giovedì 12 febbraio 2015

Le mie mani

Come si fa un chapati? Con che farine, come si impasta, come si stende, come si cuoce...
Le mie mani si muovono rapide, la farina si trasforma in un bell’impasto elastico.
Dopo mezz’ora riprendo l’impasto e di nuovo le mia mani lo lavorano abilmente, allargano la “piadina” la stendono, afferrano il matterello e la livellano con pochi giri.
La padella è calda, le gocce di acqua sfrigolano sulla sua superficie. Il chapati cuoce, fa buon profumo, le mani lo pressano gentilmente con l’aiuto di un panno, le bolle si formano e poi, di botto, il chapati si gonfia come un palloncino.




Le mie mani lo raccolgono bollente e lo offrono a Marta che lo mangia felice.
Guardo queste mani, le mie. 
Hanno fatto tante cose negli anni. Hanno impastato, lavato, dipinto, asciugato il sudore, massaggiato l’olio sulla pelle, hanno accarezzato gatti, raccolto panni, governato cavalli, stretto il volante tra le mani, hanno scritto tante cose sulla tastiera del computer. Hanno asciugato tante lacrime. Hanno acceso incensi, girato pagine, sgranato rosari.
Hanno sistemato i vestiti a chi se ne era andato. Hanno sostenuto chi era malato. Hanno versato vino nei bicchieri e cibo nei piatti.

Le guardo, giro il palmo verso l’alto, poi verso il basso. Quasi mi fossero estranee. Estranee come la mia vita, che non conosco più.

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