lunedì 23 febbraio 2015

I tempi eroici e gli eroi sconosciuti

Nel lontano 1975 Dario divenne buddista. Erano tempi eroici, lui e i suoi amici si buttarono a pesce nell'avventura. Erano i pionieri del Dharma, giovani, pieni di fiducia, allegri.
Andavano in India, diventavano monaci. Mollavano dal detto al fatto case, famiglie, droghe, fidanzate... Fondarono, grazie alla generosità della famiglia Corona che finanziò l'acquisto, l'Istituto Lama Tzongh Khapa di Pomaia. E lo "ristrutturarono".
Vivevano insieme come una grande, sconclusionata, famiglia. Lavoravano come muli e si pagavano anche il mantenimento. Andavano al mare, facevano i muratori, pregavano per nottate intere e poi partivano per ritiri in luoghi improbabili.
I più grandi Lama di tutte e quattro le scuole venivano e davano insegnamenti incredibili, perché loro erano testoni e non accettavano di sentirsi dire "non posso venire" da un maestro. Grazie al loro entusiasmo insegnamenti preziosissimi dei grandi lama che oggi non ci sono più sono stati registrati.
Allora le sadhane le traducevano tutte Dario e Francesco, ne tradussero una valanga, di sadhane. Ma non mettevano il loro nome da nessuna parte. Scrivevano "tradotto dall'equipe dei traduttori dell'Istituto Lama Tzong Khapa" perché pensavano che fosse arroganza mettere il loro nome. Anni dopo arrivò gente che cambiò due righe, due parole al lavoro (enorme) fatto da loro gratuitamente e che sostituì il riferimento a quella anonima equipe con i propri nomi. Dario ci rimase male.
Con Lorenzo Vassallo passavano le nottate a stampare libri e sadhane. Facevano tutto loro: grafica, testi, traduzioni, stampa...
Non c'è niente che ricordi il suo passaggio all'Istituto. Nemmeno una foto appesa ad un muro. Come se fosse passato inosservato.
Ieri, uno dei miei soci, senza che io lo suggerissi minimamente, mi ha commossa dicendomi: quando saremo finanziariamente messi bene, se vuoi, facciamo entrare tutto il progetto in una fondazione a nome di Dario.
Era il suo sogno. Non una fondazione a suo nome, ma creare dal nulla un grande progetto che continuasse dopo la nostra morte. E così sarà. Ma con il suo nome.
Oggi poi è venuta a trovarmi una grande amica di Dario, che lui considerava una sorellina. E mi è venuta un'idea. Scrivere la biografia del mio amore. Perché, voi non ne avete idea, ma Dario aveva avuto una vita molto avventurosa. Quando si mise con me si era calmato parecchio.
... così ieri è nata l'idea della Dario Tesoroni Foudation.
Oggi comincia la raccolta di materiale per la sua biografia :-)

Un modo come un altro per sentirmelo vicino. Vi assicuro che, se riuscirò nell'intento, sarà una lettura interessante e molto avventurosa. Unico problema. Mi ha raccontato un sacco di cose, ma non ho idea degli anni in cui le ha fatte. Sarà una biografia del cuore, non da libro di storia.

2 commenti:

  1. Piano piano i pezzi si compongono in un disegno sensato.. Devo dire che per pudore ho sempre temuto di domandare troppo ma la storia di Dario mi interessa. Gia' ai tempi degli altri blog avrei voluto chiedere, sapere, e invece mi sono messa seduta ad aspettare, una forma di rispetto che spero non sia stata scambiata per voyeurismo.
    Mi ha molto colpita l'assenza di riferimenti a Dario nell'Istituto, un'altra delle cose che avrei voluto chiederti e non ho chiesto, ma dopotutto questo e' in linea con l'impermanenza, no? Ad ogni modo trovo l'idea della Fondazione a suo nome un riconoscimento ben superiore. Sono felice di questo tuo ennesimo impegno, sei una vera combattente e io sono fiera di essere tua amica.

    RispondiElimina
  2. @ schatten, Dario non voleva che parlassi di lui. A volte era difficile, perché facevamo sempre tutto insieme, ma ci riuscivo accennando solo alla sua presenza. Era fatto così.

    RispondiElimina