sabato 27 maggio 2017

Non è un brutto sentire...

Risolta una seccatura complessa, che si trascinava da tempo, ieri sera mi è crollata addosso tutta la stanchezza, non solo di questi ultimi 15 giorni di stress, ma di questi ultimi anni.
Oggi mi sento come se fossi senza ossa, non seduta, ma afflosciata sulla sedia, una specie di ameba che non riesce neanche a pensare. Non è un brutto sentire... perché non ho impegni. Anche solo uscire a fare la spesa è stata un'impresa. Quindi mi sento giustificata nella mia inattività, so che non riuscirei a fare niente nemmeno impegnandomi.
Penso che vorrei un caffè e dopo un secondo mi chiedo: ma cosa volevo fare? Me lo sono già dimenticato.
La giornata si presenta vuota davanti a me. Vuota di impegni, vuota anche di pensieri.
Scrivo questo post, pensando che forse può servire a qualcuno, però lo scrivo lentamente, le frasi si formulano a stento.
Guardo il cesto della biancheria sporca e penso di portarla giù e di fare una lavatrice. Dopo 10 minuti non ho ancora trovato la forza di alzarmi.
Non avevo ricordi di essere stata così definitivamente spossata e incapace di reagire, di pensare, di "sentire", perché anche le sensazioni mi arrivano ovattate.
Non è la stanchezza che provi dopo una botta micidiale, ma quella che arriva dopo una serie pressoché infinita di massacri, nel momento in cui puoi finalmente dire: adesso mi fermo. Adesso basta.
Questo ritiro arriva al punto giusto. Perché quando l'ottundimento comincerà a stemperarsi nel riposo, allora la mente riprenderà a chiedersi i perché, a cercare le soluzioni, a volere un po'di felicità. La mente non sa fermarsi dal desiderare sempre qualcosa. E allora la disciplina ferrea del ritiro le impedirà di prendere direzioni pericolose.
Spero.

giovedì 25 maggio 2017

Orizzonti temporali

Mi sveglio la mattina e so che sarà una giornata piena di grane, che si accavallano l'una sull'altra, come se ci fosse una congiura per allontanare la data dell'inizio del ritiro.
Le mie giornate, negli ultimi tempi, si dipanano in contrattempi, seccature e imprevisti. Mentre mi trascino in giro per risolverli, penso a quando chiuderò la porta al mondo, sia pure temporaneamente, come un disperato che anela all'acqua sotto il sole del deserto. O meglio, trattandosi di me, come un poveretto che cerca rifugio da una tormenta al polo nord.
I problemi, da piccoli, a medi a grossi, che mi ossessionano negli ultimi tempi, sono diventati tali e tanti che mi hanno fatta sentire soffocata dal senso di impotenza, perseguitata dall'urgenza di mettere la parola fine a questo sgradevole e apparentemente infinito preludio.
Così oggi mi sono imposta di accorciare l'orizzonte temporale. Non penso più al miraggio dell'inizio del ritiro, ma al momento in cui andrò a letto stasera.
Guardo il cielo plumbeo e fraziono il mio tempo in ore, mezz'ore, minuti. In incombenze, impegni, momenti di riposo... fino a stasera. Quando la mia mano si allungherà per spegnere la luce, sfiorando gli oggetti che affollano il tavolino di legno di rosa che tengo accanto al letto.
Il buio amico, interrotto solo dalla lama di luce che entra dalla porta di ingresso, mi avvolgerà, mentre i rumori della corte, i bambini che giocano, i genitori che urlano, Poldo che abbaia e qualche macchina che arriva o che parte, diventeranno solo il brusio di sottofondo della mia ultima meditazione serale.
Allora chiuderò gli occhi e mi lascerò cadere nel sonno.

domenica 21 maggio 2017

Un regalo

Leggevo assorta e il campanello mi ha fatta sobbalzare. Era il mio pre-adolescente preferito che voleva condividere una sua gioia. Così bello, così felice, così grande, che questo mese è cresciuto davvero tanto. Veniva a condividere una sua gioia con me.
E' da due ore che sorrido pensandoci.
A questo regalo inaspettato.
E, sorridendo, mi sono resa conto che l'inferno attraverso cui sono passata è finito. Perché l'ho accettato fino in fondo. Non l'ho edulcorato. L'ho guardato in faccia e ho vissuto quello che mi si presentava, sia pure nell'orrore e nella disperazione, senza scappare. A piede fermo.
Così oggi, da due ore, a sprazzi, mi torna in mente la creatura e sorrido.
Poi penso alla casa di Chundevi Marg e, rivedendo le cime dell'Himalaya in lontananza, nitide anche nel ricordo, posso sorridere e pensare che si, ho avuto una vita difficile, ma intensa. Che mi ha lasciato tanti ricordi e un cuore leggero.
Buona domenica, con affetto
Niki

