lunedì 27 novembre 2017

Questo è davvero l'addio

Cari amici e amiche che mi avete seguito fin'ora, temo che sia arrivato il momento di dirci addio, almeno, addio su questo blog. Come sapete tutti non ho grandi riserve di energia e scrivere, comunque, richiede un minimo di impegno. Mi sono data un limite di tempo per far partire il lavoro delle diete, devo concentrarmi su quello. Tutte le mie energie sono convogliate lì.
Quindi la Vagabonda chiude i battenti.
E se non riuscissi a far partire il lavoro? C'è il piano B, ma in questo caso sparirò definitivamente dalla scena per tutti. Sarei irraggiungibile.
Chi vuole può sempre seguirmi su fb, Niki Nicola, però vi avverto che saranno post molto brevi, discontinui e o di diete o di politica-economia. Sempre per dummies, ovviamente, quello è il mio livello ;)

Vi ringrazio di avermi seguito fino ad ora e vi auguro delle felici feste natalizie, possibilmente con Presepio e famiglia.
Con affetto
Niki

martedì 10 ottobre 2017

Lavoro e sentiero: non è una dicotomia

Ovunque il Buddhismo è andata si è modificato per andare incontro alle esigenze della gente. In Occidente non è successo. Abbiamo preso le tradizioni buddhiste e le abbiamo applicate, o cercato di applicarle, così com'erano.
Solo che lo stile di vita di un occidentale nel XXI secolo, in mezzo al tracollo economico, sociale e culturale dell'occidente non è esattamente quello di un monaco del XII sec in Tibet.
Così ognuno di noi si ingegna su come seguire il sentiero, su come abbandonare la sofferenza. La concezione buddhista di vacuità, di samsara poi, si prestano troppo facilmente ad una visione dualistica della vita. Da una parte la pratica, dall'altra il lavoro. Gli esercizi che si fanno per crescere, meditazioni, ritiri ecc e le esigenze del quotidiano. Due mondi a parte.
Da 25 anni io cerco la mia strada, e sono stata molto fortunata perché ho avuto insegnamenti molto particolari, molto personalizzati. Però, finché non ho toccato il fondo, non ho capito un accidente di niente.
A volte, spesso, nel corso degli anni, mi sembrava che tutti i casini che mi succedevano, tutti gli stress, tutte le difficoltà, fossero un impedimento al mio sentiero. Annaspavo nel buio cercando un appiglio per non affogare. Attribuendo questo ruolo alla mia famiglia.
Poi Dario è morto e ho perso anche la parvenza dell'appiglio.
E mi sono trovata a vagare in un caos, in un limbo orrendo. Stavo anche male fisicamente e diciamo che trovarmi senza una lira ha aggiunto un tocco orrendo alla cosa.
Però sono andata avanti. Non potevo fare altro.
Cercando di lavorare, praticando, cercando di capire cos'era diventata la mia vita. Con cadute, riprese, paure, momenti belli. Come tutti.
Il ritiro, però, ha segnato uno spartiacque. Da quando è finito tante cose stanno cambiando nella mia mente. Non tutte in una volta, e nemmeno in modo chiaro, però stanno cambiando.
Ho sempre visto il lavoro come un mezzo per praticare. Ma adesso è molto più evidente come il lavoro possa diventare una pratica. Non perché voglio fare una cosa di aiuto per gli altri (le diete). Questo è facile. Il vero punto è che il lavoro, con la sua disciplina, supportato dalla meditazione quotidiana, mi costringe ad affrontare tutti gli angoli bui della mia mente.
E' diventato lo strumento che mi impedisce di scappare dal sentiero. E' una specie di ottovolante verso l'illuminazione che mi trascina ad fronteggiare tutto quello che mi fa paura. Anche mancanza di una famiglia intorno è un grande aiuto in questo senso. Non ho filtri. Non posso nascondermi. Ci sono io e la mia mente. Il mondo è il campo di addestramento. Duro? Si. Fa paura? Un sacco. Ma è anche fantastico. Un'occasione da non sprecare.


mercoledì 4 ottobre 2017

Libri e libri e libri....ma anche karela


Ci sono ingredienti di ricette, che, per me, fanno scattare il link letterario. Non riesco a toccarli, a maneggiarli, ma nemmeno a pensarci, senza che il link emerga.
Non è che ci penso. E' come coi profumi che dicono facciano scattare molle impensate nella memoria. Ecco per me questo succede in cucina.
I fichi mi riportano la Corfù di Durrel e le sue estati assolate.
Se vedo un bel pezzo di carne cotta a puntino ma rossa dentro, mi viene in mente la scena, illuminata dal fuoco. della cena tra pochi intimi in casa di Satana nel Maestro e Margherita. Bulgakov era un Maestro nel fare sentire il sapore dei cibi.

