a dirti che soffrire per un amore perduto è naturale. Il buddhismo ti dice che la sofferenza fa parte della mente malata, che devi guarire dalla sofferenza. Eppure una parte di te ti dice: se non soffri lo tradisci. E' una voce che viene da venti anni di vita condivisa fino allo spasimo. Da un mescolone confuso di amore, assurdi sensi di colpa, paura, sconforto...
E stamane sono qui, sveglia dalle 5 del mattino.
Che penso alla liberazione dalla sofferenza.
Che mi chiedo quale percorso me la può indicare.
E la risposta, come sempre è: il lavoro e il Dharma.
Un lavoro che non serva solo a generare ricchezza, ma che sia di giovamento agli esseri. Che, possibilmente, mi porti a contatto con gente giovane, ma anche meno giovane. Gente che, come me, crede che cambiare il mondo sia possibile, se solo ci impegniamo un poco. Forse noi non vedremo il cambiamento, ma lo vedranno quelli che verranno dopo di noi. Gente con un sogno da condividere, con un'ideale da concretizzare.
E se non riusciremo a cambiare il mondo, nel tentare di farlo, avremo almeno cambiato noi stessi.

Non posso rassegnarmi ad invecchiare dolcemente, chiusa in un bozzolo di piccole abitudini e di gloriosi ricordi. La mia vita, io voglio usarla fino all'ultimo secondo. Per cambiare. Per crescere. Per dare amore. Per condividere. Per prendermi cura. Sempre.

p.s. Se scrivo queste cose è per due motivi. Perché è come prendere un impegno con voi che mi leggete :-) e poi perché, forse, leggere delle mie battaglie può aiutare chi sta percorrendo una strada simile alla mia.
Buona giornata a tutti!

domenica 29 marzo 2015

Aromi, cucina e pensieri sparsi

Mi piace raccogliere le erbe aromatiche per decorare la mia tavola. E' vero che questa casa è orrenda, più un deposito per me e le mie cose che una "home". Ma un bicchiere pieno di menta, o rosmarino o basilico in mezzo al tavolo mi fa allegria.
Passo vicino e sfioro le erbe ed il loro profumo gentile ma inebriante mi rallegra.
Ne prendo un pochino e per un attimo penso a cosa cucinare per la sera, mentre le luce entra calda e rasserenante dalle finestre. Potrei fare una pasta mentuccia, basilico e tonno. O virare all'indiano e prepararmi il pudina chutney. Vedremo.
Alla fine i dolci non li ho preparati.
Il vicino di casa, quello che chiamo, per ovvi motivi, il coyote, ulula appassionatamente. E' convinto che coi bambini si giochi così. Lo ascolto un poco e poi mi distraggo. Sto cercando dei documenti nel computer.
Domani dovrò fare una cosa sgradevole, di quelle cose burocratiche legate ad un trapasso, che le nostre amministrazioni sembra ritardino apposta per prolungare la sofferenza di noi sudditi. Invece è la solita, cieca, brutale indifferenza del burocrate. Non è voluta. E' standard.
Scuoto la testa e penso ad altro.
Oggi mi sono regalata una giornata bellissima. Puje, Tai Ki, core allo Stupa di Zong Rinpoche... Ho curato la mia amica Marta (sta già molto meglio dopo la terapia di ieri), ho ribaltato la casa e combattuto la muffa a colpi di candeggina approfittando del sole stupendo.
Dalla collina il tempo era così bello che si vedevano tutte le isole: il Giglio, l'Elba e, dietro, velata di bruma, la Corsica. Se giravi le spalle al mare c'erano gli Appennini, ancora imbiancati di neve e sotto di me, la valle, verdissima. Una meraviglia.
Tra poco andrò a vedere un'altra casa. Questa è veramente troppo umida, sotto al letto c'è sempre bagnato e la muffa la fa da padrona per quanto io cerchi di combatterla e poi l'altra casa avrebbe anche la stanza per gli ospiti, così, quando viene Dawa, non sarei costretta a dormire sul divano sfasciato. Vedremo.
Non devo guardare troppo in là. Un passo per volta. Altrimenti, la paura, cresce. Ed io non voglio farmi sommergere. Voglio riprendere a vivere.

venerdì 27 marzo 2015

Oggi segna una svolta

Oggi è cambiata qualche cosa nella mia mente. Ho fatto un passo importante.
Curiosi eh?
...ve lo racconterò più avanti.
Quando il cambiamento sarà, speriamo, più stabile.