martedì 16 maggio 2017

L'alba sul terrazzo

Mi alzavo presto la mattina. Quando i rumori delle donne che lavavano i panni iniziavano appena a sentirsi, e salivo in terrazzo.
Dal tetto, sul quale sventolava uno stendardo della vittoria, si vedeva l'Himalaya. Il sole era appena spuntato e c'era, intorno, quell'aria della vecchia Kathmandu, una perfezione fragile, leggera, che il giorno che avanzava a grandi passi insieme all'intensificarsi dei rumori, avrebbe presto spazzato via.
Con la mia tazza di tè bollente in mano assaporavo la bellezza di quella pace, sognando vagamente i picchi che si stagliavano lontano, coperti di neve.
Parte dell'incanto era la sua precarietà. Sorseggiavo il tè godendo di quella perfezione così effimera, cercavo di assorbirla in me, per quando la vita sarebbe diventata insopportabile, per poterla estrarre dai meandri della memoria, per serbare un raggio di gioia per il mio futuro lontano, che presagivo oscuro.
Poi le gattine scoprivano che ero sul tetto ed iniziavano ad ululare sulle scale. Kogendra accendeva la pompa dell'acqua, per caricare la cisterna. Il venditore di latte passava gridando per la strada e le donne salivano sui tetti delle case per stendere i lunghi festoni dei sari ad asciugare. Un odore forte di peperoncino e di aglio arrivava dalla casa del generale, facendomi starnutire.
Il cancello cieco si apriva e Karana e Tashi entravano, ridendo per qualche loro scherzo.
Il giorno, con i suoi impegni, mi aveva raggiunta. Era il momento di rientrare in casa e nella mia vita.
A volte, quando sono serena, mi sembra di essere ancora sul tetto della casa di Chundevi Marg, mentre guardo le vette dell'Himalaya.
E che la vita, giù sotto, da qualche parte, mi stia ancora aspettando. 

domenica 7 maggio 2017

Compagni di viaggio

Poco prima di andarsene Dario mi ha detto: avevo paura della malattia e della morte, le ho affrontate e ho vinto. Posso andare tranquillo. Adesso tocca a te affrontare la tua paura più grande: restare da sola. Anche tu dovrai vincere la tua paura.
Oggi mi sono accorta che la mia solitudine non è più così amara. E' diventata una buona compagna. So sempre dove sono con lei. Mi permette di fare molte cose, soprattutto mi ha dato il tempo e lo spazio di sanare alcune ferite, di scoprirne altre, di imparare a viverci assieme. Mi ha insegnato a bastare a me stessa. Mi ha insegnato ad affrontare il dolore, la perdita, il vuoto... Tra poche settimane mi regalerà un ritiro. E' una compagna generosa.
Quindi immagino che, avendola riconosciuta per quello che è, un'amica, alla fine del mio premio, il ritiro, dovrò abbandonarla e rientrare nel mondo.
Dovrò trovare un modo per restare con lei in mezzo agli altri.
I compagni di viaggio sono le persone, o le forze che ci fanno crescere. Quando hanno svolto la loro funzione, ci hanno resi più forti, se ne vanno. Per lasciare il posto alle sfide successive. Ai nostri nuovi compagni di viaggio.
Chi saranno o meglio, cosa saranno i miei nuovi compagni di viaggio?
Credo di saperlo, ma potrò esserne sicura solo quando il nuovo viaggio inizierà.

Buona domenica, con affetto
Niki

giovedì 4 maggio 2017

Mettere ordine

Non so se è stato l'inverno gelido o se sono arrivata ad un punto nel quale, tutta la stanchezza , il dolore, la paura, la confusione, gli errori, gli scivoloni, la solitudine e il vuoto nella mia vita in questi ultimi anni, stanno finalmente venedo a galla.
Ma pensare mi costa, uscire a fare la spesa mi costa. Pulire la casa mi costa. Accendere le stufe è una fatica immane.
Tutto è troppo.
E' più che troppo. E' senza senso.
Non vedo l'ora che la parentesi toscana sia alle spalle.
Dopo di che mi troverò nel silenzio a fare i conti con me stessa. Con il passato che non riesco a lasciare andare, con il futuro che non ha ancora forma. Con i pensieri turbinosi che sono i padroni incontrastati della mia mente anche nei momenti in cui vorrei essere in pace. Con gli incubi che ancora popolano le mie notti sul vuoto tremendo lasciato dalla mia famiglia. Con il mio desiderio di pace che non riesco a soddisfare perché devo crearla dentro, non cercarla fuori.
Sarà, quello, il momento per mettere ordine. Finalmente. Spero.


lunedì 17 aprile 2017

Le mie due menti: una storia di errori

E' uno di quei post che interesseranno solo chi sta male,  chi desidera capirsi, chi sta vivendo la crisi della sua vita... come me.
Mi costa scriverlo, perché parla di una cosa molto privata, ma molti di voi, in tutti questi anni, mi hanno detto a voce o per iscritto, che leggere delle mie crisi, delle mie lotte, dei miei riscontri, delle mie cadute, vi ha aiutati. Proprio perché io sono una come tutti, non una speciale, e proprio per questo, mi avete sempre detto, i mie racconti sono utili.
E chi sono io per negare un aiuto, anche se mi vergogno un poco nello scrivere oggi?
Quindi, abbiate pazienza con me. Se non vi interessa questo argomento, glissate e passate al prossimo post!
E, se leggete, non giudicatemi troppo severamente, faccio quello che posso. Non sono Dario....



