martedì 16 agosto 2016

Pausa forzata

Per chi non mi segue su fb...non è che ho smesso di scrivere. E' che la risorsa del piano di sopra mi ha reso la vita impossibile tra rumori assordanti, hakeramento del mio computer (temo che sia andato) e, alla fine, distruzione della mia connessione internet. Ci mancava solo che usasse il mio IP per fini terroristici e poi finissi in galera io...
Quindi, con l'aiuto di un'amica che mi ha prestato i soldi per i nuovi allacciamenti delle utenze, dei soliti Anna e Gigi che mi procureranno un fornello e di un'altra amica che ha trovato la casa da affittare, sono di nuovo on the road.
E senza connessione visto che la risorsa me l'ha fatta fuori.
Speriamo che mi diano la corrente elettrica presto che appena ce l'ho scappo nella casa nuova. Dove invece che risorse, sul tetto corrono i ghiri e dietro, invece che altre risorse, c'è il bosco.

...ancora manca il lavello ma confido che da qualche parte salterà fuori. Buon agosto a tutti.

martedì 26 luglio 2016

Viaggiare nella Mente

Da quando sono bloccata qui, in Italia, ho il tempo per viaggiare nella mia mente. A volte la guardo, guardo come si comporta, cerco di capirla, cerco di domarla.
Ieri pensavo che è difficile in questo mondo così pesante non ferire nessuno. Anche solo piantando una verdura nell'orto uccido degli insetti. A volte per difendermi mi succede di urtare qualcuno, perché non posso farmi calpestare fino allo sfinimento. Non ha senso farmi distruggere. Non è una cosa buona.
Però sarei felice se riuscissi a non fare mai più, nemmeno in piccole cose, dal male agli altri esseri, almeno in modo volontario. Succede, a volte, che qualcuno mi irriti in modo così forte e continuo, che la rabbia mi porterebbe a dire qualcosa di antipatico. O che le formiche invadano la cucina e che per liberarmente ne ammazzi qualcuna. Ho fatto due azioni di questo tipo la settimana scorsa.
Dopo sono stata male per dei giorni.
Perché, sbollito la rabbia, non è possibile richiamare indietro le parole o far rivivere le formiche. Il danno è stato fatto. E non ci sono giustificazioni nel pensare che la mia è stata una reazione ad un comportamento di qualcuno o che ero stanca e dovevo pur farmi da mangiare.
Non c'è giustificazione.
Il male che faccio, per piccolo che sia, colpisce prima me e poi gli altri. E ogni volta che mi ricordo della parola cattiva, del moto di stizza, del mio egoismo, della mia cecità ai bisogni degli altri sto male. Vorrei poter tornare indietro e cancellarlo.
Ma non è possibile.
Vorrei perdonarmi e dimenticare.
Ma non ci riesco. Posso perdonare e dimenticare il male che è stato fatto a me. Non il male che ho fatto io. Quello rimane.
Per fortuna ci sono dei sistemi per, piano piano, imparare a ripulirsi di queste tracce del male. E sono grata di questo. Perché pulirsi dal male passato è rasserenante e aiuta a frenarsi dal collezionare altra immondizia mentale in futuro. E' bello sentire la mente che, poco per volta, si alleggerisce, anche solo di poco.
Non ci sono vacanze o divertimenti che valgano come questi microscopici passaggi della mente.
E di questo devo ringraziare Dario ed il suo paziente, costante, insegnamento quotidiano di una vita.

Mi chiedo che inferno abbiano nella mente quelli che uccidono altri esseri umani. O quelli che con arroganza hanno reso miserabili le nostre vite. E conoscendo almeno in parte la natura del male, mi rendo conto che sono irridimibili. Perché per non vedere la natura corrotta della loro mente volgeranno sempre di più le spalle alla bellezza e sprofonderanno sempre di più.
Ci vuole un grande coraggio, o una grande fortuna per cominciare a "vedersi" dentro, condizione necessaria per poter cominciare l'opera di bonifica.