Lottare, lottare sempre

Chi, come me, sta lottando per riprendere a vivere dopo un gravissimo lutto sa che la mente a volte reagisce, a volte si lascia andare e vorrebbe solo smetterla di doversi svegliare la mattina.
Vorrebbe addormentarsi e buona notte al mondo.
Ci vuole una pazienza infinita con sé stessi per riprendere ogni volta le fila e costringersi a riprendere il cammino.
Ci vuole coraggio, perseveranza, pazienza, amore, generosità, saggezza... ci aggiungiamo moralità (che è un altro aspetto del coraggio) e concentrazione e abbiamo le sei Paramita.
Alla fine, tutto il discorso, come diceva sempre Dario, torna lì, alle sei Paramita. Che sia la tua vita andata in pezzi, il tuo lavoro, il tuo matrimonio... se vuoi avere successo alle sei Paramita si deve tornare.
E io ci torno, ogni giorno. Apro gli occhi e prendo la mia medicina. Resto un poco tranquilla a letto. Poi mi alzo. Se c'è sole spalanco le finestre e poi, da qualche tempo, mi metto a praticare Tai Ki. E' una meditazione in movimento, quindi distoglie la mia mente dai pensieri neri. La fatica aiuta in questo.
Finita la mia pratica, che dura circa 45 minuti, passo in cucina e mi preparo il tè o il caffè, mangio qualche cosa e scorro le notizie. In inglese e su siti di economia ed investimenti non mainstream. Sono le uniche notizie abbastanza vere.
Dopo di che preparo le offerte di luce (candeline), profumo (incensi tibetani), a volte, quando la casa non è troppo umida, preparo anche le offerte di acqua e faccio le mie puje.
Solo dopo tutti questi rituali, affronto le mie giornate.
I rituali servono a dare un corrimano alla mia mente, un punto fermo a cui può aggrapparsi quando l'onda nera della disperazione sta per sommergerla. Durante il giorno cerco di ritornare col il pensiero alle sei Paramita.
E' un po'come coi nomi dei sette nani, ne dimentico sempre una... ma quella che mi serve al momento me la ricordo eccome. Depressa, spaventata? Gli antidoti sono coraggio e perseveranza. Stanca? ci vogliono amore e pazienza.
Mi propongono qualche impegno? Li valuto alla luce della moralità e della generosità (verso me stessa e verso gli altri).
Quest'ultimo punto, secondo me, è importante soprattutto in un mondo corrotto come il nostro. Una società corrotta fino alla radice.
Ho bisogno di lavorare. Ma il lavoro che mi viene proposto è moralmente accettabile? Cosa dà a me è importante, devo vivere. Cosa mi richiede in termini di impegno è importante, non ho molta energia, non posso farmi uccidere dalle pretese degli altri.
Ma è importante anche un'altra domanda: cosa dà agli altri? Cosa offro agli altri in cambio del loro danaro?
La vita dura poco. Quando arriverà il mio momento voglio arrivarci come Dario: serena.
Che io muoia circondata da amici o sola nella mia stanza, quelli che avrò intorno saranno i ricordi della mia vita, le cose buone o cattive che ho fatto. Se devo restare ancora al mondo un po'di tempo, per me è più importante farlo nel modo giusto, che non cercando di guadagnare ricchezza, o fama.
Nei momenti peggiori dello scorso anno non mi ha aiutata il ricordo delle vacanza passate, dei momenti di successo personale. Quello che mi aiutava erano i ricordi delle cose positive che avevo fatto. Erano come lumini che davano un minimo di luce alle mie giornate.
Non voglio essere risucchiata dalla logica perversa che domina nel mondo.
Voglio vivere libera, secondo i miei principi. E se la gente pensa che questa è un'utopia, mi dispiace per loro.
Non capiranno mai cosa perdono.

martedì 24 marzo 2015

Così leggera!

Stamattina mi sono svegliata sentendomi leggera.
Così leggera che mi sembra di sfiorare soltanto il pavimento.
Col passare delle ore mi rendo conto che la schiena è rilassata per la prima volta da un tempo senza inizio. Con la colonna vertebrale felicemente distesa.
Merito delle "4 pratiche" di Tai Ki Gawa di ieri. Peccato che oggi sia dovuta uscire (e non si possono fare le 4 pratiche ed andare in giro) o avrei proseguito.
Mi sa che le faccio anche domani! :-)
E' incredibilmente piacevole sentirmi così elastica e tonica. Non mi ricordavo più com'era! Certo, non sono rimessa in ordine al 100%, ci mancherebbe, dopo quello che ho vissuto e che sto vivendo. Ma non ho ricordi di aver sentito il mio corpo così ... leggero. Non trovo altra parola per definirlo.
Anche la mente è più limpida. Non limpidissima. Ma più limpida.
Ho avuto la mente così confusa per tutti questi mesi. Andavo avanti come un animale da soma. Un passo dopo l'altro, guardando per terra senza chiedermi niente. Cercando solo di tirare avanti come meglio potevo, tenendo a bada il dolore come e quando potevo.
Il dolore resta. E, temo, resterà sempre.
Ma almeno la confusione mentale sembra improvvisamente regredita a livelli accettabili insieme all'orribile senso di pesantezza del corpo.
Adesso lo so. Se mi sentirò tornare pesante e cupa e intontita ... farò le "4 pratiche"... almeno per un giorno!
... con tutte le mie sadhane, ovviamente.

