sabato 14 febbraio 2015

La solitudine, l'amore e San Valentino

Vi avverto, questo è un post buddhista tradizionale. Dedicato a chi mi chiede da sempre come e su cosa medito. Gli altri possono saltarlo tranquillamente.
E' un post un po'duro da digerire.

Esistono giorni scemi come San Valentino che sembrano messi lì per ricordarti le cose e farti soffrire.
E non puoi nemmeno sorridere a denti stretti guardando una vignetta di Charlie Brown, perché tu non provi la sofferenza di un adolescente che si sente escluso. Ma di un adulto che sa che il suo amore è scomparso per sempre.

Si dice che tutto nel Samsara sia sofferenza. Anche l'amore, se ha un aspetto di attaccamento è sofferenza.
E' difficile amare qualcuno così, semplicemente, come si ama un bel tramonto o il riflesso della luna sul mare. Che oggi c'è e tra un momento non c'è più. Ci vuole una grande saggezza, una grande libertà. Che io non ho.
Così guardo il tramonto e penso che vorrei vederlo con Dario. Cucino i ladoo che domani viene Laura e le ho promesso un pranzo indiano e penso a come ne era ghiotto Dario. Rido e scherzo e penso che vorrei sentire la sua risata.
Mi illudo di essere tornata ragazza senza un passato importante, per trovare la forza di proseguire... ma ho i capelli grigi e davanti mi resta la parte della vita che paventiamo tutti: la vecchiaia.
E allora prendo il Lam Rim di Pabongka Rinpoche e cerco di mettere dei paletti alla mia mente grazie alla sua saggezza.

Per lasciare alle spalle la mia sofferenza, che è il segno della presenza del veleno mentale dell'attaccamento, per tentare di raggiungere la liberazione.
Quella vera.
E per farlo leggo qualche grande verità sulla solitudine. Senza svolazzi romantici. Affronto nelle parole del grande Pabongka la solitudine suprema, la prova finale. La solitudine del momento della morte.
Perché puoi avere il tuo sposo vicino per tutta la vita, ma arriverà il momento in cui nemmeno lui potrà aiutarti. Quindi averlo perso prima deve insegnarti che la sofferenza è generata dalla tua mente.
E quando arriverà il momento della morte, non c'è amore samsarico, per quanto bello che ti possa aiutare...

"When you are caught by Yama's messengers,
What help are your dear ones?
What help are your friends?"

(quando vieni catturato dai messaggeri di Yama, il signore della morte, di che aiuto possono essere i tuoi cari? Di che aiuto possono essere i tuoi amici?)

Ed il Panchen Lama Aggiunge:

" You will be separated
From your loving, mourning dear ones..."

(sarai separato dei tuoi cari che ti amano e sono in lutto per te)

Ed avendo meditato su queste verità, poiché essere depressi non serve, riporta le frasi di Guntang Rinpoche su quale è la risposta giusta al tuo dolore, alle tua paure. L'unica cosa che ti seguirà anche nelle tenebre della morte, l'unico aiuto che potrai ricevere nel momento supremo (e io l'ho visto che funziona):

" Dharma is your guide to the undeceiving path;
Dharma supplies you for the long track;
Dharma is your captain on the difficult journey;
From this moment practice Dharma with your three doors."

"il Dharma è la tua guida sul sentiero che toglie le illusioni (la morte);
Il Dharma provvede a te per il lungo cammino;
il Dharma è il capitano per difficile viaggio;
Da questo momento pratica il Dharma con le tue tre porte (corpo, parola e mente)

Ecco, questo è il mio modo di meditare.

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