Non sono coraggiosa, io faccio parte dei fortunati che hanno avuto molto aiuto per iniziare ad aprire gli occhi.

p.s. Scrivo perché ogni tanto me lo chiedete, quando vi annoio ditemelo! Perché, almeno per ora, non avrò mai niente di eccitante da raccontarvi, come quando vivevo in paesi differenti. Giusto i miei pensieri, che non so quanto possano essere divertenti per voi!!!!!

p.p.s. Ha ragione Andrea. CI si può sempre redimere, Milarepa è un esempio lampante. Ma per farlo ci vuole un enorme coraggio e una grande mente. Cose, purtroppo, rare....

mercoledì 20 luglio 2016

Mi dico che

Mi dico che ci deve essere un motivo se mi trovo in questa casa, con questi vicini.
Però non è imparare la pazienza. Forse la forza. Forse il coraggio.
Perché per portare avanti il lavoro di Dario non basta capire la cucina. Non basta lavorare a gomito a gomito con Dawa, facendo da ponte per la medicina tibetana. Non basta avere un team di persone valide. Non basta praticare.
Bisogna anche essere tosti. Andare avanti come un trattore non facendosi fermare da niente e da nessuno. Prendendo decisioni, muovendo pedine, creando situazioni.
Forse è questo il senso della mia solitudine aggredita da persone così pesanti.
Per tutta la vita ho avuto qualcuno vicino. Adesso devo fare da sola.
Se ho paura devo farmi coraggio, se sono stanca devo capire io che ho bisogno di riposo, perché nessuno mi dirà, Niki, fermati. Se i vicini mi fanno sentire accerchiata con le loro pretese e la loro aggressività strisciante, sono io che mi devo difendere. Perché nella stanza, con me, non c'è nessuno.
Perché non basta cercare di non fare mai il male per proseguire sul sentiero, ci vuole anche coraggio personale.
E va bene, cercherò di approfittare della lezione e di imparare anche questo.
Non so se ne sarò capace...ma temo di non avere scelta!

lunedì 11 luglio 2016

L'Importanza di Essere Consapevoli

Ne Buddhismo tibetano c'è un'iniziazione molto particolare che si chiama: "Cenresi che apre gli occhi".
Cenresi è il Buddha della compassione. Apre gli occhi perché senza cosapevolezza non possono esistere il bene, l'amore, la compassione.
Questo vuole semplicemente dire che dobbiamo cercare di vedere la realtà di quello (e di coloro) che ci circondano, in modo chiaro. Senza nasconderci dietro a muri di preconcetti, desideri di essere accettati, conformismi, di comode cecità.
Dobbiamo guardare con occhi bene aperti, dobbiamo capire. E poi, con la consapevolezza di quello che abbiamo davanti, dobbiamo cercare di provare compassione.
Il buonismo non è compassione perché tinge tutto di rosa e quando, per un qualche disguido, il rosa scompare, il buonista si sente tradito e si arrabbia tremendamente, spesso prendendo posizioni diametralmente opposte a quelle che aveva prima.
Chi cerca di sviluppare la consapevolezza unita alla compassione deve avere il coraggio di guardare le situazioni e le persone nella loro realtà, per brutta o bella che possa essere. Deve "vederle" veramente. E poi, senza occhiali rosa, deve provare compassione per tutti.
Ma una compassione asciutta. Che permette anche l'azione. Perché chi vede il male e, potendo contrastarlo, non lo fa, diventa complice.
E fa un doppio danno (triplo se consideriamo chi il male lo subisce) perché non solo accumula il karma negativo di non aver fermato il male, ma permette che anche chi sta facendo il male continui ad accumulare karma pessimo.
Non è lasciando il male imperversare che siamo compassionevoli.
E non finisce qui, perché chi cerca di sviluppare saggezza e compassione unite, mentre agisce, mentre vive, mentre vede il mondo com'è, deve sforzarsi di anche tenere nel cuore la compassione per tutti, o almo provarci, per vittime e carnefici.
Perché nell'ottica del ciclo delle rinascite, chi è canefice oggi sarà vittima domani, e chi è vittima oggi, è stato carnefice ieri.

