martedì 10 febbraio 2015

Lungo la strada

A volte mi alzo al mattino e sono serena. E' bellissimo. Mi fa sperare che, per me, all'orizzonte, ci sia ancora qualche gioia da vivere.
Poi passo la giornata lavorando al progetto. La sera sono stanca e mi chiedo se avrà successo, se riusciremo a farlo funzionare. Se davvero sarà di aiuto a tanta gente. Perché deve anche essere una cosa di beneficio, una cosa che mantiene la motivazione della pratica.
Mi fermo un poco coi pensieri, almeno ci provo, ma loro galoppano oltre, si buttano ad investigare un futuro ulteriore e si chiedono: sarò mai ancora felice? O il mio futuro si svolgerà solo circoscritto dal lavoro? Il mio futuro sarà solo quello?
Allora prendo i miei pensieri e li blocco.
Che senso ha guardare così lontano? Meglio fermarsi al presente, costringersi ad alzarsi, preparare una tazza di tè e riprendere in mano il Lam Rim. Cercando di concentrarsi su ogni singola parola.
Il Lam Rim (il Sentiero Graduale) è un vecchio amico. Era il filo conduttore della nostra vita, faceva parte del quotidiano. Ora lo sto inquadrando in maniera più formale. La formalità filosofica aiuta ad imbrigliare la mente.
Sto usando veramente tutti i trucchi che mi vengono in mente per restare ancorata al presente: non guardare avanti e nemmeno indietro.
Certo, c'è il problema che sono ipersensibile. Quando si è molto sofferto si è come scorticati. Ogni piccola cosa diventa facilmente un dolore. Ogni cosa. Anche stupida.
Ma anche lì lo studio o il lavoro servono come deterrenti. Soffre da morire? Ho paura? Apro il computer e lavoro, cercando di dare il meglio. Oppure prendo il Lam Rim e leggo 20 pagine. Seriamente, ponderando ogni parola.
Quando smetto non sono felice. Ma nemmeno così infelice. Per ora deve bastare.

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