...e la karela, l'amara karela mi riporta al Libro della Jungla di Kipling.
E i miei mondi, oggi, con la karela, si mescolano. Il mondo della scrittura e il mondo delle ricette.
Perché nonostante l'estate fredda che abbiamo avuto qui in montagna, a 30 gradi ci siamo arrivati si e no una settimana, la mia pianta di karela ha fatto un frutto. E con il ritrovato Ipad (ho comperato il mini ad Hong Kong per un ottimo prezzo) posso finalmente fotografarla, cucinare un piatto, fotografarlo e mettere la parola fine sul libro della DETOX.
La karela, l'amara karela, quella che sarebbe andata a coprire il villaggio distrutto da Hati, l'elefante, oggi comparirà sulla mia tavola.

martedì 3 ottobre 2017

Non c'è ritorno

Per gente come me, che è vissuta in altri luoghi, in altri mondi per tanto tempo... non c'è più ritorno. 
Il paese da cui sono partita tanti anni fa, non esiste più.
Non mi ci riconosco più. Le strade le case, i colori. Le situazioni. 
La mia famiglia, non esiste più. 
I miei gatti, i miei cani, i cavalli... la collezione di rose antiche. La biblioteca che conteneva migliaia di volumi.
E' tutto così lontano.
Questo senso di estraneità, a volte, mi rincorre fin dentro la minuscola casa nella quale vivo adesso. Da un giorno all'altro, da un'ora all'altra la casa mi diventa estranea. O, forse, non l'ho mai vissuta come casa. I "miei" oggetti non mi dicono niente, si, a volte risvegliano echi di ricordi. Ma si sono come allontanati da me.
Siedo qui, vicino alla stufa, con il portatile sulle ginocchia e mi guardo in giro. La notte preme alle finestre e la lampada nella stanza fa ben poco per tenerla lontana. Non è una notte cattiva. Ma è vuota.
Il rumore dell'orologio che arriva leggero dalla cucina, scandisce i secondi. 
Guardo le librerie, ex scaffali dell'ufficio del viceré dell'India, così amate da Dario, come se non fossero mie. I libri, la scatola di incensi, la tangka alla parete, la coperta in cui sono avvolta. Mi sembra di essere in una camera di albergo. Piacevole, calda, ma non mi dice molto.
E' tutto così lontano. 

martedì 26 settembre 2017

Ai miei lettori storici

Cari amici e amiche... è anni che mi leggete e che mi dite di pubblicare. E ci siamo. il mio primo e-book di storie è disponibile su Amazon, presto lo sarà anche su Kobo e poi cercherò ANCHE di pubblicarlo in cartaceo, ma sono una e imbranata e mi ci vorrà un po'di tempo per il cartaceo.
Adesso tocca a voi :) Ho fato la mia parte voi fate la vostra.
Come? Come minimo condividete il link al libro Storie di Cento Anni, Niki Sauro. Se poi siete in vena comperatelo, mettete feed-back, parlatene, consigliatelo agli amici, regalatelo per Natale (costa pure poco).
Se lo comperate, per favore, scrivete una recensione...positiva.....
Se avete idee di marketing scrivetemele.
Tutto quello che vi può venire in mente per diffonderlo è bene accetto. Se la compagnia dei miei post vi è piaciuta per tanti anni, beh, forse potete condividerla col mondo no?
Con affetto
Niki

