lunedì 16 febbraio 2015

Pensieri Sparsi e Arance Tarocco

Ho lavorato tutto il giorno senza smettere mai, nemmeno per mangiare. Ho fatto, credo, un buon lavoro su tre diversi argomenti. Non è ancora terminato ma mi soddisfa abbastanza.
Nel frattempo è scesa la sera.
Sono stanca e di botto mi viene una tristezza infinita. Mi piacerebbe che intorno a questo tavolo ci fosse la mia famiglia. Dario, mamma e papà. Mi piacerebbe discutere con loro della mia giornata, del lavoro, dei testi, della struttura del progetto. 
Dei progetti. Perché ieri, andando con L. in una casa/centro di ritiri di sua proprietà, una casa stupenda, persa in un bosco magico, con la vista mozzafiato del mare in lontananza, con un’energia sottile, calda, meravigliosa, è rispuntata una vecchia, amata possibilità di fare un’altra cosa di guarigione. Molto molto speciale, incredibilmente potente, che però richiede un luogo molto molto protetto per farla senza che chi è il fulcro della pratica (io), non corra il rischio di stare molto male. Certo, devo allenarmi intensamente per poterla fare ma mi piacerebbe tantissimo!
Così stasera vorrei parlar con loro, con i miei cari. Del mio lavoro, della mia vita quotidiana.
Vorrei che dai fornelli arrivasse un profumo di buon cibo, da consumare insieme appena è pronto, chiacchierando tutti insieme sotto la luce calda ma un po’triste della lampada centrale.
Invece i fornelli sono spenti ed al tavolo sono sola.
E’ come se, da quando se ne è andato Dario, mi manchino di più anche i miei genitori. Li penso spesso, tutti e tre. Penso a com’erano, a quanto volevo loro bene, mi chiedo cosa mi direbbero adesso... 
Penso a loro e nel frattempo mangio un’arancia tarocco e del porridge tiepido (la mia cena) e la malinconia aumenta. 
Poi prendo un’altra arancia (le adoro) e cerco di reagire.
Ho fatto davvero la scelta giusta. Riprendere in mano dei progetti che saranno di beneficio ad un sacco di gente. E’ l’unica cosa che mi rende la mente veramente felice, l’unico rifugio di serenità in un mondo che altrimenti per me sarebbe vuoto e triste. Essere utile, poter lavorare per sviluppare Bodhicitta è l’unico motivo per cui ha ancora senso essere qui.
Penso alla mia giornata. Dedico l’energia che ho speso, l’impegno e la fatica. Lo dedico col cuore. E mi sento già meglio.

Stasera andrò a letto presto con il libro di Pabongka Rinpoche per tenere a bada il dolore. E domani, domani mi aspetta un’altro giorno di lavoro e di pratica. Per fortuna.

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