E' un esercizio molto impegnativo realizzare la compassione unita alla consapevolezza. Ma io credo che valga la pena di provarci.
Oggi più che mai.

sabato 2 luglio 2016

La paura dell'ignoto

Una delle cose terribili di questo mondo è che non ci sono certezze, che non sappiamo cosa ci aspetta dietro l'angolo.
Oggi una persona è felice, ha una bella famiglia, una buona situazione economica, vive in un paese ragionevolmente piacevole e sicuro... domani...chi lo sa?
Noi europei siamo stati un'isola felice per diversi decenni, ma cosa ci aspetta? Il futuro è oscuro.
Appartengo ad una generazione che vedrà cadere il mondo in cui è cresciuta, in cui è diventata adulta e poi anziana. Non mi ci trovavo bene, non mi piaceva. Ero una pecora nera. Non mi ha mai accettata. Ma questo mondo che uscirà dal caos...sarà migliore o peggiore? E lo vedrò? O il caos dominerà la scena per tutti gli anni che mi restano da vivere?
Il mio mondo personale è crollato due anni fa. Crollo nel crollo.
Mi guardo intorno e non vedo niente che riconosca come mio.
Solo la sofferenza e la paura erano diventate le mie compagne costanti.
Ma sono compagne di cui ho deciso di fare a meno.
Il mondo crolla? Sono sola e sto invecchiando? La mia posizione è, per essere ottimisti, debole? Ok, me ne rendo conto. Faccio quello che posso. Pratico, lavoro, studio, mi faccio l'orto nei sacchi e lotto per trasformare la paura in calma e il dolore in serenità. Se posso dare una mano a qualcuno lo faccio volentieri.
Avrò ricadute? Di sicuro.
Ma l'importante è non darsi per vinta. Andare avanti. Ho tutto il tempo che voglio per combattere paura e dolore. E intendo usarlo!

lunedì 27 giugno 2016

Dei Capelli Grigi

Quando sono arrivata a Pedreguer ero troppo stanca e troppo felice per notare molte cose. Però, nei giorni successivi, ho notato una cosa per me bella!
C'erano tante signore coi capelli grigi. 
Alcune di loro veramente molto eleganti. C'era, tra le altre, una signora cinese di Hong Kong bellissima, con un viso fine, aristocratico. Vestiti semplicissimi di taglio perfetto, in lino o seta grezza. Di un'eleganza veramente squisita. Ed i capelli grigi portati raccolti in una crocchia. Un'altra era inglese, sempre elegantissima, lei i capelli grigi li portava a coda di cavallo corta.

Mi sono sentita felice.

Non solo stavo ascoltando insegnamenti stupendi da un santo vero, non solo ero riuscita a superare le mie paure, non solo tanta gente (anche giovane) parlava con me di argomenti interessanti e importanti... ma, zuccherino sulla torta, intorno a me un bel po'di signore avanti negli anni non avevano paura di mostrarlo. 
Che meraviglia! Libera anche dal dovere di sembrare giovane anche se non lo sono più da un pezzo. Anche questa è felicità

sabato 25 giugno 2016

Il Dharma, la Vita e Tuttoquanto

Sembra passata una vita dalla sera in cui sono andata a letto terrorizzata perché il giorno dopo partivo per la Spagna in macchina, da sola, avendo deciso (per motivi economici) di dormire in macchina, con lo sciopero della benzina in Francia in corso e per andare ad un insegnamento di Dharma per la prima volta senza Dario. Da sola in mezzo ad un sacco di sconosciuti. In più stavo ancora male e barcollavo per i giramenti di testa.

Si lo so che è infantile. Ma io mi sentivo così.

Così ho deciso (tanto ero sola) di non mettere la sveglia e di partire con calma. Senza farmi fretta.
Mi sono svegliata alle 7, ho fatto colazione tranquilla, caricato la macchina.... e sono partita cantando mantra di purificazione.
Dopo 5 minuti la paura era passata. Oramai ero in ballo.
Ho attraversato la Francia, passato l'Empordà piangendo come una fontana (ci ho vissuto l'ultimo anno felice con Dario) e sono arrivata a Barcellona. Che ha il raccordo anulare sempre trafficatissimo. Così ho deciso di proseguire e di superare anche Valencia.
Volevo trovarmi, la mattina sucessiva, con le zone trafficate alle spalle.
Dopo Valencia mi sono messa a cercare un buon posto per dormire. I primi tre erano troppo bui e solitari. La quarta stazione di servizio era illuminata bene e c'erano altre tre macchine con gli occupanti che dormivano.
Mi sono sistemata con il mio cuscino e la mia copertina e mi sono messa a dormire. Per me era importante farlo, non solo per risparmiare, ma era anche un modo per dirmi che, se voglio fare una cosa, non mi lascio fermare da quisquilie. Che posso ancora farcela.
Mi sono svegliata piuttosto riposata alle 8:30 del mattino. Ero contentissima. Mi sono fatta una doccia, colazione, sadhane.... sgranchite le gambe e sono ripartita.
Sono arrivata a Pedreguer ad ora di pranzo.