Le strade nuove... neanche poi tanto

Mi è sempre piaciuto scrivere. Da quando ero ragazzina.
Ad un certo punto, con degli amici, avevamo impostato una rivista inter-arte (poi lo sponsor che doveva aiutarci a partire all'ultimo momento si è ritirato e non se ne è fatto più nulla) e io ero la responsabile della parte "visuale", ma avevo preparato anche degli articoli. Scritti come scrivo adesso; forse lo stile era un attimo meno liscio, tendo a scrivere come parlo e il mio modo di parlare non è cambiato molto... e un poeta famoso si era complimentato per la mia prosa. Trovava che fosse particolare, molto personale, viva e, in qualche modo, nuova. Bontà sua.
...credo che allora, la mia prosa, che non era per niente compiacente con la cricca dei critici d'arte, abbia contribuito alla mancata partenza del lavoro: troppo dalla parte di chi crea e non di chi discquisisce.
Sono sempre stata una che non tollerava i giochi di potere e le ipocrisie. Per questo le ho sempre prese (nel senso prorpio di botte fisiche), da giovane, sia da destra che da sinistra. Gli anticonformisti veri, non di facciata, quelli che credono veramente nella libertà come bene fondamentale dell'uomo, che credono nella dignità delle persone, non piacciono a nessuno in politica.
Tornando alla scrittura... è stata la mia amica tutta la vita.
In Nepal mi ha impedito di impazzire quando, ad un certo punto, ho iniziato a scrivere il blog Pasta e Nepal, che diversi di voi ricorderanno. E' stato un blog importante, che ha segnato la nascita di amicizie vere, belle, che continuano anche oggi.
E poi ho scoperto che c'è stata addirittura gente che l'ha stampato e rilegato.... e che se lo andava a leggere come se fosse un romanzo.
Però niente, non ci ho badato.
Alcuni di voi da anni ( e devo dire che Ade è la più pervicace) chiedono il libro di Pasta e Nepal, o anche solo le storie della mia stravagante famiglia....
Ogni tanto prendevo in mano il pc e provavo a scriverle, a leggerle. Ma davanti mi vedevo sempre il viso di Dario, con quei suoi bellissimi occhi tra il verde e il marrone che trovava sempre che si, erano belli i racconti, ma... avrei dovuto limare, fare, scriverne di più.... insomma. Niente. Mi bloccavo.
Poi mi sono messa a preparare l'e-book nuovo di DETOX pensando di pubblicarlo su Amazon (aiutata e incoraggiata dall'amico Paolo) e, una sera, mi sono detta.... e perché non aggiungere qualche storia dei miei a quelle già scritte e non pubblicare anche un libretto di racconti? Male che vada non lo comprerà nessuno però io avrò completato una cosa che sta lì, mezza fatta e mezza no da anni. Sto cambiando? E cambiamo anche con questo. Usciamo dalla tana e pubblichiamo sti racconti. Fosse solo per metterci una pietra sopra... In fondo mamma e nonna sarebbero contente.
E così ho fatto. Tra qualche giorno ci sarà su Amazon un ebucchino scritto da me.... Poi conto su di voi per fare marketing. Lo avete tenuto a battesimo, aiutatelo ad entrare nel mondo!
Se venderà almeno un poco mi incoraggerà ad andare avanti. E, chissà, forse potrei scrivere anche tutte le storie segrete che in Pasta e Nepal non ho mai scritto. E anche le storie del Tibet e di una bambina che si chiamava Emma.
La barchetta a remi è partita. Vedremo se affonderà subito o se, magari stentando un poco, prenderà il largo. Senza paura e senza speranza.

Il mio libro su Amazon, ragazzi e ragazze, spero che mi darete una mano a farlo conoscere.
Racconti di Cento Anni

mercoledì 20 settembre 2017

La libertà e il suo fantasma

A volte, quando sono stanca, mi chiedo cosa pensavano i cittadini romani alla caduta dell'impero. Certo, non avevano internet, ma noi, che abbiamo internet, che se volessimo potremmo essere molto più informati dei nostri antenati, anche noi stiamo assitendo ad un tramonto, quello della civiltà occidentale così come l'abbiamo conosciuta. Senza poterci fare nulla. Come loro.
E come sempre in tempi che fanno paura, tanta gente vorrebbe ritrovare la sicurezza perduta e la cerca chiedendo più leggi, più stato, chi addirittura spera in un golpe militare che ripristini almeno una parvenza di legalità in questo paese. "Meglio che niente" dicono. Chi sbandiera, vendendoli come la salvezza, fantasmi di ideologie che ci hanno portato al tracollo. Chi sogna l'uomo forte che risolva la situazione. Chi spera in una rivoluzione che forse non arriverà mai e che, se arrivasse, porterebbe di sicuro distruzione...ma la salvezza? Dubito.
Dalla mia finestra lontana guardo il mio mondo che crolla e cerco la libertà.
Non il fantasma mostruoso che le ideologie hanno contrabbandato come libertà. La libertà vera. Quella che solo io mi posso dare e nessuno mi può togliere.
Lo so che può sembrare un'accettazione di sconfitta. Ma, anche leggendo libri di storia, mi sembra che ogni volta che ci si è illusi di galoppare verso la libertà siamo stati, noi o i nostri antenati, gabbati da qualche potere più o meno occulto.
Così, nella mia ricerca, penso che solo dentro la mia mente posso essere libera. Solo lì posso avere il controllo e non essere imbrogliata da futili promesse, da doppi, tripli, quadrupli giochi di potere.
Non che sia facile, perché la mia mente è bastarda e cerca sempre di riportarmi a giochetti stantii di soddisfazioni senza valore. Di sofferenze sicure.
Però ci provo.
Come nel ritiro, giorno dopo giorno, riprendo le fila della mente e la riporto indietro. Le impongo la disciplina di onestà e impegno che la porterà ad essere libera. Testardamente. Cado e mi rialzo. Non cedo.
Non voglio un fantasma maligno, pieno di ragnatele di pensieri che portano solo sofferenza, travestito da libertà.
Voglio la libertà. Quella vera.

p.s. Ogni tanto vi chiedo se volete che continui coi post. Non so, ma a me sembra che le riflessioni di una signora di una certa età, che vive persa nelle montagne, non siano così interessanti. Però poi mi arrivano email, messaggi telefonate che mi chiedono di andare avanti. Così, per dire che a volte mi chiedo perché mi volete bene. Che, comunque, ve ne voglio un sacco anch'io. :)