lunedì 9 febbraio 2015

Ricominciare a vivere è duro, durissimo

Quando perdi tutto quello che avevi, sia dal punto di vista affettivo che da quello materiale, ma non muori, ti restano due cose: la tua mente ed il tuo corpo.
E, se sei fortunato, i preziosi insegnamenti del Dharma.
A questo punto hai due scelte.
O farti travolgere dal dolore, dalla paura e dal rifiuto di vivere in un mondo che non è più il tuo mondo.
O rimetterti in gioco.
La prima soluzione è facile in apparenza. ti lasci andare alla marea nera, ti lasci travolgere, trascinare via. Ma poi paghi, perché non vedrai mai più il cielo.
La seconda soluzione è durissima. Cerchi di risollevarti, di riprendere a camminare in questo mondo in macerie che ti fa paura. Perché non sai a cosa vai incontro, perché devi imparare tante cose che non sai fare, perché non sei abituata ad essere sola, perché prima condividevi tutto con lui.
Ma lui non c'è più e non tornerà più.
Devi fare i conti col fatto che lui, che è stato il tuo mondo e la tua ragione di vita per venti anni, è il passato. Remoto. 
Ti ferisce anche solo essere sfiorata da questa consapevolezza. E invece devi guardarla in faccia e capirla bene.
Perché, adesso, tu sei sola. Sola. Non c'è ritorno.
Te lo devi dire ogni giorno, finché la consapevolezza non ti sarà entrata bene nella testa. Sola.
Nella solitudine della tua casa d'accatto, che sembra un deposito per te e per le cose che erano "vostre", ti guardi dentro e cerchi di far ripartire la tua vita con quello che hai: la tua mente ed il tuo corpo.
Ricominci con prenderti cura del tuo corpo, che, diciamocelo francamente, ti è diventato estraneo. All'inizio cominci con il dargli le medicine per fargli riprendere forza e lo tieni al caldo perché non si ammali (è molto debole).
Poi, appena senti che si è un poco ripreso, dalla mente spremi la forza per ripartire con il lavoro.
Perché il lavoro è vita. E tu alla vita ti devi riabituare. 
Ti senti con gli amici, chiacchieri, ti sfoghi, fai sfogare, ti fai aiutare, aiuti, ridi, piangi, vuoi bene.
Ma soprattutto cerchi di pianificare un rientro nel mondo. Con il lavoro. Un lavoro bello, in cui credi, che pensi possa diventare non solo un mezzo per far riprendere un'altra parte devastata del deserto in cui ti trovi, la parte economica, ma anche una forza motivante. 
Ogni tanto poi, la determinazione frana. Hai crisi tremende di dolore. Di solitudine. Di paura. Ogni volta ti costringi a riprenderti e ricominci a lottare.
E con il procedere dell'impegno di lavoro ti rendi conto che devi cominciare anche a riprendere un aspetto "civile". Sei una donna, il mondo si aspetta che tu ti trucchi, che tu ti vesta bene, che indossi gioielli. Che tu sia deliziosamente femminile.
Non ti ricordi più come si fa. Hai vissuto in una specie di ritiro laico per tanti anni.
Prendi in mano una gonna e la guardi perplessa. Chissà se ci entro ancora. Poi fai un rapido controllo delle scarpe eleganti. E di colpo ti rendi conto con sgomento che ti toccherà anche procurarti delle borse in tinta. La tua amica del cuore insiste che devi truccarti e tu, che sai che ha ragione, ti procuri tutto l'armamentario e ti trucchi. E poi ti riprende lo sgomento. Perché una cosa tira l'altra, in una catena infinita di "doveri" effimeri. Devi essere elegante, devi curare le mani, devi essere affascinante, colta, devi saperti muovere... lo richiede la promozione del tuo lavoro.
E' anni che non credi più a queste cose ma devi sforzarti di riprenderle in mano. La tua vecchia vita è finita. Per sempre. Ricordatelo.
Così ricominci a truccarti, a mettere i vestiti scegliendoli e non pescandoli a caso, la sera ti metti una crema sul viso... con la segreta paura che, a poco a poco, queste piccole, stupide cose prendano il sopravvento. Che la tua pratica ne risenta, che tu torni a motivazioni mondane. 
Qual'è il confine tra pratica e Samsara?
E' un rischio enorme. Ma non ti sei mai tirata dietro, hai sempre raccolto le sfide, per questo hai avuto una vita avventurosa, varia, e mai, nemmeno per un secondo, monotona. Per questo hai incontrato ed abbracciato il Dharma: perché era la più grande delle sfide impegnarsi per vincere te stessa.
Non ti tiri indietro nemmeno ora.
Ti armi contro i rischi di caduta aumentando le pratiche, studiando il Lam Rim come se fosse la tua barca di salvataggio e prendi il largo.
La vecchia Niki, dalla sponda del mare, ti guarda salpare, con il tuo carico di dolore, di speranza e di determinazione. 

La nuova Niki, che non si conosce ancora, dalla barca in movimento scruta l'orizzonte, sperando di intravedere, prima o poi, una nuova terra.

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