C'era una grande confusione e io mi sentivo felice di esserci. Aspettando ho fatto amicizia con un ragazzo tedesco molto gentile e con un anglo-coreano appena trentenne che insegna sanscrito all'università. Era bellissimo.
Il centro è su una collina ripidissima che ha di fronte una piana e poi il mare. C'era tantissima gente da tutto il mondo. Cina, Taiwan, Perù, Bolivia, Canada, Australia, Sud Africa, Brasile, USA, Malesia (cinesi malesi), Russia, ovviamente da tutti i paesi europei, nessuno escluso e così via. La più anziana era una signora di 90 anni che veniva dalla Patagonia.
Si parlava un misto di inglese e spagnolo e la gente era veramente gentile. Sia lo staff del centro (che ha fatto un lavoro pazzesco), sia gli ospiti.
Considerate che eravamo circa 500 in un centro che ha si un tempio grande, ma pochissimo posto per l'accolglienza. Ci avevano sparpagliati in giro per un raggio di 5 km.
Per fortuna io avevo la macchina, altrimenti non sarei riuscita a seguire gli insegnamenti. La strada era troppo ripida. L'unica volta che ho cercato di farla a piedi sono mezza svenuta.

E poi, soprattutto, c'era Sua Santità il Sakya Trinzin.

Ha dato insegnamenti stupendi, profondi, importanti. L'energia che girava era gentile, ma molto potente.

I primi giorni ho pianto. Era come se, dentro di me, ci fosse una fonte infinita di dolore atroce. Un dolore pulsante, violento, insopportabile. La febbre (con l'aiuto del cibo che era esattamente quello che Dawa mi aveva pregato di evitare, ovvero: molto unto, fritto, vegetariano e con pochissime proteine) mi ha aggredita il terzo giorno ed è arrivata a 40 velocemente. Ma io andavo ugualmente agli insegnamenti.
Sentivo, nella confusione della febbre, che mi stavano facendo del bene, che era l'occasione della mia vita. Che non potevo perdere una sola parola.
Poi un'amica mi ha curata e ho cominciato la risalita.
E di botto ero serena. Mi mancava Dario, ma in maniera diversa. Gli insegnamenti mi hanno aperto una porta (e Dario lo sapeva che lo avrebbero fatto, aveva tanto insistito che ci andassi), hanno dato un senso a quello che mi è successo e mi hanno indicato una strada.
Lo so che ero buddhista anche prima. Ma ricevere insegnamenti da un essere santo può fare una grossa differenza. Se si acccetta l'aiuto, si può trovare una via di uscita anche dai dolori più atroci, in modo da rendere anche loro un motivo ulteriore di percorrere il sentiero.
E le persone che ho incontrato, anche loro mi hanno aiutata.
Con alcune sono nate amicizie importanti, che affondano le radici nel Dharma. Perché ho bisogno di sentirmi vicine persone che percorrono il mio stesso sentiero, adesso che il mio amore è passato ad un diverso livello di esistenza.
Quando c'era lui avevo tutto a portata di mano.
Adesso devo riguadagnarmelo.

Per cui, facendo un bilancio di questo soggiorno, mi rendo conto che sono tornata a casa con la mente più serena, con alcuni amici preziosi, decisa a praticare più intensamente e a studiare con impegno.
Non male, anche se, purtroppo, per motivi di salute ho dovuto interrompere il soggiorno prima.

Non mi illudo che il dolore sia scomparso. Era troppo atroce e profondo. Ma adesso ho i mezzi e, soprattutto, la volontà di combatterlo. Perché il dolore non è Dario. Dario è il mio amore e l'amore porta gioia.
Il dolore invece è mio nemico e come tale va combattuto.

Come recita una delle Meditazioni Illimitate: possano tutti gli esseri senzienti avere la felicità e le sue cause.