Mentre mi avvio alla chiusura di questo micro ritiro di Taiki, domani sarà l'ultimo giorno, ho finalmente capito una cosa del caos della mia vita attuale: che ho due menti in conflitto fra loro. Non mi ero mai accorta di come fossero conflittuali perché non si manifestavano mai insieme... e viste lontane l'una dall'altra non sembravano così opposte.
Poi stamattina, mentre mi crogiolavo tra le lenzuola dopo il taiki dell'alba (è bellissimo rificcarsi a letto con i muscoli tutti rilassati dalla pratica e la consapevolezza di averla avuta vinta sulla pigrizia anche stamattina) mi si sono presentate davanti in tutta la loro incongruenza.
Penso che i fattori che hanno permesso questa scoperta siano tanti. Ho pulito il corpo con la DETOX, mi sono concessa alcuni giorni di silenzio quasi completo (la bellezza di avere il telefono staccato!) abbinato alla pratica del mio taiki esoterico nei 4 momenti cardine della giornata: alba, tramonto, mezzanotte e mezzogiorno. Senza dimenticare, ovviamente, la mia meditazione buddhista quotidiana.
Tutte queste cose insieme hanno calmato la mia mente abbastanza da permettermi di "vederla". Certo, una visione ancora molto parziale, ma è un inizio.
E quello che ho visto mi ha lasciata basita (anche se sono sicura che voi, di questo mio problema, vi eravate accorti da un pezzo).
Ho due menti opposte e, apparentemente, inconciliabili.
Una è la moglie di Dario, che lo ama, che soffre di nostalgia. che vorrebbe tanto riavere vicino il proprio compagno, che vorrebbe ridere con lui, parlare con lui, abbracciarlo, andare in vacanza, parlare, lavorare, discutere con lui, essere bella per lui. Una mente con spazio per il Dharma, ma anche per la vita mondana.
L'altra è la mente che vorrebbe mollare tutto ed andare a chiudersi in un monastero perso nel nulla a meditare, abbandonando il peso dell'attaccamento al mondo.
E non è che queste due menti siano sorte dopo che sono rimasta sola: c'erano anche prima. Quando mi si sono palesate, mentre mi crogiolavo al caldo nella mia brandina, con la luce del primo mattino che entrava dalla finestra, ho visto con chiarezza che è da tantissimo tempo che mi porto dietro questo peso.
La cosa orrenda è che il coesistere di queste due menti, che per comodità potrei chiamarle "la donna" e "l'asceta", sono la ricetta perfetta dell'insoddisfazione. Anche se andassi a rifugiarmi in un monastero, rendendo felice "l'asceta" ... porterei con me "la donna" e sarei infelice, desiderando sempre quello che non potrei avere. Queste due menti sono una trappola perfetta: qualsiasi cosa bella si presenti una delle due riuscirebbe a trasformarla in mancanza.
E adesso cosa faccio per uscirne, mi sono chiesta.
La soluzione che ho pensato è che le costringerò a lottare una contro l'altra. Quando sorgerà una mente proverò a scatenarle contro la mente opposta.
Sto sognando una delle vacanze alla SPA con Dario? Le scateno addosso la consapevolezza che la vacanza finisce, che Dario non c'è più, che tutto finisce nel Samsara, anche le gioie più grandi... che l'unico sollievo vero è la pratica.
Mi viene un desiderio spasmodico di scappare in un eremo? Penso che una volta lì mi prenderebbe il dolore dell'assenza di Dario ancora più violento, perché la meditazione non è la fuga da qualcosa, ma affrontare tutto quello che non vogliamo vedere... e, adesso, un mio ritiro totale, sarebbe solo una fuga.
Non sarà facile e neanche divertente. Anzi, sarà l'opposto. Sarà duro, ci vorrà  tantissimo tempo e tantissima determinazione e sono sicura che "la donna" e "l'asceta" cercheranno di lottare con tutte le loro forze per non essere trasformate. Sono sicura che le ricadute saranno molte, frequenti e demoralizzanti. Tra l'altro non ho nemmeno la più vaga idea in che cosa questi due opposti si potrebbero trasformare, nel momento in cui riuscissi a fonderli armoniosamente. Per ora non mi pongo il problema, mi basta sapere che ho individuato il mio nemico. E che ho le armi per combatterlo.

Con affetto
Niki