lunedì 23 marzo 2015

Tai Ki e Chapati Breakfast :-)

Da quando sono stata a Roma, per vari motivi sono piuttosto stanca. Quindi depressa.
Così ieri sera ho preso una decisione stoica: oggi avrei fatto le 4 pratiche di Tai Ki Gawa. Per intenderci, con la meditazione aggiunta.
E' molto più forte del solito Tai Ki. Intanto perché il Tai Ki che pratico io è quello arcaico, esoterico, che permette di ricaricarsi di energia e poi perché con la meditazione sugli elementi diventa una cosa fantastica.
E' qualche anno che non pratico, per ovvi motivi, come chi di voi mi conosce da tempo sa.

Infatti questo Tai Ki prende l'energia dalla terra, la fa salire dai piedi fino alla punta delle mani e poi la riporta alla terra, sbloccando i chakra. Se stai bene, alla fine della pratica hai accumulato energia... se sei troppo stanco la terra risucchia anche la tua, di energia.
Per questo motivo l'ho evitato negli ultimi anni.
Avevo ripreso circa due mesi fa, poi sono andata a Roma e mi sono bloccata di nuovo.
E non riuscivo a riprendere. Eppure sentivo che mi avrebbe fatto bene.

Così ieri ho deciso che avrei fatto una cosa impegnativa ma di grandi risultati in termini di benessere e di sblocco con la pratica: un giorno con le 4 pratiche. Che tradotto significa dai 30 ai 45 minuti di Tai Ki (ovviamente ho optato per i 30) a cavallo dell'alba, del tramonto, del mezzogiorno e della mezzanotte.
Certo, fatto da sola non è potente come farlo in gruppo, ma vale la pena di provare.

Così mi sono preparata cibi sostanziosi. Quando si fa tanto Tai Ki vengono certe fami! E si dimagrisce.

L'altro ieri sera Alvaro mi ha fatto un regalo delizioso: una cassetta di tarassaco selvatico. E' stata quella a farmi venire l'idea. Perché adoro fare Tai Ki e, dopo, una colazione abbondante e salata. Ho trovato anche il pecorino marzolino (che Dario ed io comperavamo sempre)...
Così stamattina alle 5,30 ero in piedi... tutta sonnacchiosa. Ho fatto il mio Tai Ki a cavallo dell'alba. Poi mi sono rilassata un poco (mi ha smosso una caterva di tossine) e quindi... colazione con chapati, radicchi in padella, pecorino marzolino e tazzone di tè!
Una meraviglia!
Anche perché questo Tai Ki quando lo pratichi bene ti fa sentire come se tu avessi avuto un massaggio dalla testa ai piedi. Una sensazione piacevolissima.

Prossima pratica a mezzogiorno.... sarà dura quella di mezzanotte! 

domenica 22 marzo 2015

Vecchi amici

Da giovane incontri persone anziane irrigidite nei loro credo e le scarti senza un pensiero.
Se puoi le eviti, se proprio non ci riesci, le ascolti distrattamente, pensando al momento in cui riuscirai a liberarti.
Passano gli anni e diventi più attento alle fragilità degli altri perché conosci le tue. Sei più indulgente, perché sai quanto è dura la vita e quanto malmeni tutti. Nessuno escluso.
E incontri vecchi amici che non vedevi da anni.
Sono diventati anziani. Portano ancora la maschera della loro maturità. Sono ancora intelligenti, arguti, colti. Ma sono diventati rigidi.
Quelle che un tempo erano le loro attrattive sono come dei gesti meccanici, che ai tuoi occhi risuonano come echi, privi di forza. Si aggrappano disperatamente a quello che erano, mentre la vecchiaia li rende fragili, toglie loro la forza che l'illusione di immortalità della giovinezza aveva prestato loro. La paura della morte fa capolino dai loro occhi, mentre fingono con sé stessi che tutto sia normale, che tutto sia quasi come prima. Quasi.
E allora, improvvisamente, ti rendi conto che anche le persone anziane che tanto ti avevano annoiata nella tua giovinezza erano come loro: fragili, spaventate. Aggrappate alle vestigia del loro passato per tenere a freno la paura di un futuro che sanno sempre più breve. Il gelo della morte che arriva a poco a poco, come un nemico che non ha fretta. Tanto sa che vincerà la partita.

Tu non hai nulla a cui aggrapparti. I tuoi cari non ci sono più. Non hai casa. Non appartieni a nessun gruppo. Sei, per citare l'I King, il viandante, colui di cui gli amici son pochi.
Dietro di te tanti ricordi. Davanti a te la strada da percorrere. Il lavoro che ancora ti aspetta. L'impegno a cambiare sempre, a migliorare fino all'ultimo respiro. L'amore da dare a chi incontrerai, non l'amore che hai riservato al tuo compagno, quello ha finito la sua stagione, un amore diverso, fatto di amicizia, sostegno, comprensione. Un amore per tutti.
E di colpo capisci che il tuo corpo diventerà vecchio. Tu no.

Ed il tuo affetto, la tua comprensione per chi è o diventerà anziano di colpo aumenta.


martedì 17 marzo 2015

Dalla grotta al caos

Siete mai stati così stanchi da perdere il desiderio per qualsiasi cosa? Così stanchi che perfino alzarvi per fare una tazza di acqua calda da bere è troppo?
Così stanchi che l'unica cosa che accogliereste con piacere è la morte?
Invece dovete vivere. Andare avanti con i progetti. Impegnarvi. Interagire con le persone.
Non siete più abituati al chiasso, ai desideri, ai flussi di caos del mondo e vi ci ritrovate in mezzo. A volte vi sentite come persi. Come se foste vissuti in una grotta a meditare per anni e anni. Nel silenzio e nella pace. Uscite un attimo dalla grotta e vi trovate a NY nell'ora di punta in mezzo al traffico.
La montagna è sparita. Rimane la metropoli sporca e caotica.
Mi chiedo quanto riuscirò a sopravvivere in questo caos di avidità, confusione, inquinamento. Devo imparare a ritagliarmi degli spazi di silenzio e di solitudine in tutto questo.
Devo avere la mia grotta mentale. Il mio monachesimo interiore in mezzo alla follia del mondo contemporaneo.

domenica 1 marzo 2015

Le porte di Isadora

Vi ricordate Isadora, la città sognata in gioventù, in cui si arriva in tarda età, quando i desideri sono ormai ricordi?
Isadora è davanti a me. L'ho sognata in gioventù e ci arrivo solo ora.
Ma io non sto per sedermi con i vecchietti sul muretto a guardare la vita che scorre. Sto per tuffarmi di nuovo nel flusso dell'esistenza, dopo che per un tempo infinito sono rimasta come sospesa.
La vita incalza.
P. sta decidendo il luogo e la data della conferenza per presentare il progetto. E ne sta seguendo il marketing.
D. quando ci troviamo lavora con impegno.
Per parte mia sono a dieta per rientrare nei miei (vecchissimi) vestiti eleganti.
Anche oggi lavoro. Sui comunicati stampa. Finiti quelli ho da riguardare il testo della conferenza e poi, se rimangono tempo ed energia, mettere mano al lavoro enorme del sito se vogliamo che funzioni.
A 30 anni credevo che l'affermazione personale fosse "la" cosa importante. Il raggiungere una posizione, il farsi strada. Diventare qualcuno. Non importa quando duro fosse.
Ora penso che ho poca energia, cerco di capire come posso risparmiarla per reggere quando devo stare in mezzo alla gente.
Se ho una giornata di impegni davanti, non li affronto di impeto, per vincere il premio, invece fraziono le ore in piccoli pezzi e ne affronto uno per volta, senza guardare a quello successivo, per riuscire a fare tutto quello che devo, che ci si aspetta da me.
Anni e anni di vita un po'nell'ombra mi hanno fatto sentire che le luci della ribalta sono solo faticose. Che è molto meglio stare nelle retrovie. Eppure a volte è necessario salire sul palcoscenico del mondo. Per dare luce non a sé stessi, ma a progetti ed attività che hanno il potenziale di fare bene a molti.
I trucco, il vestito elegante, la cena formale, gli incontri importanti, i luoghi prestigiosi. Non contano più come soddisfazione personale, da quel punto di vista sono più felice a casa mia con un libro in mano, ma come tasselli per costruire una cosa più grande. Sono piccoli sacrifici che vanno fatti per arrivare a far partire qualche cosa in cui credo. In cui credeva Dario. Che sarà di beneficio a tanti.
E' anche un modo per sentirmelo vicino, continuare la strada che aveva tracciato lui.
Sono arrivata alla soglia di Isadora, la città dei miei sogni giovanili. Ma sto per varcarne le porte in tarda età, quando tutte le sue bellezze non mi incanteranno più e mi sembreranno solo paesaggi che fiancheggiano il mio sentiero.